Spazio, sicurezza e difesa nell’Unione Europea

Come organizzare un comune sistema di difesa nel territorio dell'Ue, senza violare le legislazioni e le differenti sensibilità nazionali? Se n'è discusso a Napoli

Lo spazio, la difesa e la sicurezza stanno diventando questioni sempre più interrelate nell’Unione Europea (UE) e nei suoi Stati membri. Infatti, in un mondo sempre più dominato da giganti quali Cina, Stati Uniti, Russia o India, l’UE riconosce la necessità di unire le forze per far fronte alle sfide future e consolidare la propria autonomia nel settore dello spazio e nelle tecnologie strategiche per la difesa e la sicurezza. Il 6 dicembre, a Napoli, si sono svolti gli Stati generali dello spazio, sicurezza e difesa dell’UE, un evento promosso dal Parlamento europeo per discutere dell’attuazione di queste importanti iniziative, anche in vista del negoziato sul nuovo bilancio, organizzato in collaborazione con la Commissione europea, l’Agenzia spaziale europea e l’Agenzia spaziale italiana.

Non a caso questi settori sono considerati dal Parlamento europeo portatori di valore aggiunto per un’azione a livello UE nell’interesse di cittadini e imprese. Vanno in questa direzione le proposte di stanziamenti sul bilancio 2021-2027, per sostenere le politiche e finanziare gli investimenti nel settore. Ciononostante, la presidenza finlandese dell’UE, ha proposto un taglio del 10% dei fondi del programma spaziale e del 50% del programma dedicato alla difesa, tagli che il Parlamento europeo non intende accettare. Gli obiettivi di sviluppo della politica di sicurezza e difesa comune dell’UE sono quelli di aumentare la sua efficacia e il suo impatto, potenziare lo sviluppo delle capacità di difesa e rafforzare l’industria europea del settore.

Per l’ammiraglio James Foggo, comandante interforze della NATO a Napoli e delle forze navali degli Stati Uniti in Europa e Africa, «la presenza dell’UE nello spazio è cruciale in tanti settori fondamentali: tra questi le comunicazioni e i collegamenti satellitari»: dal cellulare alla TV satellitare fino all’accesso a Internet in aree remote e persino al bancomat. Secondo dati forniti da Europsace (2016), l’industria manifatturiera spaziale europea ha registrato vendite per 8,2 miliardi di euro e ha dato lavoro a più di 41 mila operatori specializzati, mentre sono più di 231 mila le persone che nell’UE lavorano nel settore dello spazio, con migliaia di piccole e medie imprese attive.

Negli ultimi anni, l’UE ha completato la messa in orbita dei sistemi satellitari EGNOS, Copernico e Galileo, prime infrastrutture fisiche europee che nessuno Stato membro da solo sarebbe stato in grado di realizzare. Questi sistemi satellitari servono per monitorare il meteo, i ghiacciai che si sciolgono o gli incendi che divampano, per fornire alle squadre di soccorso strumenti utili a salvare persone in pericolo, individuare navi alla deriva, regolare il traffico dei tir e aiutare agricoltori e pescatori, o aiutare a fornire soluzioni tecnologiche per i disabili, con mappe per i non vedenti e la pianificazione dei percorsi per persone con disabilità motorie.

Basti pensare che il solo Galileo ha più di 1,1 miliardi di clienti; ciascuno di noi può andare sul sito usegalileo.eu e controllare se il proprio smartphone o tablet è compatibile con Galileo. Le ricadute in termini industriali, d’innovazione, competitività, occupazione, nuovi servizi a cittadini e imprese, sicurezza, difesa, controllo delle frontiere, tutela dell’ambiente, protezione civile, sono state straordinarie, perciò l’UE deve continuare a investire in questo settore.

Il Parlamento europeo ha da poco approvato il nuovo programma spaziale, proponendo una dotazione di 16 miliardi di euro nel prossimo bilancio 2021/2027. Oltre ai 29 satelliti già in orbita ne sono previsti altri 30 nei prossimi 10-15 anni. L’industria spaziale dell’UE è oggi la seconda più grande nel mondo, con un terzo di tutti i satelliti realizzati dall’UE a livello mondiale. L’Italia, grazie al concreto impegno del nostro Governo, ha dato un significativo contributo, partecipando con oltre due miliardi di euro, pari quasi al 16% dell’intero budget, mentre finanzia l’Agenzia Spaziale Europea con circa 500 milioni di euro. Le politiche per lo Spazio potranno anche beneficiare dei fondi per l’innovazione e la ricerca previsti nel programma Orizzonte Europa, dove il Parlamento europeo vuole stanziare 120 miliardi di euro per il 2021/2027.

Come sottolineato da Paola De Micheli, ministro per le Infrastrutture e i trasporti, «lo spazio è fondamentale non solo per le telecomunicazioni, ma anche per il controllo e il monitoraggio del territorio. Questa concretezza rende lo spazio un’importante infrastruttura sociale». Infatti, oramai molte attività della nostra vita quotidiana non sarebbero possibili senza la tecnologia spaziale, che è importante per le comunicazioni, l’agricoltura, il monitoraggio dei disastri e tanto altro.

david-sassoli-foto-ansaDavid Sassoli, presidente del Parlamento europeo, ricorda che «i cittadini ci dicono nell’Eurobarometro che apprezzano l’Europa perché garantisce la pace e la sicurezza.  Sono consapevoli del fatto che garantisca una maggiore influenza nello scenario globale». Per il Parlamento europeo i progetti finanziabili dal Fondo europeo per la difesa devono avere dimensione etica, raccomandando il rispetto di leggi nazionali, europee e internazionali, inclusa la Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Lorenzo Fioramonti, ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, si augura che «la ricerca spaziale non svolga più un ruolo simbolico della forza militare delle superpotenze, ma sia una ricerca funzionale all’innovazione, al progresso della conoscenza e al benessere complessivo, inclusivo e sostenibile, della comunità umana». Inoltre, sottolinea che «gli eccellenti prodotti italiani in ambito spaziale sono frutto di università e ricerca» e, dunque, «non dobbiamo separare la ricerca spaziale dal resto del sistema di ricerca e innovazione del nostro paese». Gli fa eco Anna Bonfrisco, membro del Parlamento europeo e, in particolare, della Commissione Affari esteri e della delegazione per i rapporti con la NATO, è «importante sviluppare tecnologie militari che abbiano anche uso civile» e, quindi, «su sicurezza e difesa priorità rilanciare gli investimenti», poiché «lo spazio è la dimensione a cui naturalmente tendere come UE».

Per Lorenzo Guerini, Ministro della Difesa, «un pezzo della nostra sovranità nazionale passa dalla capacità di essere protagonisti dei più importanti programmi internazionali. Per questo servono forze armate moderne, in grado di operare in tutti i domini, allargando il campo d’azione anche allo spazio». Il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare dell’UE, la necessità di una difesa comune europea è innegabile e, dunque, bisogna trasformare «un’unità di scopo in unità di azione», laddove «una risposta coordinata è indispensabile: nessuno stato europeo è in grado di rispondere da solo a minacce esterne». Infatti, «nuovi tipi di minacce asimmetriche, ibride, trasversali per definizione e rese particolarmente insidiose dalla loro natura mutevole si aggiungono a quelle tradizionali. Una risposta comune non è solo urgente ma anche irrinunciabile». Per questo motivo, «dovremmo comunicare il senso di urgenza nel doverci dotare di uno strumento militare europeo idoneo a rispondere alle moderne minacce in complementarietà con gli altri strumenti dell’UE».

This illustration made available by NASA on March 29, 2018 shows the twin Mars Cube One (MarCO) spacecraft flying over Mars with Earth and the sun in the distance. The MarCOs will be the first CubeSats - a kind of modular, mini-satellite - flown into deep space. They're designed to fly along behind NASA's InSight lander on its cruise to Mars. (NASA/JPL-Caltech via AP)
This illustration made available by NASA on March 29, 2018 shows the twin Mars Cube One (MarCO) spacecraft flying over Mars with Earth and the sun in the distance. The MarCOs will be the first CubeSats – a kind of modular, mini-satellite – flown into deep space. They’re designed to fly along behind NASA’s InSight lander on its cruise to Mars. (NASA/JPL-Caltech via AP)

Anche i settori della sicurezza, cyber sicurezza e difesa possono trarre grandi benefici da maggiori sinergie con le politiche dello spazio. Attualmente, duplicazioni di mezzi e standard diversi rendono difficile una maggiore cooperazione tra Stati, aumentando le inefficienze e i costi della difesa europea. Una maggiore integrazione europea, con un mercato e un’industria della difesa e della sicurezza comuni, può generare forti economie di scala e una maggiore efficacia degli investimenti. Per questo, il Parlamento europeo ha approvato un Fondo europeo per la Difesa, per il quale ha proposto una dotazione di 13 miliardi di euro per il 2021-27. Tale Fondo servirà a promuovere la competitività, l’efficienza e l’innovazione, sostenendo azioni di collaborazione tra le industrie europee e sviluppo di prototipi.

Per Gianni De Gennaro, presidente di Leonardo, «spazio, sicurezza, difesa sono, infatti, mattoni fondamentali e imprescindibili per la costruzione della “casa Europa”». Egli vede lo spazio «come “nuova altura” da cui osservare, sorvegliare e difendersi sulla Terra, ma lo spazio è anche e sempre di più un ambito operativo quotidiano ed un abilitatore tecnologico. Sarà probabilmente attraverso lo sfruttamento del dominio spazio che la vita sul nostro pianeta sarà nel futuro sempre più sostenibile». Ancora, egli ha evidenziato che «né più e né meno di quanto avviene sulla Terra, agli uomini ed alle infrastrutture che lo popolano e lo popoleranno dovrà essere garantita piena sicurezza, in un quadro normativo certo e che andrà definito in ambito internazionale».

Per Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, è necessario fare sistema nell’ambito dello spazio e della difesa nell’UE, poiché «parlare di sicurezza significa anche parlare di spazio. Sull’osservazione della terra l’Italia ha grande capacità data dall’insieme delle aziende che operano in questo filone». È questo il caso di Elettronica, il cui presidente e amministratore delegato, Enzo Benigni, intervenendo sulle sinergie e opportunità di cooperazione per l’industria europea, ha affermato che «una difesa europea assume le sue distintive caratteristiche: possiamo produrre un nostro modello oggi mancante».

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