«Sono nera e bella, come le tende di Kedar, come le pelli di Salomone» (Ct. 1,5): bellezza e bruttezza nel “Commento al Cantico di Origene”

 

 

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The chief aim of this paper is to explore the use of the notions of “beauty” and “ugliness” in the Commentary on the Song of Songs by Origen of Alexandria (185-254), with focus on his exegesis of Song 1,5: «I am black and beatiful, o daughters of Jerusalem, like the tents of Kedar, like the curtains of Solomon». In this regard, after an introductory section, this paper consists of two main sections. The first section is devoted to the controversy between Origen and the Platonist Celsus about the notions of “beauty” and “ugliness” of Jesus Christ, which will contribute to the understanding of the Alexandrine’s interpretation of Song 1,5. The second section is entirely dedicated to Origen’s reading of Song 1,5, with focus on the contrast between the “beauty” and the “blackneess”/“ugliness” of the bride, namely, the soul/Church of heathens. The conclusion is that the notions of “beauty” and “ugliness”, used by Origen both in the Against Celsus and in the Commentary on the Song, stand for the degree of access of the soul/Church of heathens to the Revelation and, therefore, of her communion with Christ.
L’obiettivo principale di questo studio è di investigare l’uso delle nozioni di “bellezza” e “bruttezza” nel Commento al Cantico dei Cantici di Origene di Alessandria (185-254), con un’attenzione particolare all’esegesi di Ct. 1,5: «Sono nera e bella, come le tende di Kedar, come le pelli di Salomone». A questo proposito, dopo una sezione introduttiva, questo studio sarà costituito di due principali sezioni. La prima sezione riguarda la discussione fra Origene e il platonico Celso in merito alle nozioni di “bellezza” e “bruttezza” di Gesù Cristo, che contribuirà alla comprensione dell’interpretazione dell’Alessandrino di Ct. 1,5. La seconda sezione è del tutto dedicata alla lettura origeniana di Ct. 1,5, con un’attenzione particolare sul conrrasto tra la “bellezza” e la “nerezza”/“bruttezza” della sposa, ossia dell’anima/Chiesa dei gentili. La conclusione è che le nozioni di “bellezza” e “bruttezza”, utilizzate da Oorigene sia nel Contro Celso sia nel Commento al Cantico, denotano il grado di accesso dell’anima/Chiesa dei gentili alla Rivelazione e, di conseguenza, della sua comunione con Cristo.
 

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