Simoncelli e la dura realtà

A proposito dell’articolo “Il principio di realtà e la responsabilità” di Michele Zanzucchi apparso sul n. 21/2011.
Marco Simoncelli
Irrispettoso

 

«Leggendo l’articolo di Michele Zanzucchi dove dice della morte di Simoncelli, a mio avviso in modo completamente irrispettoso, sembra che sia “sana realtà” la morte in quel modo. Mai letto una cosa del genere! Qui si è parlato di una persona specifica, e non mi sembra con amore. Poi se “abbiamo vissuto nell’opulenza”, io non ho vissuto nell’opulenza, per niente. Un caro saluto».

Maria Luisa Gasser

 

Frasi allucinanti

 

«Messo in allarme da una segnalazione familiare ho letto alcune frasi del nostro Michele Zanzucchi nel “Punto”. Le frasi dedicate a Simoncelli e Cassano sono allucinanti e agli antipodi da ogni umanità rispettosa dei drammi che purtroppo capitano anche a giovani sportivi. Anche il “mentre le Cinque Terre vengono sommerse dal fango” poco lega con la paradossalità del “glamour” prima citato: per fortuna la sottostante foto di Vernazza e la didascalia sono positivamente esplicative. Scusate comunque la forse troppo dura sincerità. Ma da un vecchissimo abbonato…».

Giovanni Bottai ‑ Macherio

 

Pura sapienza

 

«Caro Direttore, ho apprezzato “moltissimo” il suo articolo “Il principio di realtà e la responsabilità”, gocce di pura sapienza che da sole potrebbero costituire una modalità nuova di guardare alla vita (alla realtà) e programma per ogni cittadino che ha voglia di “cieli nuove e terre nuove”. Un carissimo saluto, augurando a lei e alla redazione buon lavoro».

Antonella Crippa

 

Una premessa è necessaria: l’ermeneutica, scusatemi per il parolone, è la scienza che si occupa dell’interpretazione. Ci dice che ogni singolo testo va letto nel suo contesto e che ogni lettore interpreta il testo a modo suo.

Detto questo, chiedo scusa ai lettori che si sono sentiti offesi nella loro umanità, mettendosi giustamente al posto dei familiari di Simoncelli e Cassano. Non sono stato sufficientemente attento nel cogliere il doppio senso che poteva essere letto in quella frase. D’altronde e non per scusarmi, l’avevo sottoposto come d’abitudine nella redazione, al giudizio e alla correzione dei miei colleghi, e nessuno aveva notato nulla di strano.

 

Evidentemente la tesi dell’articolo era semplice: le vicende dolorose di Simoncelli, di Cassano come dell’alluvione alle Cinque Terre ci obbligano a prendere su di noi la responsabilità di un comportamento civile adeguato alla gravità della situazione. I lettori di Città Nuova sanno bene quanto sia nostro imperativo categorico trattare ogni prossimo come un dono di Dio per noi, fosse anche un “nemico”. Con le citazioni della morte di Simoncelli e la malattia di Cassano volevo semplicemente dire che la realtà è sempre più vera della finzione, e che il dolore che essa ci provoca ci dovrebbe portare ad assumere atteggiamenti costruttivi. Tutto qua. Ho sofferto anch’io non poco vedendo la morte del centauro e non ho certo gioito per la malattia di Fantantonio (essendo tra l’altro di simpatie milaniste).

Da ultimo, ho apprezzato moltissimo i “cari saluti” anche di coloro che mi hanno criticato. Questa è responsabilità. (m.z.)

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