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Persona e famiglia > Scuola

Fine anno: due insegnanti raccontano

Patrizia Bertoncello fa un bilancio della propria esperienza nell’anno appena terminato. Maria Silvia Dotta della propria vita nel mondo della scuola, nel momento di andare in pensione

ANSA/G.NEWS

Ultimo giorno di Quinta

Siamo giunti all’ultimo giorno di scuola: un viaggio insieme di 5 anni! Quando sono arrivati era ancora il tempo delle mascherine sul viso, alcuni avevano da poco compiuto i 5 anni e in tutti c’era un po’ di preoccupazione per l’avventura nuova che si iniziava. Li guardo ora uno ad uno: bambini grandi, pieni di vita, sorridenti nonostante l’emozione, gioiosi per l’esperienza di amicizia e crescita costruita insieme.

Hanno regalato a me e alla collega, le loro maestre, un bellissimo libro con le loro foto, quelle delle loro famiglie, i loro pensieri e una lettera dei genitori. Loro ci scrivono tra l’altro: «In questi anni avete fatto molto più che insegnare. Avete accolto i nostri bambini piccoli, un po’ timorosi e ce li restituite oggi grandi, curiosi e pieni di sogni. Avete asciugato lacrime, premiato sforzi, acceso passioni. Avete trasformato una classe in una piccola famiglia, e ogni giorno in un’occasione di imparare qualcosa di nuovo: non solo sui libri ma sulla vita. Questo album è il nostro modo per dirvi grazie, dentro ci sono i loro sorrisi, le gite, le recite, i primi giorni e gli ultimi abbracci. Ma soprattutto c’è la gratitudine di noi genitori che vi abbiamo affidato la cosa più preziosa che abbiamo».

Non senza commozione guardo Alin scherzare con gli amici e ricordo bene quando, arrivato in prima dalle Filippine, non comunicava con nessuno. Anche lui ha scritto sul libro: «Cara maestra grazie per quello che hai insegnato a me per rendermi più felice. Amo andare a scuola perché mi hai insegnato a conoscere nuove persone. Amo i progetti che facciamo insieme. Grazie per avermi aiutato quando ero bloccato in un compito, e per avermi incoraggiato dalla prima elementare. Grazie che ci racconti sempre bellissime storie e ci leggi libri davvero divertenti. Ogni volta, quando entro in classe e ti vedo, mi trasformi la giornata in una bellissima avventura, con tante cose da sentire e dire durante le lezioni».

E poi Marco, Elena e Mattia e Peter, un bambino asiatico adottato che si è espresso così: «Care maestre, grazie per avermi accolto con tanto calore e affetto, per avermi insegnato tante materie interessanti e per averci mostrato il valore dell’amicizia e della gentilezza».

E ancora Sofia ed Ettore che stanno disegnando insieme a Davide, il nostro Michelangelo, che all’inizio balbettava ed era insicuro, e che pochi giorni fa nella rappresentazione teatrale ha interpretato magistralmente diverse parti del copione. Anna si avvicina e mi abbraccia forte. Mi ha scritto: «Cara maestra grazie per tutte le cose preziose che ci hai donato e insegnato con saggezza, gentilezza e amore, in questi splendidi, magnifici cinque anni. Sei una luce che illumina la strada anche quando è buia».

Ognuno di loro è cresciuto, maturato, cambiato, si è allenato a dare il meglio di sé in ogni momento, imparando quanto è prezioso ogni tempo della vita, ogni incontro e anche ogni ostacolo da superare. Ma ciò che mi riempie il cuore di gioia vera, quella che non passa, e che mi porterò sempre come un tesoro da custodire e far fruttare, è quanto questi bambini hanno saputo accogliersi, accettarsi, imparare a stimarsi e lavorare in squadra, quanti rapporti di amicizia hanno tessuto, quanto si sono voluti bene.

E se tra noi è stato così bello, sfidante e arricchente, perché non può esserlo tra tanti, ovunque andranno? Mi piace pensarli in questo momento unico, in cui spiccano il volo verso altri traguardi, capaci di essere attivatori di gioiosa reciprocità e prossimità verso l’altro, chiunque altro.

Patrizia Bertoncello

Ultimo appello

11 giugno: fine delle lezioni di questo anno scolastico. Stamattina sono entrata in classe per l’ultima volta ed è stato un momento emozionante, anche se ho cercato di non farlo trapelare troppo… ma dentro un mix di sentimenti e di emozioni: gratitudine, nostalgia, tanti ricordi.

Migliaia di chilometri macinati sulle strade di buona parte d’Italia (dalla Sicilia alla Toscana all’Umbria al Lazio alla Campania alla Liguria…), innumerevoli volti, situazioni, esperienze.

Scuole di città, scuole di campagna in piccoli centri di provincia, scuole attrezzatissime e scuole un po’ più ‘sgarrupate’, scuole di ‘alta società’, scuole di estrema periferia

Cornici diverse per un’unica esperienza; scenari originali e spesso suggestivi in cui ho ritrovato sempre la stessa sostanza: colleghi seri, appassionati, responsabili, che non risparmiavano energie di ogni tipo, che non misuravano i minuti alla fine della lezione, che non si sottraevano a impegni non indifferenti (accompagnamento, gite, attività, progetti), che affrontavano con coraggio tutto quel bagaglio di rischi anche penali che la professione di un docente comporta. Decine e decine di colleghi – molti dei quali sono diventati amici veri – con i quali abbiamo condiviso pazzie, difficoltà, sogni, lacrime e risate (e svariate pizze).

Insomma, una vita spesso più di oneri che di onori, anche se poi gli “onori” arrivano, e sono quelli autentici: il ricordo di alunni dopo anni, le loro confidenze, il saluto di mamme incontrate per strada che ancora ringraziano e offrono un caffè, la stima di colleghi e dirigenti, la gratitudine di tanti. Con grande sorpresa ho ricevuto i ringraziamenti sinceri e inaspettati di due colleghe di cui ero stata tutor nel loro anno di prova!

E poi, soprattutto, centinaia di volti di ragazzi ora uomini e donne nelle loro strade, incamminati nelle loro vite. I loro volti schietti, sinceri, furbetti, intelligenti, affettuosi, timidi, a volte incerti e impauriti, sono fissi nel mio cuore!

Altrettante famiglie, genitori, nonni con i quali abbiamo condiviso l’avventura di accompagnare i ragazzini nelle loro prime sfide, nelle loro prime scelte alle prese con la preadolescenza ed un mondo da scoprire.

Posso dire che oltre ad avere attraversato geograficamente varie regioni, ho attraversato il tempo di questi ultimi decenni, la storia del nostro paese, le trasformazioni della società, le classi multietniche, le innovazioni in ambito didattico, i cambiamenti non sempre facili da gestire nelle relazioni, nell’uso delle tecnologie e dei social, il venire a galla di varie forme di una fragilità che anno dopo anno ci ha invasi e ci ha resi tutti più suscettibili, più insicuri e a volte anche più aggressivi.

La scuola è stata una lente attraverso la quale assistere e partecipare dal di dentro ai cambiamenti della vita sociale, delle relazioni familiari, dei modi di giocare, di studiare e di vivere dei nostri ragazzi.

Chissà… pur certa di aver commesso errori e mancanze, ho cercato di dare il meglio di me, di essere disponibile, preparata, aggiornata, comprensiva, aperta, giusta… esperienze più facili, esperienze un po’ più complicate, alcune situazioni ‘al limite’.

Fatica, impegno, tanta passione, ore ed ore a preparare lezioni, materiale, a inventare metodi nuovi e coinvolgenti, ad affrontare esigenze e sfide nuove (vedi Covid, e non solo…). E fra queste anche l’arroganza e le minacce di qualche genitore che probabilmente conosceva solo questo modo di relazionarsi e che mi hanno fatto vivere anche la paura e la sospensione, pur nella consapevolezza di aver fatto scelte giuste.

Ma anche tanti passi, traguardi, soddisfazioni, risultati insperati.

E stamattina l’ultimo appello. Chiamandoli, me li sono guardati uno ad uno con una buona dose di commozione e nel nominarli, in cuor mio, c’erano gli auguri più belli per la loro vita, per i loro sogni, anche quelli inespressi o inconsapevoli.

Ed ora… si continua in un altro modo. «Per tutto c’è un momento», e questo è il momento di scendere dalla barca e continuare ad ammirare il panorama dalla costa. «Che il mare della vita ti regali orizzonti nuovi e sereni», mi ha scritto un amico; ne sono più che certa e mi aspetto ancora altre rotte e nuove navigazioni!

Maria Silvia Dotta

Riproduzione riservata ©

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