Sigrid Undset, scrittrice notturna

Di giorno si occupava dei figli e della proprietà in campagna. Rubò le ore notturne al riposo per scrivere il suo capolavoro e gli altri romanzi
Sigrid Undset. Foto di Ernest Rude al Museo di Oslo; licenza Wikimedia Commons

Kristin figlia di Lavrans. Da anni questo titolo Rizzoli, acquistato su una bancarella di Porta Portese, giaceva sullo scaffale. Dimenticato? No, ogni tanto lo sbirciavo attirato dal nome dell’autrice scandinava, Sigrid Undset, ma intimidito dalla mole ero propenso a più agevoli letture. Finalmente, una sera l’ho aperto. Non l’ho più chiuso, catturato da questa saga familiare lontana nel tempo – la Norvegia del 1300 fatta rivivere nei minimi dettagli.

Popolarissima in Norvegia al punto da essere dipinta sulla coda dei Boeing, Sigrid Undset, nacque nel 1882 a Kalundborg (oggi in Danimarca), ma si trasferì con la famiglia a Cristiania (l’attuale Oslo) quando aveva due anni. La morte prematura dell’amatissimo padre Ingvald, archeologo di fama, e le conseguenti difficoltà economiche non le permisero una formazione scolastica regolare. Per aiutare i suoi, a sedici anni s’impiegò presso la ditta Wisbech, sentendosi in realtà portata alla scrittura. Tuttavia, l’esperienza fra colleghe del mondo borghese si sarebbe rivelata preziosa per la futura carriera artistica, facendole approfondire la conoscenza dell’universo femminile nei suoi romanzi a sfondo contemporaneo. Anche se a prevalere in lei era, istillatole dal padre, l’amore per la storia, le saghe e le leggende nordiche.

Nel 1902 il suo primo romanzo di argomento storico fu rifiutato dall’editore; ottenne invece un discreto successo il successivo di genere sentimentale, pubblicato nel 1907. Due anni dopo la Undset lasciava l’impiego per dedicarsi totalmente alla letteratura. Nel 1912 sposò il pittore norvegese Anders Svarstad, divorziato e padre di tre figli, al quale ne avrebbe dati altrettanti. Purtroppo, il matrimonio doveva rivelarsi un fallimento: nel 1919 la separazione e nel 1925 il divorzio.

Agnostica, ma avversa alle idee materialiste esaltanti il progresso e all’individualismo che non conosce doveri, si avvicinò gradualmente al cattolicesimo. Tra i motivi, il bisogno di una religione comprensiva delle debolezze umane e l’aspirazione ad una libertà che vedeva compromessa dallo statalismo (in effetti il rischio delle Chiese protestanti era di divenire strumenti temporali del potere civile). Nascevano da qui le sue ricerche storiche sulla Norvegia cattolica del Medioevo, all’origine di Kristin figlia di Lavrans, il capolavoro costituito da una trilogia pubblicata fra il 1920 e il 1922. Ormai personalità pubblica, l’annuncio ufficiale nel 1925 di aver abbracciato la fede cattolica non poteva non contrariare la sua patria luterana.

Nel 1928 la Undset ricevette il Premio Nobel «per le sue potenti descrizioni della vita del Nord durante il Medioevo». Seconda donna ad averlo conseguito dopo Grazia Deledda, aveva solo 46 anni e questo riconoscimento ne consolidò la fama europea. Attenta osservatrice della società, fu tra i primi intellettuali, a livello internazionale, ad accorgersi del pericolo rappresentato da Hitler e ad attaccare con i suoi scritti l’ideologia nazista. Per questo, quando nel 1940 la Norvegia venne invasa dai tedeschi, dovette fuggire avventurosamente negli Stati Uniti. Rientrata in patria nel 1945, con i figli avuti dall’ex marito e quelli, adottati, del primo matrimonio di lui si trasferì a Lillehammer, dove in un’antica casa contadina continuò la sua attività letteraria fino al 1949, anno della morte. Madre premurosa, aveva vissuto il dramma della perdita di due figli; autrice di indimenticabili personaggi femminili, aveva stigmatizzato l’ottuso femminismo dell’epoca che riteneva la mortificazione della maternità necessaria per raggiungere la parità dei sessi. Cambiati i tempi, oggi la Undset divisa tra lavoro e famiglia, non più fatta bersaglio di agguerrite femministe, è rivalutata come donna realizzata.

Rispecchiano la profondità umana e la libertà intellettuale di questa scrittrice opere nelle quali si muove perfettamente a suo agio nella storia come Olav Audunssøn, La saga di Vigdis e soprattutto Kristin figlia di Lavrans, e altre ambientate in epoca contemporanea come Jenny, Primavera, L’età felice. Scrisse anche racconti per bambini e biografie di santi come Vita di sant’Halvard e Santa Sunniva e gli uomini di Selje: entrambi i titoli, ora riproposti da Solfanelli, “gemmazioni” del grande affresco medievale rapprentato dal suo capolavoro. La morte le impedì di completare quella dedicata a santa Caterina da Siena.

Kristin figlia di Lavrans ha un posto particolare nella sua produzione in quanto, composta negli anni della sua ricerca spirituale, è pervasa da un senso cristiano del perdono e comprensione delle debolezze umane, da una misericordia che ricorda Manzoni. Se in precedenti opere erano delineati personaggi di donne penalizzate dal grigiore della società moderna, qui primeggia una figura femminile coraggiosa, che si batte contro le convenzioni del suo tempo, tende al bene – al di là delle proprie fragilità – e mossa dalla fede affronta le traversie di una sposa e madre di numerosa prole: Kristin, nella quale si può riconoscere la stessa Undset.

Ambientato nella contea di Oppland agli inizi del 1300, quando in Norvegia (un unico regno insieme alla Svezia) i matrimoni dei figli venivano decisi dai genitori per accordi patrimoniali, questo romanzo fluviale ripercorre l’intera vita della protagonista, dalla fanciullezza fino alla morte, vedova in cerca di pace in un convento, durante l’epidemia di peste nera. Tema centrale è la movimentata storia d’amore tra Kristin, figlia di un ricco proprietario terriero, ed Erlend, un cavaliere dal passato burrascoso. Non è possibile sintetizzare qui una saga complessa, le cui fila peraltro l’autrice regge con assoluta padronanza, ma va almeno sottolineata la maestria con cui esplora e descrive la psicologia di una vera folla di personaggi, tra principali e minori. Molte le pagine memorabili di questo vasto affresco come quelle sull’amore coniugale e materno descritto nei momenti di crisi e di dolore, di superamento e di gioia: pagine intense, toccanti, che solo una donna poteva scrivere.

In definitiva, fedele al suo genio, Sigrid Undset scrisse ciò che voleva, secondo il proprio gusto e passione. Ma come e quando scriveva? Si pensi che le quasi 1400 pagine di Kristin sono il risultato di tre anni di estenuante lavoro notturno di documentazione e scrittura: di giorno, infatti, l’autrice era troppo occupata a mandare avanti la proprietà in campagna, a dedicarsi agli ospiti e soprattutto ai figli suoi e a quelli adottati. Così, del resto, aveva fatto anche negli anni giovanili quando, impiegata in un ufficio, era costretta a rubare le ore al riposo notturno per attendere ai suoi primi racconti.

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