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Italia > Regioni

Sicilia: treni vecchi e non elettrificati. Scarsi i collegamenti ferroviari sull’isola

di Francesca Cabibbo

- Fonte: Città Nuova

Previsti nuovi investimenti di 21 miliardi per cercare di superare il gap rispetto al resto del paese ma restano due buchi nei collegamenti

Presentato a Palermo il Blues, treno ibrido di Trenitalia, Gruppo FS Italiane a doppia alimentazione, elettrica e diesel, 14 aprile 2022. ANSA/ IGNAZIO MARCHESE

Ad aprire il fronte delle polemiche ci ha pensato il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro. Ha fatto sapere a tutti che la sua regione ha dovuto investire 1,5 milioni di euro per mantenere in vita una tratta ferroviaria, la Roma – Taranto, di vitale importanza per il collegamento di due regioni, Puglia e Basilicata, con la capitale. Il Meridione sconta una subalternità atavica rispetto alle regioni del Nord. Sicilia e Calabria, con 10 milioni di abitanti, hanno meno della metà dei treni della Lombardia, che ha un numero quasi pari di cittadini.

Eppure la ferrovia Napoli − Portici, 8 chilometri dal centro di Napoli alla cittadina vesuviana, fu la prima linea ferroviaria d’Italia nel 1839. Fu il segnale della capacità del meridione di avviare iniziative importanti, frenate poi dopo il 1860, quando il governo unico della neonata nazione italiana non fu sempre prodigo con le regioni meridionali. In Sicilia, la linea ferrata è in gran parte molto antica, risale al XIX secolo, con alcuni realizzazioni e ammodernamenti nel XX secolo e con alcune dismissioni nel frattempo intervenute. Per l’85% la linea ferrata non è elettrificata e per circa metà è a binario unico.

Oggi sono operative 8 linee ferroviarie. Una rete di 1.370 chilometri, collega i principali centri siciliani. È la rete ferroviaria insulare più estesa del Mediterraneo, ma la Sicilia è la più grande isola del Mare Nostrum. La linea ferroviaria siciliana collega tutte le province, con delle criticità. La provincia di Ragusa è attraversata solo dalla linea ferrata Siracusa – Gela − Licata: manca il collegamento Ragusa − Catania, possibile solo attraverso diverse coincidenze di treni e alcune ore di viaggio. Nel versante sud occidentale, la linea ferrata si ferma a Licata e prosegue verso Agrigento solo attraverso la linea interna che attraversa Canicattì. Manca il tratto da Agrigento/Porto Empedocle a Castelvetrano. Il collegamento completo della Sicilia quindi non esiste, ha un buco di qualche decina di chilometri.

Alle reti gestite da Ferrovie Italiane, si aggiunge la linea a scartamento ridotto Paternò − Randazzo − Giarre − Riposto e la metropolitana di Catania, gestite da Ferrovia Circumetnea. Alcune linee sono state dismesse nel secolo scorso, come quelle che collegavano l’entroterra siciliano (e le miniere di zolfo) con il porto di Palermo, o il cosiddetto “treno di Ciccio Pecora”, un pittoresco trenino a scartamento ridotto che collegava Ragusa a Siracusa, attraversando la Valle dell’Anapo. Oggi, al suo posto sono rimasti gli splendidi percorsi escursionistici (anche con gallerie scavate nelle colline) in una delle valli più belle, che comprende anche la Riserva della Necropoli di Pantalica.

Le opere di ammodernamento, attese da anni, sono state avviate di recente. Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS) sta investendo in Sicilia circa 21 miliardi di euro di cui circa 18 già finanziati, per l’ammodernamento delle linee ferroviarie dell’isola. I prossimi anni vedranno quindi l’avvio di numerosi cantieri che dovrebbero mutare la qualità del trasporto su rotaie. Nulla però è stato previsto per i due nodi che ad oggi costituiscono il vulnus maggiore, il “buco” nei collegamenti ferroviari siciliani: la tratta Agrigento – Castevetrano e la tratta Ragusa – Catania.

Alcune opere sono state finanziate con i fondi Pnrr: l’itinerario Messina − Catania − Palermo, il ripristino della linea Caltagirone − Gela, il ripristino e l’elettrificazione della linea Palermo − Trapani via Milo, e la nuova fermata di Trapani − Birgi, il raddoppio della tratta Fiumetorto − Castelbuono sull’itinerario Messina − Palermo, il bypass di Augusta, la metroferrovia di Ragusa, la chiusura dell’anello ferroviario di Palermo, il nodo di Catania (l’interramento dei binari a Catania Fontanarossa) e l’installazione della tecnologia ERTMS su alcune linee dell’isola. La maggior parte delle opere è progettata da FS Engineering.

Mappa delle ferrovie siciliane nel 2007. Foto di pubblico dominio da Wikimedia. Autore: Antonino Taverna.

L’interramento della ferrovia di Catania è una delle opere più attese. Nel capoluogo etneo la ferrovia (la storica linea Siracusa − Messina, una delle più antiche dell’isola) costeggia il lungomare impedendo quindi un collegamento diretto tra la città e il mare. La galleria sottoterra esiste già in alcune zone, ma la linea ferrata di superficie attraversa il centro della città tramite viadotto ferroviario formato da 56 archi realizzati con pietra lavica e pietra bianca calcarea su progetto dell’ingegnere francese Enrico Petit. Gli “Archi della Marina” sono oggi un monumento storico importante di Catania e l’eventuale progetto di interramento della linea ferrata dovrebbe prevederne la salvaguardia. Il collegamento tra Fontanarossa e Bicocca consentirà inoltre il prolungamento della pista dell’aeroporto di Catania Fontanarossa.

Fra i principali investimenti in Sicilia c’è anche l’adeguamento e restyling delle stazioni di Milazzo, Acireale, Siracusa, Marsala e Messina e l’attivazione delle nuove fermate ad Aci Castello, Acireale Bellavista, San Michele, Fontanelle e Rimed Carini. Un investimento 13 miliardi è stato previsto per il nuovo itinerario Palermo − Catania − Messina, uno dei 10 progetti strategici in corso di attuazione. L’opera è inserita in “Cantieri Parlanti”, progetto realizzato da Gruppo FS, RFI e FS Engineering in collaborazione con il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per raccontare in maniera trasparente le attività riguardanti le nuove infrastrutture.

Il progetto della Palermo − Catania prevede 179 chilometri di cui circa 70 in galleria. Ad ottobre 2025 è stata attivata la tratta Bicocca − Catenanuova (lotto 6 della Palermo − Catania): la nuova linea a doppio binario di 38 chilometri è costata più di 600 milioni di euro. Sono stati realizzati 17 viadotti ferroviari, due gallerie artificiali, 8 cavalcaferrovia stradali e 5 sottovia stradali.

Sulla linea Palermo − Catania sono previsti altri lavori: il raddoppio di circa 30 chilometri del tratto Fiumetorto − Lercara. La galleria Alia, lunga quasi 20 km, la più estesa dell’itinerario, verrà scavata con 4 talpe meccaniche. Il quarto lotto dei lavori interesserà il tratto tra Caltanissetta Xirbi e Nuova Enna: si realizzerà una variante di 27 chilometri. Da Nuova Enna – Dittaino si realizzerà una variante di 15 chilometri, con le stazioni di Nuova Enna e Dittaino e tre gallerie naturali (Nuova Enna, Sicani e Dittaino) e alcune gallerie.

Sulla Catania − Messina invece sono in corso i lavori di doppio binario fra Giampilieri e Fiumefreddo, (42 chilometri) per il quale è previsto un investimento di circa 2,3 miliardi di euro, anche con fondi PNRR. Con questi interventi si migliorerà il trasporto merci e si diminuirà di 30 minuti il tempo di percorrenza tra Catania e Messina. Altri lavori sono previsti nei due “nodi” di Palermo e Catania: il ripristino della linea Palermo – Trapani via Milo e la nuova fermata “Vincenzo Florio” al servizio dell’aeroporto Trapani Birgi. Si realizzerà anche un tracciato di 300 metri per l’inserimento della fermata nel tratto di linea esistente.

Prevista anche la chiusura dell’anello ferroviario di Palermo, con la tratta Giachery − Politeama (1,6 chilometri) e tre nuove fermate: Libertà (attivata ad ottobre 2024), Porto e Politeama. Sono in corso invece gli interventi per la II fase di chiusura dell’anello ferroviario di Palermo, con il prolungamento dell’attuale linea Palermo Notarbartolo, che consentirà di migliorare il collegamento con l’aeroporto “Falcone – Borsellino”.

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