Sentirmi scelta

Fino a che punto può arrivare la fede in Gesù Abbandonato? Una famiglia scopre il senso della propria drammatica notte con l'unità e la preghiera di una comunità del Movimento dei Focolari.
Maria desolata

“Sentiti scelta, Carmen, sentiti scelta da Gesù! Ciascuno di noi chiede a Cristo di portare la sua Croce… E tu quale fortuna hai avuto! Gesù ti chiede di portare la stessa Croce di Maria sua madre, della Madonna, pensa! Di patire come Lei il suo stesso dolore, di condividere le sue stesse pene per Gesù abbandonato e sofferente su quella Croce!”.

Sono matte queste focolarine, mi dico; questa poi che ho incontrato, Ico, è proprio matta! Ma quale condivisione della Croce di Maria, quale fortuna capitata! Io avrei lasciato felicemente ad altre la fortuna di quella Croce, io no, proprio non la volevo!

Avevo solamente da pochi giorni saputo che il bambino che si muoveva dentro di me era gravemente malformato. Ora era un feto di cinque mesi, ma la sua vita, mi dissero i medici, sarebbe probabilmente finita al suo nascere.

Il neonato avrebbe avuto una crisi cardiorespiratoria difficilmente controllabile; gli mancava metà diaframma, i suoi polmoni erano troppo piccoli per poter respirare autonomamente, l’anatomia dei suoi organi interni sovvertita.

Ma io volevo quel bambino. Come pediatra lotto per la vita dei piccoli finché possibile, fino all’ultimo, sperando e facendo il possibile perché non si spenga.

Ed ora per il mio piccolo non potevo decidere diversamente. Avrei donato gli organi, semmai, ma la sua vita non sarebbe passata inutilmente.

Ma ero disperata, era il mio bambino, il mio secondo bambino ed il primo l’avevo già perso in un aborto precedente. Lottavo e mi disperavo, non volevo che quel pezzo di storia accadesse a me, non era la mia volontà…

Ogni nuovo giorno trascorreva con maggiore disperazione e angoscia del precedente. La mia vita e la mia gravidanza assurdamente giungevano, col passare del tempo, a un futuro di tragedia e lutto.

E quelle parole proprio no: io non ero affatto fortunata, io ero terribilmente sfortunata, la Croce io non l’avevo chiesta e non volevo assolutamente portarla!

Ma nelle lacrime della solitudine di ogni giorno, poco alla volta, ogni volta più spesso, ripensavo a quelle parole pronunciate da un volto sereno e sorridente che sembrava condividere con me quel dolore, che si univa a me e col suo cuore abbracciava il mio e mi stringeva forte a sé.

Mi ha cercata nei giorni successivi quel volto, quella focolarina di nome Ico, immagine dell’Amore di Dio. E mi ha invitata a chiedere il miracolo, a chiederlo insieme a lei e alle altre focolarine, con fiducia e certezza di una Risurrezione, sicura della Luce dopo la Croce, dopo la morte.

E allora, solo allora, ho sentito che il passaggio della Croce era necessario per giungere a quella Luce. Perché la Resurrezione sarebbe seguita, quella di Dio però, quella che era nella volontà Sua.

Io cominciavo a esserne certa: Gesù mi stava amando come sua madre e dopo quel dolore immenso ci sarebbe stata una Resurrezione, quella che Dio voleva per me.

Ma io dovevo essere più sfrontata, io dovevo sperare in un miracolo, io dovevo chiedergli la vita di mio figlio come Luce di resurrezione, la vita del mio Angelo.

Tra le lacrime versate ai piedi della Croce ho chiesto allora a Dio la vita di Angelo e osavo chiederglielo sapendo che lui aveva fatto udire i sordi e parlare i muti, aveva ridato la vista ai ciechi, aveva ordinato a Lazzaro di uscire dalla tomba e Lazzaro era uscito.

Ora, Signore, lascia vivere Angelo, donami la gioia piena della Resurrezione, la gioia piena di mio figlio!

Angelo è nato il 26 febbraio 2002, è stato in coma per quasi due mesi, ha affrontato ad appena otto giorni di vita il primo dei cinque interventi finora subìti.

È diventato sordo per le terapie intensive a cui è stato sottoposto in età così precoce. Ma anche allora non ci siamo avviliti: ancora un intervento, l’orecchio bionico, e ora lui parla, e ancora preghiere e ancora interventi chirurgici e ancora unità con le nostre focolarine a pregare insieme.

Ho scoperto in questi cinque anni la forza dello Spirito Santo che si sviluppa con la preghiera di gruppo. Forse non ci si crede, almeno io non credevo di sperimentare questo dono che si materializza, che diventa sostanza tangibile.

Ricordo che qualche giorno dopo il risveglio dal coma di Angelo, tornai come sempre la mattina in ospedale per rivederlo lì nel reparto di chirurgia neonatale dove lo avevo salutato la sera precedente. “Angelo non è più qui, signora, lo trova in terapia intensiva”.

Ma come in terapia intensiva? A fatica, ma aveva iniziato a respirare da solo, perché di nuovo in terapia intensiva ora, perché di nuovo in coma?

Corsi subito in rianimazione e di nuovo Angelo era intubato, di nuovo i suoi occhietti sigillati, il suo torace che si espandeva al comando della macchina, immobile.

E questa volta mi parve tanto stanco, ancora di più delle altre volte forse, abbandonato. Stavolta quel visetto piccolo e nascosto da tubi e tubicini sembrava dirmi di non farcela più.

I medici stessi non sapevano cosa fosse accaduto, c’era una riunione di reparto per discutere il suo caso, le radiografie erano ripetute a breve distanza l’una dall’altra, ma non si capiva.

Nessuno riusciva a capire e allora io capii che una sola cosa si poteva fare: chiamai le focolarine e in lacrime chiesi a Ico la preghiera insieme per Angelo, bisognava fare unità e chiedere a Gesù di nuovo, ma forte, gridando!

“Ci raccoglieremo insieme in preghiera, anche se stiamo lavorando, pregheremo per il nostro Angelo, stai serena, lo chiederemo insieme”.

E quella preghiera, quell’unità ha strappato Angelo alla morte. Il giorno dopo era di nuovo fuori, di nuovo respirava da solo; i medici illuminati dallo Spirito Santo avevano lavorato bene e un po’ “stranamente” la situazione si era risolta completamente.

Grazie, care focolarine, grazie per la vostra presenza nella nostra vita e grazie, splendida Ico, grazie a Dio perché ti ho incontrata, perché anche con le sofferenze della tua vita accettate dignitosamente e con grande amore, nel buio della mia esistenza hai acceso questa “fiammella” di luce vivida, splendente.

Hai illuminato una fede un po’ spenta da anni, di false convinzioni, hai fatto in modo che scoprissi nei volti che incontravo dei Gesù da amare, hai reso le mie preghiere non parole ripetute, ma forza dello Spirito, dialogo con Dio.

Oggi dico grazie a Dio per tutto il bello e il buono di cui mi fa dono e gli dico grazie perché nel dolore delle prove mi permette di guardare negli occhi di chi piange, tra le lacrime, le lacrime e il dolore umano del suo Gesù abbandonato, il Gesù che mi salva, il Gesù che ora abbraccio con la sua Croce, quella Croce che mi porta su nel Paradiso.

Grazie.

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