Sardegna, nuovi modelli di business

Anche i pastori sardi, per svincolarsi dalla morsa imposta dagli industriali soprattutto per la produzione del pecorino romano, dovrebbe far riferimento alla Strategia nazionale aree interne, come è stato fatto per il Parmigiano di Montagna

Il modello è quello del Parmigiano reggiano di Montagna, con le stalle fortemente collegate alle latterie, con vendita diretta, molto export, più e-commcerce e un piano economico pienamente condiviso dalle istituzioni pubbliche. Ma anche quello delle cooperative vitivinicole delle Langhe: 30 anni fa, quando non esistevano, le uve venivano lasciate marcire perché valevano niente, si toglievano i vigneti. Poi si è montato un programma per dare pieno valore a chi coltiva, cru e non solo, valorizzandolo con un prezzo minimo dell’uva. È così anche per la frutta nelle Alpi. La montagna ha saputo in tre decenni costruire modelli di business capaci di esaltare il valore intrinseco dei prodotti, paesaggio e territorio, forza umana e asperità, ha saputo dare il giusto fondamentale riconoscimento a chi coltiva e produce, alimentare una filiera più o meno corta tagliando fuori speculatori, multinazionali e magnati.

È un percorso che potrà, dovrà intraprendere anche la Sardegna. Per uscire dal modello attuale che ha generato la protesta dei pastori, serve una rivoluzione organizzativa. La politica, il sistema degli Enti locali deve sostenere il comparto, a partire dalla costruzione di nuove politiche di mercato che aiutino gli allevatori a svincolarsi dalla morsa imposta dagli industriali per la produzione principalmente del pecorino romano.

Numeri sulla produzione di latte di pecora in Sardegna

Nei servizi dei Tg è emblematica la scena di un bimbo che rovescia il proprio bidoncino del latte. Un’immagine che racchiude il dramma di chi non è più padrone del proprio lavoro, del proprio sacrificio e che vede svanire il futuro dei propri figli. Ancora il dramma del comparto agricolo in balia della grande industria, delle multinazionali dell’agroalimentare, di chi detta le regole a dispetto del lavoro nei campi e nelle stalle. Invertire il sistema, pianificare un’agricoltura sostenibile e stabile che parta dai contadini, dai consumatori, dalla cooperazione, dall’organizzazione, cambiare le distorte regole della politica agricola comune europea e fermare la liberalizzazione selvaggia dei mercati.

Siamo in una fase particolarmente complessa per il sistema agricolo, affacciato come quello industriale sulla nuova programmazione Ue 2021-2027. Per l’agricoltura, diminuiranno le risorse. L’Italia potrebbe avere un taglio tra il 5 e il 12%. È ancora da definire. Ma di certo è questo il momento nel quale impostare nuovi processi per usare bene le risorse di sostegno al comparto.

Nuovi modelli, nuovi prodotti, nuovi mercati, nuova organizzazione. La politica deve guidare un nuovo percorso a vantaggio delle aree interne sarde. La Strategia nazionale aree interne, in Sardegna in particolare, va estesa a tutta la Regione, per generare crescita, coesione, nuovi servizi e nuovi modelli economici. I pastori e gli allevatori non devono sentirsi  soli. Il modello del Parmigiano di Montagna, strutturato ulteriormente proprio grazie alla Strategia aree interne, può essere esportato nella regione. Per costruire un patto economico e sociale che veda la montagna, i produttori, le aree rurali non residuali, fondamentali nel contrastare spopolamento, abbandono, desertificazione.

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