Russo (Acli): prendere posizione da cristiani

Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani sono in prima fila sulla questione migranti. Proposte e impegno a livello europeo e nazionale, senza timore di esporsi, per rigenerare il fondamento della politica. Intervista ad Antonio Russo, consigliere della presidenza nazionale
ANSA/MATTEO BAZZI

La costruzione dell’asse Salvini Orban sulla politica dei migranti non è scivolata nell’indifferenza delle realtà dell’associazionismo civile. Mentre il presidente ungherese si incontrava in prefettura con il ministro degli interni italiano, almeno 15 mila persone si sono trovate spontaneamente il 28 agosto a piazza San Babila per manifestare un netto dissenso culturale e politico, una “diversa idea di Europa” come ha detto il presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) Roberto Rossini, tra i protagonisti dell’evento organizzato in breve tempo in una giornata di fine agosto.

Nel mese di settembre si annuncia una grande mobilitazione pubblica che alcuni descrivono come una “risposta alla società del rancore” prima ancora che in termini di opposizione politica. Di questa decisa esposizione di parte del mondo cattolico parliamo con Antonio Russo che è consigliere di Presidenza nazionale delle Acli con “deleghe alle politiche dell’immigrazione e dell’integrazione, del contrasto alle mafie e di educazione alla legalità e politiche del consumerismo”.

Lo scontro sui migranti ha visto, questa estate, una insolita presa di posizione da parte di alcune realtà cattoliche, a cominciare dal quotidiano Avvenire
Oltre al quotidiano Avvenire anche il settimanale Famiglia Cristiana ha dedicato, in questa calda estate, un numero speciale su come viene affrontato nel nostro Paese (e in Europa) il tema dei migranti che, da come viene posto sembra essere l’unico problema dell’Italia e uno dei più importanti dell’Unione Europea.

Eppure un tale panico non ha ragione d’essere. La percezione ha di gran lunga superato la realtà. I numeri sono esasperati, così come le circostanze e i toni, proprio per costruire paura e alimentare odio nei confronti degli stranieri.

E, invece, come è la situazione reale?
In realtà, dati alla mano, gli stranieri non sono un problema, né per l’Europa, né per noi. Al contrario, sono una ricchezza, una mano santa, da diversi punti di vista. Sul piano demografico , ad esempio, senza le nascite delle donne straniere non ci sarebbe ricambio generazionale: 1,27 figli per donna italiana contro  1,95 figli per donna straniera.

Quali altri aspetti vanno tenuti presenti?
Ad esempio i lavoratori stranieri pagano la pensione a oltre 620.000 anziani italiani. In altri termini, versano ogni anno 8 miliardi di euro di contributi sociali e ne usufruiscono 3 con un saldo di circa5 miliardi. Dal punto di vista economico bisogna aver presente che nel nostro Paese ci sono circa 600.000 imprenditori stranieri e in generale gli immigrati contribuiscono quasi al 9% del pil italiano.

Che conoscenza si ha di questi numeri?
Questi dati non vengono diffusi. Approfittando del fatto che dalla crisi del 2008 tutte le persone si sentono e, in molti casi sono diventate, più vulnerabili, si è preferito, da quattro o cinque anni a questa parte, innescare una tanto inutile quanto dannosa e odiosa guerra fra poveri, elaborando politiche contro gli ultimi e i meno abbienti anziché a loro favore, costringendoli al ruolo di capro espiatorio rispetto a tutti i mali del Paese. Sicché piuttosto che aggredire le cause, si è finito per aggredire le vittime della povertà.

Cerchiamo di entrare nel merito. La Lega afferma che vuole fermare l’immigrazione “clandestina”, quella cioè slegata dai casi riconosciuti di asilo politico e protezione internazionale. L’idea è quella di rimandare indietro i migranti che non hanno titolo a restare in Italia. Cosa non la convince di questa tesi?
A me pare che il ministro Salvini si muova all’interno della cornice che ho descritto. Non è unicamente preoccupato di mandare indietro chi non ha un titolo per rimanere in Italia, ma di mandare via tutti, senza distinzione alcuna. Quando non si mettono in condizione le persone di rendere esigibili i loro diritti garantiti da convenzioni internazionali e dalla nostra stessa Costituzione, non si ferma solo l’immigrazione “clandestina”, ma anche tutti coloro che hanno diritto ad asilo e protezione internazionale. È dunque ovvio che questa tesi non sia convincente. Come può esserlo se si riducono i gradi di giudizio, se a causa dell’esiguo numero di Commissioni i tempi non sono rispettati, se vengono ripetutamente violate le norme della nostra Costituzione e del diritto internazionale?

Con quali conseguenze?
Ancora una volta i numeri parlano chiaro. Secondo un recente studio dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), l’attuale politica sull’immigrazione si sta trasformando in un boomerang. Infatti, in soli tre mesi, la stretta sui permessi ha prodotto oltre 12.000 nuovi irregolari, a cui non corrisponde un analogo aumento di rimpatri effettivi, attualmente ancora fermi a 1.350.  Insomma, paradossalmente le norme finiscono per produrre l’effetto contrario a quello desiderato: creano immigrati irregolari che non si è in grado di gestire.

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