L’editoriale di Alberto Lo Presti apre il numero 253 della rivista Nuova Umanità, edita da Città Nuova, sintetizzando la missione del fascicolo nel motto “Si vis pacem, vive unitatem”. In un panorama internazionale segnato da conflitti persistenti, l’autore suggerisce che la pace non sia solo l’assenza di guerra, ma il frutto maturo di un’unità vissuta a tutti i livelli della convivenza umana. Attraverso una riflessione lucida e appassionata, il testo invita a superare le logiche della contrapposizione per abbracciare una cultura dell’incontro che sappia farsi metodo politico e sociale, offrendo una bussola etica per orientarsi tra le macerie del presente verso un futuro di riconciliazione globale.
Il cuore di Nuova Umanità n. 253 esplora le “Vie di pace” attraverso l’analisi di figure e modelli economici rigenerativi. Lina Morcos approfondisce la figura di Abramo come via di dialogo nel tormentato Medio Oriente, mentre Benedetto Gui analizza l’ingresso dei beni relazionali nelle dinamiche di mercato. La sezione si arricchisce con la ricerca storica di Giulia Gioeli sulla genesi dei Monti Frumentari, esempi antichi di economia solidale che parlano ancora oggi. Questi contributi delineano un percorso dove la memoria religiosa e l’innovazione economica convergono nel costruire basi solide per una pace che sia sostanza di giustizia e condivisione tra i popoli.
Nella rubrica dedicata al pensiero contemporaneo, Raul Buffo interroga la crisi del pensare e le risorse che il cristianesimo può offrire per riattivare un’intelligenza critica e aperta. In parallelo, Philippe Van den Heede propone una riflessione provocatoria su Gesù come sfida per la politica, suggerendo che il messaggio evangelico contenga i germi di una rivoluzione relazionale ancora inespressa. Anche in queste pagine risuona l’eco del magistero di papa Francesco, che richiama costantemente alla necessità di una “politica migliore”, capace di porre al centro la dignità umana e la cura dei legami sociali per disinnescare le radici della violenza strutturale.
Il fascicolo termina nella sezione “Alla fonte del carisma dell’unità” con contributi che toccano il cuore della spiritualità di Chiara Lubich. Giuseppe Maria Zanghì riflette sul mistero di Gesù Abbandonato come chiave di lettura del dolore del mondo, mentre Fabio Ciardi e Callan Slipper approfondiscono il senso dell’appartenenza ecclesiale e l’invincibile speranza cristiana. La chiusura di Antonella Deponte, dedicata all’ottimismo di don Silvano Cola, sigilla un numero che si propone come un vero laboratorio di speranza. Leggere queste pagine significa dotarsi di strumenti per abitare la storia con uno sguardo nuovo, capace di scorgere e percorrere vie di pace laddove il mondo vede solo barriere insormontabili.
Buona lettura!