Il numero 11 della rivista Ekklesía, edita da Città Nuova, ci immerge in una riflessione quanto mai attuale che ruota attorno al binomio fragilità e cura, intese non come segni di sconfitta, ma come varchi privilegiati per incontrare l’altro e il divino. Nell’editoriale “Co-protagonisti della speranza”, il direttore Hubertus Blaumeiser prende le mosse dal meraviglioso mosaico della cattedrale di Otranto per ricordarci che la domanda fondamentale “Dov’è tuo fratello?” resta il perno di ogni civiltà. In un’epoca segnata da transizioni antropologiche complesse e dai postumi della pandemia, siamo chiamati a riscoprire un’antropologia che riconosca il limite come luogo di fecondità, dove l’agire umano si intreccia con quello di Dio per diventare veri co-protagonisti di una storia guidata dall’amore.
Il pensiero di Chiara Lubich illumina queste pagine con una visione mistica e universale, raccolta nella sezione spiritualità dell’unità. Per la fondatrice dei Focolari, la cura non è un semplice dovere morale, ma un modo d’essere che nasce dalla consapevolezza che ogni creatura è stata creata come dono per l’altra. Attraverso scritti intensi come “I vasti orizzonti della cura”, Chiara Lubich ci invita a trovare quel “filo d’oro” che lega tutti gli esseri, proponendo un amore che si immedesima nel dolore del prossimo fino a gridare, con una passione travolgente: “Dammi tutti i soli”. In Ekklesía n. 11 questo messaggio diventa un invito a vivere l’unità senza confini, dove l’io si apre a un “noi” inclusivo capace di abbracciare ogni solitudine del mondo.
Anche Papa Francesco offre un contributo fondamentale nella sezione pensiero della Chiesa, ribaltando la logica del successo e dell’efficienza. Attraverso le parole della sua lettera apostolica Patris Corde, il Pontefice ci insegna che Dio opera non nonostante, ma proprio attraverso le nostre debolezze e paure, così come è avvenuto nella vita di san Giuseppe. Il Papa mette in guardia dal giudizio negativo sulla nostra fragilità, spesso alimentato dal “Maligno”, ed esorta invece a praticare la tenerezza come la maniera migliore per toccare ciò che è fragile in noi e negli altri. In Ekklesía n. 11 emerge con forza l’idea che solo l’incontro con la misericordia divina può trasformare il nostro limite in uno spazio di autentica libertà e missione.
Il fascicolo si spinge oltre la teoria, esplorando l’antropologia del limite grazie ai contributi di Amedeo Ferrari e Mauro Mantovani, che analizzano come il delirio di onnipotenza tecnologica possa essere superato solo riscoprendo la nostra dimensione creaturale. Il numero spazia dai corridoi umanitari descritti da Marta Bernardini alle esperienze di cittadinanza attiva e microcredito, dimostrando che la carità è missione concreta. Attraverso testimoni come Gandhi o Henri Teissier, veniamo invitati a un’opzione preferenziale per gli esclusi, costruendo una cultura della cura che sappia abitare le nuove frontiere del diritto e dell’economia con uno spirito di servizio e di vera fraternità universale.
Buona lettura!