Ricominciare in due

Alessandra e Santiago si sono sposati sette anni fa. Lui, impiegato amministrativo; lei, maestra. Sofia, la loro bambina gioiosa e piena di vitalità, ha già quattro anni. Verso la fine del 2005, in seguito a complicazioni, Alessandra perde il suo primo bambino. Ciò obbliga Santiago ad essere più attento allo stato d’animo di lei, cercando ambedue di vivere quei momenti ben uniti come coppia. A marzo dell’anno scorso rimane nuovamente incinta. Questa volta la gravidanza si svolge regolarmente. Ma improvvisi disturbi la convincono a controlli costanti di pressione e a iniezioni quotidiane. Al quarto mese, durante una delle visite ginecologiche, una sorpresa: non si sentono i battiti del bebé. Il medico ordina un’ecografia d’urgenza. Sono momenti di grande sospensione per ambedue gli sposi. Tutte queste incertezze – racconta Alessandra – ci rendevano più uniti e docili a ciò che Dio aveva pensato per noi in quel momento. Ma per la gioia di tutti, nell’effettuare l’ecografia, si sentono nuovamente i battiti del cuore del nascituro. Tuttavia, si aggiunge un’altra sorpresa: la testa sembra sproporzionata rispetto al corpicino. Si era superata una difficoltà ed ora ne appariva un’altra grave – continua Santiago -; tuttavia, non abbiamo mai dubitato di portare avanti la gravidanza ed aspettavamo il nostro bebè con tutto l’amore, al di là di come fosse venuto. Il fatto che il medico condivide la stessa visione della vita, lo stesso ideale evangelico che ani- ma i due, infonde loro coraggio. Riponevamo in lui tanta fiducia poiché sapevamo che avrebbe fatto tutto il possibile per portare avanti la gravidanza; per il resto, era accettare ciò che Dio voleva per noi. Da una nuova ecografia più dettagliata tutto appare normale, sia i battiti che le misure della testa. Evidentemente c’era stato un errore precedentemente. Poco tempo dopo, per Alessandra sono cominciate le contrazioni -riprende Santiago -, per cui ha dovuto fare riposo assoluto. Questo voleva dire che io dovevo incaricarmi di tutte le faccende di casa, prendermi cura di nostra figlia che aveva tre anni e, logicamente, continuare a portare avanti i miei due lavori, cosa tutt’altro che facile. Neanche per Alessandra è facile vederlo fare tutto da solo senza che lei possa aiutarlo. Spesso Sofia le chiede di fare il bagno e lei cerca di farle capire che deve rimanere a letto per il bene del bebè. Sono stati mesi estenuanti -ricorda Santiago con un volto pieno di dignità, come se li rivivesse -; sinceramente in alcuni momenti non ce la facevo più, ma ne parlavamo fra di noi e ricominciavamo da capo, accettando tutto come volontà di Dio. È stata una prova che ci ha fatto crescere molto. La gravidanza segue il suo corso normale finché, a poco a poco, Alessandra può smettere di stare a riposo. Le nuove ecografie annunciano l’arrivo di una bambina. È ora di scegliere il nome! Fra quelli che mi piacevano – afferma Alessandra – ne abbiamo scelto uno per il suo significato: Valentina, che vuol dire colei che possiede forza e valore. Tre settimane prima della data prevista per il parto, un controllo di routine dei battiti del bebè, accerta una discontinuità. Una nuova difficoltà. Bisogna praticare un cesareo quello stesso giorno! In realtà l’abbiamo preso con tanta tranquillità – è Alessandra a parlare -, sicuri, per quanto avevamo vissuto, che tutto era amore di Dio. Ci sentivamo fortificati come coppia e pronti ad affrontare insieme ciò che sarebbe venuto . In quel momento mi sono ricordato – interviene Santiago – che in quell’ospedale permettevano al padre di assistere al cesareo. Per me era importante concludere insieme questo cammino. Alessandra era già sotto l’effetto dell’anestesia quando il medico amico si è girato verso di me con il bisturi in mano, come per chiedere la mia solidarietà. Ho assentito con un gesto. Qualsiasi cosa fosse successa, sarebbe stato ciò che Dio voleva per noi, e questo mi dava tanta pace. L’intervento va benissimo e nasce Valentina con il cordone attorcigliato al collo: ecco il perché dei cambiamenti improvvisi dei battiti. L’esperienza vissuta – conclude Alessandra – ci ha aiutati a capire meglio che nella vita gioie e dolori fanno parte dell’amore di Dio; dipende da noi saper accettare ciò che lui ha pensato per ogni momento della vita, che non sempre è come vorremmo.

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