Referendum costituzionale, perché voto Sì

Rreferendum 20 e 21 settembre. La necessità di avviare cambiamenti dal basso con riforme puntuali per ravvivare partecipazione e rappresentatività. Un contributo per il dialogo aperto sul Focus Referendum costituzionale 2020
Referendu. manifestazione per il Si Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Sono un professore di storia e filosofia, ora in pensione. Sto seguendo il dibattito di questi giorni sul sì o no al Referendum e ho pensato di scriverne ad alcuni miei ex studenti del liceo. Considerazioni che condivido nel dibattito promosso da Città Nuova.

Tanti pensano sia meglio votare no! È giusto in parte. I “padri costituenti” non avevano pensato, oltre al Parlamento nazionale, a deputati regionali che sono anch’essi nostri rappresentanti in un ambito più limitato e neppure avevano pensato al licenziamento di deputati e senatori assenteisti o per scarsa produttività o perché, avendo numerosi incarichi, non possono partecipare all’attività parlamentare.

Secondo Paolo Flores d’Arcais la riforma è giusta ma si sarebbe potuto fare una scelta più radicale: stabilire cioè un rapporto vero tra cittadini e attività degli eletti. Ad esempio se il 40% degli elettori non va a votare, il 40% dei seggi dovrebbe essere estratto a sorte tra i cittadini.  Cosa che stimolerebbe i partiti a presentare candidati più credibili. Oppure, a mio parere, pagare in base alle presenze e produttività come tutti i cittadini di cui sono rappresentanti.

Credo sia necessario un patto elettore/ eletto che stimolerebbe la partecipazione e la rappresentatività. Lo feci quando mi candidai come consigliere comunale nella mia città, consegnandolo alle persone che pensavano di votarmi.

Anche nelle ultime elezioni politiche scrissi al deputato che scelsi di votare che gli avrei comunicato il mio pensiero ogni 15 giorni, ma divenuto ministro ha cancellato la chat. Pazienza.

Aiutare tutti a pensare e a decidere non è facile, ma parlare di ricatto come si va facendo in questi giorni, mi sembra spaventare i cittadini affinché facciano ciò che fa comodo o favorisce il pensiero di qualcuno o di alcuni.

Per la riforma Renzi del 2016 ho studiato con vari ex studenti del liceo alcune costituzioni europee. Ricordo che i tedeschi non preferiscono chiamarla così ed il Senato e la Camera lavorano tot giorni all’anno in modo che non sia tralasciato il proprio lavoro. Cosi possono accorpare i giorni o distenderli. Ed in più i rappresentanti del Senato lavorano gratuitamente ed hanno diritto al rimborso del biglietto del treno andata e ritorno.

Concludendo, la nostra Costituzione crea in noi cittadini molto imbarazzo perché è ad un tempo repubblica parlamentare e regionalista e non c’è alcun rapporto tra queste diverse camere rappresentative ed anche ripetitive. Allora che senso hanno tutte queste rappresentanze?

Occorrerebbe rivedere il tutto, ma da anni si alternano diversi governi e non si riesce a modificare alcunché, perché i rappresentanti parlamentari badano più agli interessi di parte, come dimostrano le altrettanto numerose riforme elettorali, che al buon funzionamento del sistema Paese.

Perciò, in attesa di una Riforma più o meno completa, che non arriverà mai, vedi continui cambiamenti di governo e continue riforme elettorali che ogni maggioranza si fa, non permettono di pensare ad un progetto Italia. Credo che la Germania abbia fatto tre o quattro leggi elettorali. Inoltre perché non riusciamo a mettere lo sbarramento elettorale almeno al 5%, perché i piccoli numeri fanno fare e mutare le maggioranze.

Non per il bene del Paese ma per l’interesse dei partiti e degli eletti. Sono queste le ragioni per cui voto per il Si, perché occorre cambiare a pezzetti le istituzioni dalla base con i referendum. Inoltre penso che abbiamo ancora un’idea elitaria del Parlamento piuttosto che democratica, cioè di rappresentanti del popolo a cui devono rendere conto e che non va tradito cambiando “casacca” se il partito in cui reputavi di essere espressione non lo è più, è coerenza lasciare e non andare altrove.

Forse più che populismo conviene parlare di popolarismo, perché tante persone per bene non sopportano più e non stimano più i partiti tradizionali. Ma questi ultimi cosa fanno per ottenere stima? La verità va cercata insieme ed in ognuno, se onesto, c’è un briciolo di verità.

Nota bene:

questa intervento  rientra del dialogo aperto promosso da Città Nuova per discutere in maniera aperta e ragionata sulle ragioni del No e del Sì in merito al referendum costituzionale in programma per il 20 e 21 settembre in Italia.

Tutti gli interventi sul Focus Referendum costituzionale 2020

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