Proteggere l’intimità della famiglia

I 30 anni di Telefono azzurro e il monito del Garante della privacy ricordano la piaga della pedo-pornografia online, e l’attenzione da porre nell’uso della Rete, specialmente quando sono coinvolti i bambini

«Da 30 anni la luce di Telefono azzurro è un faro per i bambini e gli adolescenti vittime di abusi e violenza». Questa scritta appare sul sito di Telefono azzurro, iniziativa nata a Bologna l’8 giugno 1987 per merito di Ernesto Caffo, professore di neuropsichiatria infantile, preoccupato del fatto che nessuno ascoltasse la sofferenza dei bambini.

Un’avventura, iniziata con un semplice numero di telefono, che oggi offre un call center con 40 operatori e centinaia di volontari. Riceve una chiamata ogni 8 minuti, e quasi 2 mila bambini ogni anno entrano in contatto. Questi numeri dimostrano quanto il problema sia diffuso. Tanti i fronti nei quali è presente Telefono azzurro: la violenza sui minori, i bambini con genitori in carcere, i migranti non accompagnati che arrivano in Italia, la formazione di genitori e docenti. Per quanto riguarda la violenza, oltre a quella fisica e morale, oggi preoccupa molto il mondo digitale: sono in crescita infatti i casi di pedo-pornografia online.

Uno dei motivi è che oggi, in qualsiasi festa di famiglia o tra amici, è normale riprendere tutto con i telefonini e condividere sui social, soprattutto le foto e i filmini di bambini e bambine. Una volta che fotografie e filmini sono diffusi sui social, però, è quasi impossibile sapere dove vanno a finire e chi ne verrà in possesso. Per sempre.

C’è molta leggerezza nell’uso del web. Ce lo ricorda anche Soros, garante della privacy, che in un’intervista al Gr1 afferma: «Non dobbiamo colpevolizzare un genitore che posta un’immagine dei figli, ma dobbiamo avere la consapevolezza che le insidie del web sono tante. I dati riferiti alla pedo-pornografia confermano che i dati vengono prelevati dai social e poi versati nel dark web».

Con dark web si intende quella parte di Internet raggiungibile solo attraverso software particolari, di solito fuori da qualsiasi controllo. Una parte di rete che garantisce l’anonimato ed è quindi preferita per attività illegali come la pedo-pornografia online.

Ci sono delle regole minimali da conoscere per ridurre i pericoli in Rete (vedi qui), ma forse è utile anche qualche considerazione più generale. I genitori di solito sanno molto bene cosa significa proteggere i figli dai pericoli del mondo, per esempio quando possono cominciare ad attraversare una strada da soli. Lo stesso ragionamento va fatto per il mondo digitale: quando lasciarli da soli nella navigazione in Rete affidando loro un cellulare con accesso a Internet?

E ancora: ogni genitore sa bene cosa significa proteggere l’intimità della famiglia nel mondo reale, evitando per esempio l’ingresso o la curiosità degli sconosciuti. Stesso ragionamento va fatto nel mondo digitale, sapendo che quando una tecnologia entra in casa (il cellulare, la play station ecc.) poi non esce più.

Quindi non devono essere gli amici o gli zii a decidere quali strumenti elettronici regalare ai bambini. Solo i genitori sanno qual è l’età giusta per permettere loro di cominciare ad usarli, e per quanto tempo. Non è facile, perché la pressione dei compagni e della pubblicità è forte, ma è indispensabile questo controllo. L’intimità della famiglia è affidata ai genitori, sia nel mondo reale che digitale.

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