Progetto Policoro, 25 anni di impegno sociale

Per festeggiare queste «nozze d’argento», i giovani del Progetto Policoro sono stati ricevuti in udienza dal papa. «Il Progetto Policoro è stato ed è un segno di speranza»
Foto Vatican Media/LaPresse

«Per sconfiggere la disoccupazione è richiesta una cultura nuova, che punti sui beni relazionali, sulla reciprocità, sulla fiducia, sul buon vicinato, una cultura della legalità che sappia sconfiggere un modo di organizzare la vita sociale che penalizza fortemente le capacità e aspirazioni delle collettività». Sono le parole di don Mario Operti che 25 anni fa, in qualità di direttore dell’Ufficio Cei per i Problemi sociali e il Lavoro, ha dato il via al Progetto Policoro, un’iniziativa nata per creare una nuova cultura del lavoro. Una sfida destinata, negli anni, a creare posti di lavoro e a dare speranza a molti giovani. Il Progetto, che deve il suo nome alla località lucana dove è stato presentato per la prima volta, inizialmente era rivolto alle regioni del Sud dell’Italia e oggi si estende su tutto il territorio nazionale.

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Per festeggiare queste «nozze d’argento», i giovani del Progetto Policoro sono stati ricevuti in udienza dal papa. «Il Progetto Policoro è stato ed è un segno di speranza, soprattutto per tanti territori del Sud d’Italia carenti di lavoro o che sfruttano i lavoratori», ha detto papa Francesco, accogliendoli nella Sala Clementina in Vaticano. «Oggi siete chiamati a esserlo in un modo nuovo – essere speranza è un modo nuovo –, perché questo importante anniversario capita in un periodo di forte crisi socio-economica a causa della pandemia».

Animare, abitare, appassionarsi, accompagnare sono i quattro i verbi che il papa consegna ai ragazzi per continuare a camminare e «sognare insieme».

Animare, cioè «dare animo», specialmente all’economia, consapevoli che «ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie». Essere «tessitori di un’umanità solidale», capaci di progettare sul grande tema del lavoro che deve mettere al centro la dignità della persona prima che il guadagno; essere «propositivi, protagonisti, per favorire la crescita di figure imprenditoriali al servizio del bene comune».

Poi, l’impegno ad «abitare». «Abitare il mondo senza calpestarlo», perché abitare la terra vuol dire vivere in pienezza la relazione con Dio, con i fratelli, con il creato e con se stessi. «Amare – continua il papa – i territori in cui Dio vi ha posti, evitando la tentazione di fuggire altrove», facendo diventare le periferie dei «laboratori di fraternità». Abitare questo tempo di crisi chinandosi sulle sue povertà: «sui giovani che non trovano lavoro, i cosiddetti Neet, su quelli che soffrono la depressione, su quelli demotivati, su quelli stanchi nella vita, su quelli che hanno smesso di sognare un mondo nuovo». Abitare anche i conflitti, «trasformarli in capacità di ascolto, di riconoscimento dell’altro, di crescita reciproca».

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Papa Francesco di sofferma sul verbo «appassionarsi», molto usato dai giovani che hanno tante passioni, ma «c’è uno stile che fa la differenza: la passione per Gesù Cristo e per il suo Vangelo. E questo – sottolinea Francesco – si vede nel “di più” che mettete per accompagnare altri giovani a prendere in mano la loro vita, ad appassionarsi al loro futuro, a formarsi competenze adeguate per il lavoro. Il Progetto Policoro sia sempre al servizio dei volti concreti, della vita delle persone, soprattutto dei poveri e degli ultimi della nostra società». Per vivere tutto ciò, occorre avere cura della propria interiorità, della spiritualità, conoscere in profondità la dottrina sociale della Chiesa e cercare «di tradurla nel concreto delle situazioni».

Il quarto verbo è «accompagnare», camminare accanto ad ogni persona secondo lo stile di Gesù con i discepoli di Emmaus, diventando segno concreto «di una Chiesa che sa prendere per mano». «Il Progetto Policoro è una rete di relazioni umane ed ecclesiali: molte persone si impegnano ad accompagnarvi, le vostre diocesi vi guardano con speranza, e ciascuno di voi è capace di farsi compagno di strada verso tutti i giovani che incontra sul suo cammino», ricorda il papa.

Nella crisi che il mondo sta attraversando, lo Spirito del Risorto dona le forze per riprendere il cammino, per tornare a sperare, rafforza l’impegno di ciascuno nella società, nella famiglia, nella Chiesa.

«Alla scuola del magistero sociale della Chiesa, voi siete già segni di speranza – conclude papa Francesco -. La vostra presenza nelle diocesi possa aiutare tutti a comprendere che l’evangelizzazione passa anche attraverso la cura del lavoro».

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