Fuori i poveri dalle vie dello shopping

Ordinanza del sindaco per vietare la sosta di senza fissa dimora nell'area delle spese natalizie

Chissà se Manzoni dopo l’ordinanza del Sindaco della città lariana che ha sfrattato i clochard dal centro storico «per porre fine a uno spettacolo tutt’altro che decoroso», avrebbe rivisto l’incipit dei Promessi Sposi così «quel ramo del lago di Como che volge a mezzanotte», vista la luce oscura che riverbera da questo gesto. Non vogliamo cadere nella tentazione di essere buonisti ma vorremmo soltanto dare credito alle parole del direttore della Caritas locale Roberto Bernasconi che dice: «Il sindaco di Como faccia un passo indietro e magari accolga queste persone perché possano vivere un Natale dignitoso. Le feste sembrano essersi ridotte a un fatto meramente commerciale dimenticando i drammi durissimi che ci stanno interessando da vicino: non solo i migranti, ma anche famiglie che non ce la fanno ad andare avanti, anziani sempre più soli, giovani che non riescono a capire quale sia il senso della loro vita, dove le persone sopravvivono, non vivono». E nel giro di vite sono finiti anche le associazionche assistono i senzatetto. «Ci hanno impedito di offrire la colazione alle persone che dormono all’aperto – si lamentano i volontari. Questo gesto sarebbe contrario alla tutela della vivibilità e il decoro del centro urbano».

Insomma, niente bevande calde per sopportare il freddo.

Ma l’impegno sembra essere più forte «Il 25 organizzeremo un grande pranzo – conclude Bernasconi – Ci metteremo a disposizione per permettere a chi ha bisogno di passare una giornata a dimensione di famiglia».

Certo non è possibile assistere e arroccarsi in un dilemma tra decoro urbano e rispetto delle persone. Papa Francesco si sarà preoccupato del decoro del colonnato di piazza san Pietro o piuttosto di quello delle persone a cui ha offerto servizi di cura e igiene proprio sotto quel colonnato? Chi conosce il papa argentino avrà già risposto alla domanda…..

Quello che il pontefice attua di continuo anche con gesti concreti (aprire delle docce e una barberia presso il colonnato…)  non è un bel modello organizzativo e assistenziale verso il disagio, ma  piuttosto col modo in cui il vescovo di Roma si è lasciato interpellare dalle condizioni specifiche delle persone senza dimora. È solo così che capiamo come indirizzare lo sguardo sulla realtà.

Se non vediamo la persona e le sue difficoltà reali, non riusciremo mai a sentire quella condizione con un’urgenza che impone riconoscimento di dignità; allora sarà facile la riduzione della persona a problema da rimuovere dai nostri sguardi e dalla nostra coscienza sia tra lo shopping compulsivo natalizio o in una normale giornata qualunque.

E in questo senso la questione del decoro non può non trasformarsi in un’emergenza sociale; non può non assumere la connotazione della premura e della tutela della dignità della persona; non può non passare attraverso la ricerca dei possibili percorsi di accompagnamento per la reintegrazione sociale della persona in disagio. Forse i sindaci dovrebbero essere aiutati in questo percorso sia sul lago che in altri contesti

 

 

 

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