Sfide con le capsule di detersivo

L’ultima scommessa (idiota) che circola sui social, nata per gioco, coinvolge i giovanissimi nel masticare le pasticche usate per lavare gli indumenti (Tide pods)

Dopo il controverso fenomeno della Blue Whale, che aveva fatto preoccupare non poco i genitori ed educatori questa primavera, arriva alla ribalta quella che sembra una nuova “sfida”, non solo per giovanissimi, che circola attraverso i social media da fine dicembre.

Si tratta della cosiddetta “Tide Pods Challenge”, nata negli Stati Uniti e che consiste nel riprendersi mentre si masticano pastiglie di detersivo. Il nome di quest’ultimo fenomeno spuntato su Youtube, e in parte Facebook e Instagram, deriva dal nome delle pastiglie utilizzate, le Tide del brand di Procter & Gamble.

Partito probabilmente come un meme (un tormentone simpatico e virale che si diffonde sul web), questo fenomeno si è presto trasformato nel riprendersi mentre ci si mette in bocca una di queste capsule. Pochi le mandano giù veramente, ma è inutile ricordare che si è a rischio di avvelenamento anche se le capsule vengono lasciate sciogliere in bocca. Il video viene poi postato su Youtube o su Social Network e condiviso con gli amici, che vengono “sfidati” a fare lo stesso.

Come spesso accade in questi casi, tutto è nato come un gioco. Risalendo gli eventi, sembra che tutto sia partito da un video postato nel marzo 2017 sul canale Youtube del sito satirico CollageHumor intitolato “Don’t Eat The Laundry Pods – They’re a poison” (non inghiottire le pastiglie di deterviso. Sono veleno) che ha ottenuto da allora 3.321.875 visualizzazioni. Ora per poterlo visualizzare è necessario accedere al proprio account Google per verificare l’età, ma certo questo non rappresenta un limite insormontabile e non si sa se il limite fosse già presente prima dell’esplosione del fenomeno.

Nel video viene raccontato di un giovane che è attratto dal fascino “colorato” delle pastiglie di detersivo Tide poste sul un tavolo e che, pur sapendo che si tratta di “veleno”, non riesce a resistere alla tentazione di mangiarne alcune. Di questo poi qualcuno ne ha fatto un meme e l’11 dicembre un utente di Twitter ha postato un’immagine di Oprah Winfrey (attrice) mentre mangia con la didascalia: “Sto mangiando pastiglie Tide”. La viralità della Rete ha poi fatto il resto. Solo che il fenomeno è andato fuori controllo e Facebook e Youtube sono dovute correre ai ripari, attivandosi per cancellare progressivamente tutti i video relativi alla “sfida”.

Youtube è addirittura intervenuto con una dichiarazione ufficiale, in cui ha ricordato che “le linee guida della comunità proibiscono contenuti che siano orientati a incoraggiare attività pericolose che hanno rischi concreti sulla salute fisica. Stiamo lavorando per rimuovere rapidamente i video segnalati che violano le nostre policy”.

Ma il fenomeno resiste. Su Instagram tra i video popolari legati alla parola chiave “#TidePods” c’è addirittura qualcuno che mostra in un video una “ricetta” per creare una poltiglia colorata con le capsule unite ad un mix di detersivi. Qualcun altro ha postato la foto della “pizza al detersivo”, e poco importa se nella descrizione abbia inserito la scritta DO NO EAT (non lo mangiare).

Negli Stati Uniti quello del #TidePods è un fenomeno abbastanza preoccupante: secondo la CNN, il numero delle richieste per “esposizione intenzionale” arrivato nei primi 15 giorni di gennaio è lo stesso delle richieste arrivate in tutto il 2017. Procter&Gamble si è affrettata a ricordare che le capsule di detersivo hanno come solo scopo quello di lavare gli indumenti e alcuni supermercati stanno valutando l’ipotesi di non consentire la vendita delle capsule ai minori.

Quali consigli si possono dare?

La prima cosa da fare è non farsi prendere dal panico e creare inutile allarmismo. In Italia, infatti, il fenomeno non sembra, per fortuna, ancora così diffuso, e anzi, sembra più una preoccupazione dei media che un fenomeno davvero reale.

La seconda è non puntare il dito verso i social e Internet, che non hanno nessuna colpa di come le persone utilizzano gli strumenti che hanno a disposizione. Anzi, in questo caso Facebook e Google sono corse subito ai ripari cercando di limitare l’esposizione di contenuti che possano in qualche modo convincere altre persone a fare operazioni simili.

Cosa fare? La misura di prevenzione più utile ed efficace rimane sempre quella di mantenere un dialogo sempre aperto su ciò che i propri figli guardano e fruiscono online, in modo da poter avere “offline” degli spazi di discussione che possano aiutare i ragazzi a distinguere e a non minimizzare gli effetti reali di ciò che vedono in finzione.

 

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