Parola, pane, povero. Le 3P di Milano

Nel capoluogo lombardo i giovani dell'Azione cattolica stanno vivendo un Capodanno alternativo

C’è aria di festa a Capodanno, si invitano gli amici, si prepara la tavola, i dolci, lo spumante per attendere insieme il nuovo anno. Anche a Milano, i giovani dell’Azione Cattolica ambrosiana stanno festeggiando il Capodanno, ma in un modo tutto speciale. Fedeli a una tradizione che si rinnova ormai da dieci anni, hanno organizzato e vissuto insieme il “Capodanno solidale”. L’esperienza è iniziata il 30 dicembre, quando i giovani si sono riuniti presso la parrocchia di San Giorgio al Palazzo e sono usciti insieme per raggiungere le persone bisognose, i poveri, i senzatetto, e consegnare loro i biglietti di invito al pranzo del giorno successivo. La mattina del 31 dicembre hanno preparato la tavolata, accolto i poveri con i quali hanno condiviso il pranzo e un pomeriggio in allegria giocando a tombola.

L’iniziativa si colloca all’interno del progetto “3P”, un’esperienza di solidarietà rivolta ai giovani. Come accade in molte grandi città, anche a Milano coesistono grandi ricchezze e grandi povertà. Tra i portici di piazza Duomo, di fronte alle vetrine di Abercrombie&Fitch in corso Vittorio Emanuele, sotto il palazzo della Borsa, si possono ritrovare queste contraddizioni: al centro della metropoli i luoghi, che di giorno rappresentano le colonne della società, di notte diventano case per i senzatetto. Dall’osservazione di queste realtà è nata un’idea di incontro gratuito e silenzioso: due volte a settimana i ragazzi si danno appuntamento per pregare insieme, preparare la colazione che porteranno, all’alba del giorno dopo, ai senzatetto della città. 3P è l’acronimo per Pane, Parola, Povero: la Parola è quella ascoltata e custodita nel cuore, che guida i passi dei ragazzi; il pane è quello preparato per i poveri e il Pane dell’Eucaristia. In questo modo si incontra il volto di Gesù, che è pane, Parola e povero.

L’esperienza del Capodanno solidale, spiega Simone Bosetti, Vicepresidente dei Giovani dell’Azione Cattolica Ambrosiana, «costituisce un ponte, un punto di incontro, in cui due realtà parallele come noi e i poveri, si scoprono vicendevolmente. Scopriamo che siamo entrambi persone, simili, ricchezza uno per l’altro. Questo non è così ovvio in una Milano sempre di corsa e caotica. Queste esperienze hanno il dono incredibile di abbattere il muro dell’indifferenza: da qui succede che i giovani quando poi passeggiano per Milano salutano i clochard conosciuti a capodanno, ci scambiano quattro chiacchiere senza vergogna. Succede a volte che questa esperienza faccia affiorare domande importanti per la propria vita, nascoste fino a quel momento da un tram-tram quotidiano un po’ povero. Personalmente mi ha regalato occhi diversi verso il prossimo: il povero ai bordi delle strade è come me, è una persona! Una stretta di mano, quattro chiacchiere, un sorriso, sono un grande dono per me e per lui!».

L’aspetto essenziale di questa esperienza, come racconta chi l’ha vissuta, è la gratuità. Con questa iniziativa non si cambia materialmente la vita di un povero e nemmeno quella di un giovane, ma si riesce a stimolare delle domande importanti, si riflette sulla gratuità, si intessono relazioni.

Quest’anno sono circa 40 i giovani che hanno aderito al “Capodanno solidale”. Laura, che per il terzo anno ha partecipato all’esperienza, racconta: «A Milano, tra cenoni da centinaia di euro e serate in discoteca, alcuni giovani sentono il bisogno di qualcosa di diverso: dedicarsi all’altro. Azione cattolica come ogni anno propone un capodanno solidale con i poveri. Si tratta di tre giornate completamente dedicate alla preparazione e condivisione di un pranzo con i senzatetto. Le varie portate vengono offerte da alcuni ristoranti della città, anche prestigiosi, come Cracco in galleria e l’antica osteria del laghetto. L’unicità e la bellezza di questa proposta sta nella modalità con cui i giovani partecipano: non limitandosi a servire ma sedendosi a tavola per vivere il pranzo in condivisione. Questo aspetto è ciò che più mi colpisce: il clima familiare che si crea tra di noi, la spontaneità che ci spinge a vincere la diffidenza iniziale e sentirci a casa per qualche ora. È il terzo anno che faccio questa esperienza e posso dire con certezza che la gioia che mi dona è rara».

Matteo, condividendo il pranzo con i poveri, ha fatto un’autentica esperienza di fraternità: «Posso descrivere la mia esperienza 3p con tre parole: insolito, dolcezza, fratello. Perché è stata un’esperienza strana, diversa, frenetica e intensa. Perché in ogni loro storia non potevo fare a meno di sentire l’affetto che provavano per i loro cari, la dolcezza con cui ne parlavano, il dolore del passato e un certo tipo di speranza. Perché ti senti a casa con loro, e sembra brutto dirlo così, ma lì in mezzo a loro ti senti nel posto giusto, tra amici, tra fratelli, perso in tante chiacchiere e molte risate. Dopo questi giorni, ripensando all’esortazione di papa Francesco di riconoscere il volto di Gesù nei poveri, torno a casa con la convinzione che, questa volta, qualcosa (non troppo) l’ho riconosciuta anche io».

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