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Il paradosso del padre

Dove sono finiti i padri? Dove sta andando la società? Il modello maschile adulto è in disfacimento? Intervista a Luigi Zoja

La madre è valutata (come madre) per quello che fa con il figlio.

Il padre per quello che fa per il figlio, ma anche nella società.

E le leggi di questi due spazi sono diverse.

Il padre quindi oscilla tra la legge dell’amore e la legge della forza.

(Il gesto di Ettore – Bollati Boringhieri)

 

Psicanalista e saggista, Luigi Zoja è conosciuto in tutto il mondo. Già presidente della IAAP, l’associazione che raggruppa gli analisti junghiani, ha vinto per due volte il premio della National Association for the Advancement of the Psychoanalysis, assegnato ogni anno negli Stati Uniti alla saggistica psicologica. Tra i suoi tanti libri: Il gesto di Ettore (preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre) e La morte del prossimo. Lo incontro al MAXXI di Roma, in margine al convegno che discute il suo saggio più recente: Vedere il vero e il falso (la ricostruzione storica dimostra che le foto più famose sono spesso il risultato di manipolazione).

Lei ha scritto che è in disfacimento il modello maschile adulto… come può andare avanti la società? Senza padri siamo condannati a ritornare all’uomo “inutile” della preistoria?
C’è una crisi dell’identità maschile adulta. Quell’identità che costruisce la società assumendosi la responsabilità di un altro essere, il figlio, volontariamente, e non per istinto come fa la madre. 50 anni fa, nel 1968, eravamo sicuri che le cose sarebbero cambiate: bastava collaborare con le femministe, avere più valori femminili, spendere meno in armi e più in servizi sociali… lei ha visto qualcosa di tutto questo cambiamento? Oggi viviamo in una società effettivamente post patriarcale, ma sempre maschio centrica, anzi direi neo-maschilista. Il problema è che la polarità maschile, messa in evidenza da questa società neo-maschilista piena di narrative in cui viene esaltato il protagonismo senza limiti del singolo, è quella del maschio alfa, il maschio dominante, giovane, che combatte.

E quindi, come conseguenza, abbiamo le bande di ragazzini minorenni che «sostituiscono il padre (assente o troppo mite) con il capobanda»…
Esatto. Ma anche le femmine cercano di diventare un maschio alfa. Si dice che la donna deve essere emancipata, ma la donna in carriera che cos’è? È vestita Prada, ma in realtà è una guerriera. Quindi attenzione. Un’altra osservazione interessante, di quelle che magari sfuggono al pubblico, viene dagli studi dell’Ocse, l’organizzazione dei 20 stati maggiori della Terra che classifica le prestazioni scolastiche nelle classi medie e superiori. Questi studi riportano che, da più di due decenni, le prestazioni intellettuali dei maschi continuano a calare rispetto a quelle delle femmine. Si tratta di un trend epocale. Solo in matematica i maschi sono rimasti allo stesso livello di anni fa, o un po’ superiori. In tutte le altre materie, soprattutto quelle umanistiche, i maschi sono in difficoltà. Le ragazze sanno leggere, i maschi no.

Lei ha scritto nel suo libro Il gesto di Ettore che la civiltà è cominciata quando il maschio ha smesso di vivere in bande e ha cominciato a fare il padre, portando il cibo alla sua compagna e ai figli…
L’ha detto Margaret Mead, la più rispettata antropologa del XX secolo.

Quindi se il maschio ritorna a vivere in bande, a fare il vagabondo come nella preistoria e smette di fare il padre…
C’è una crisi notevole della civiltà.

Dove stiamo andando?
Ho viaggiato molto nei diversi continenti e la mia sensazione, confermata dagli studi Ocse, è che questo fenomeno sia ormai diffuso dappertutto. Nella scuola superiore, fra i giovani adolescenti maschi tende purtroppo a prevalere, ed essere guardato con ammirazione, chi è più bullo. Per esempio nel terzo mondo (che cerca di diventare uguale al primo), quando per la prima volta un maschio entra in classe con un coltello è facile che, anche se viene censurato, subito dopo ci sia un’ondata per cui anche tutti gli altri cercano di andare col coltello. Questo, secondo gli studi dell’Ocse che vedono un calo di prestazioni scolastiche dei maschi, ha un influsso, perché mentre per le ragazze continua ad essere un modello quella che riesce bene a scuola e studia, fra i maschi no. Il modello è ormai il bullo. Nel mio libro la chiamoSindrome di Lucignolo”: siamo tutti come Pinocchio e andiamo dietro a Lucignolo (il bullo, lo scolaro ribelle, strafottente, orgoglioso di fare i propri comodi) probabilmente perché, come in Pinocchio, c’è un padre debole o assente.

L’intervista completa nel dossier Padri, allegato alla rivista Città Nuova di marzo 2019

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