Nuovi fondi per l’Africa

L’Unione europea adotta dei nuovi programmi per proteggere i migranti e sostenerne la loro reintegrazione in Africa. Saranno efficaci? Intanto in Libia la situazione è ancora critica.

L’Unione europea (Ue) ha adottato dei nuovi programmi nel quadro del Fondo fiduciario di emergenza dell’Ue per l’Africa, istituito per sostenere la stabilità in Africa e contrastare le cause della migrazione irregolare, gestendola meglio laddove possibile ma affrontando anche le cause di destabilizzazione che causano milioni di sfollati all’interno dello stesso continente nero. Il Fondo sostiene delle attività in tre regioni specifiche dell’Africa: il Sahel e il Lago Chad, il Corno d’Africa e il Nord Africa.

L’Ue collabora con ventisei paesi partner, che stanno affrontando sfide crescenti in termini di pressione demografica, estrema povertà, scarse infrastrutture sociali ed economiche, tensioni interne e debolezze istituzionali, insufficiente capacità di recupero dalle crisi alimentari e problemi ambientali. Tutto questo comporta il sorgere di conflitti, il trasferimento forzato di persone, la migrazione irregolare, le attività criminali e illegali, il traffico di migranti e la tratta di esseri umani, la radicalizzazione e l’estremismo violento.

Il Fondo fiduciario di emergenza dell’Ue per l’Africa si concentra su programmi di sviluppo economico che affrontano le lacune nelle competenze delle persone e migliorano la loro occupabilità attraverso la formazione professionale, il sostengono alla creazione di posti di lavoro e le opportunità di autosufficienza con particolare attenzione al rafforzamento delle microimprese e delle piccole e medie imprese. Nel contempo, le attività finanziate dal Fondo aspirano a migliorare la sicurezza alimentare e nutrizionale, in particolare per i più vulnerabili, nonché per i rifugiati e gli sfollati interni. Non meno importante, è il sostegno alla governance dei Paesi africani, promuovendo la prevenzione dei conflitti, affrontando le violazioni dei diritti umani e rafforzando lo stato di diritto. Infine, le azioni finanziate mirano ad una corretta gestione della migrazione ed il ritorno e il reinserimento delle persone nei propri Paesi di origine. I nuovi programmi dell’Ue vogliono proteggere i migranti ed offrire loro possibilità sostenibili di reintegrazione in Libia, lungo la rotta del Mediterraneo centrale e in Etiopia.

Secondo il Commissario europeo per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, Neven Mimica, «l’Unione Europea sostiene i tanti migranti e rifugiati africani in difficoltà. Con queste nuove misure continuiamo a salvare e proteggere vite umane e a combattere le cause profonde della migrazione e offriamo anche sostegno alle persone per migliorarne la vita nei Paesi di provenienza e poter guardare al futuro con speranza. Il Fondo fiduciario di emergenza dell’Ue per l’Africa ci permette di far fronte rapidamente alle necessità di persone disperate e, insieme ai nostri partner, ci concentriamo sulla protezione dei migranti e dei rifugiati particolarmente vulnerabili e ne sosteniamo il rimpatrio e la reintegrazione».

Il Commissario europeo per la Politica di vicinato e i negoziati di allargamento, Johannes Hahn, ritiene che grazie a questi nuovi programmi vengono mantenuti gli impegni presi nel quadro della task force congiunta tra UE, Unione Africana e Nazioni Unite, rafforzando il sostegno che l’Ue sta già offrendo alle persone bisognose in Libia. «Stiamo lavorando attivamente per salvare vite, proteggere persone e offrire alternative umane per lasciare il Paese e fare ritorno a casa. Stiamo anche lavorando ad un aspetto altrettanto importante, ovvero nuove misure per aiutare gli enti locali libici a fornire migliori servizi sociali di base e a migliorare la governance locale sia per la popolazione autoctona che per i migranti».

Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, i nuovi programmi mettono a disposizione 115 milioni di euro per sostenere i migranti in Libia, che si aggiungono ai 162 già disponibili, e sono gestiti in partenariato con l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) e l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Questi programmi mirano ad evacuare dalla Libia 3.800 rifugiati ed offrire ad altri 15.000 migranti protezione e rimpatrio nei Paesi di origine, fornendo loro assistenza nella reintegrazione in loco, ai quali si aggiungono programmi di reinserimento nei rispettivi Paesi per 14.000 persone provenienti da Niger, Ciad, Camerun e Burkina Faso che hanno richiesto protezione internazionale.

Sebbene questi programmi dell’Ue sembrino un ottimo strumento per favorire lo sviluppo dei Paesi africani e ridurre la pressione migratoria sul vecchio continente, è pur vero che la situazione dei migranti in Libia resta estremamente difficile. La mancanza di un governo che eserciti un potere chiaro sul territorio fa sì che gli unici interlocutori effettivi siano capi di tribù e milizie locali che, foraggiati dai Paesi europei per bloccare il flusso dei migranti, di fatto speculano sulla vita dei rifugiati. L’opinione pubblica, in Italia, è ultimamente concentrata sulle elezioni e sull’aumento di episodi di razzismo, per cui nessuno si domanda che fine abbiano fatto quelle decine di migliaia di migranti tenuti in Libia in condizioni disumane o venduti come schiavi. Indubbiamente, se le condizioni dei Paesi di origine fossero migliori, sarebbero meno le persone che emigrerebbero dall’Africa verso l’Europa. Infatti, nuove opportunità di lavoro e crescita della classe media nel continente africano sono elementi cruciali per lo sviluppo economico locale ed il consolidamento di istituzioni democratiche, rendendo quindi nel futuro potenzialmente inutili gli aiuti allo sviluppo e molto più efficaci gli investimenti internazionali e tra gli stessi Paesi africani.

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