Sono tornati, godibilissimi, nella loro effervescente semplicità, Max e Mauro: un bel po’ 883, ma un pizzico anche − ed è il bello della serie Sky sul gruppo musicale di Hanno ucciso l’uomo ragno e Sei un mito − ragazzi come tanti. Presi dai bisogni e dai desideri dei giovani comuni, di allora e di oggi, da quelle esperienze personali e relazionali, con le loro normali difficoltà, che restano le più importanti: amicizia, amore, ricerca di sé.
Tutto questo, grazie a una scrittura brillante, vivace, che non è mai solo biopic didascalico, pedinamento letterale dei famosi, ma anche racconto di formazione leggero e non banale, spassoso e intelligente, coi due personaggi sottilmente indipendenti dagli originali a cui riavvolgono il nastro.
Per carità, Max Pezzali e Mauro Repetto − ottimamente interpretati da Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli − non vengono traditi, ma, come dire, sono rafforzati con interiorità buffe, tenere, guizzanti, scavate per rendere più ricca, ritmica, coinvolgente, la loro grande avventura nel pop italiano e questa serie sulla carta noiosetta, scontata e nei fatti sorprendente.

Ufficio stampa Sky/PCiriello
Ora Nord Sud Ovest Est, coi suoi 8 episodi rilasciati settimanalmente su Sky, fino a novembre inoltrato. Prima, il suo prequel naturale: la prima stagione intitolata Hanno ucciso l’uomo ragno. Entrambe sintetizzate dal sottotitolo “La leggendaria storia degli 883”, che non a caso usa l’ossimoro della storia leggendaria per testimoniare quel delicato surplus di narrazione che rende questa comedy un pizzico nostalgica e tanto frizzante e scorrevole. La storia abbraccia ogni provincia italiana (la Pavia dei ragazzi è ogni piccolo centro dello Stivale) e ogni legame di amicizia giovanile, forte, persino poetica, in quell’età − e gli amici dei protagonisti lo ricordano − in cui si galleggia tra ozi adolescenziali e voci dal fondo, nebulose e sempre più nitide e pressanti, che invitano a prendere una direzione e un posto nel mondo.
Ecco, è una serie di sensazioni, di emozioni, di atmosfere e temi, quella costruita dal bravo Sydney Sibilia (Smetto quando voglio, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose, Mixed by Erry), che a partire dal duo che dominò gli anni ’90 del pop italiano, elogia il gusto per la narrazione estrosa, in particolar modo quella seriale, con punte di genialità sparse in una fotografia calda e luminosa. Basti pensare al riuscito parallelo tra gli 883 e i Righeira nel primo episodio della nuova stagione: un gioiellino, una divagazione gustosa e non superflua, scollata, gratuita. Ancora una volta rafforzativa, spiazzante e funzionale, come brillanti sono i piccoli paradossi raccolti dal reale, elaborati in testo per movimentare il racconto.
Non mancano gli inserti sul costume italiano di quegli anni, in questa nuova come nella precedente stagione: dal Festivalbar a Non è la Rai, compresi i personaggi di contorno come Fiorello e (soprattutto) un grande Claudio Cecchetto. Spunta anche un bizzarro e delizioso Carlo Lucarelli (quello di Blu Notte), che con gli 883 collaborò ai video dell’album Nord Sud Ovest Est, tutto girato negli Stati Uniti e ponte narrativo su cui viaggia la seconda stagione.

Ufficio Stampa Sky/JavierPérez
Al ritorno in Italia, si vira verso la gradevole malinconia, con la consensuale separazione del duo. È qui che Mauro offre una riflessione interessante sul valore della salita nella vita, sul bello di cercare una strada, sul senso della fatica di andare, proseguire, cercare, anche se ci sono dubbi e paure. Il sale della vita sta in quella sudata, nella sana, affamata incertezza, più che nell’arrivo, nella bellezza panoramica della cima: bella per poco, poi portatrice di altri dubbi, non semplici da sistemare. La leggendaria storia degli 883 sa accogliere questi momenti più verticali nel suo clima sereno, allegramente giovanile, cercando di somigliare, in fondo, a quello che gli 883 ci hanno offerto coi loro testi e le loro melodie per diversi anni, ormai lontani ma ancora impressi nei cuori dei più grandicelli.
