Dangote intende rendere l’Ipo (offerta pubblica iniziale), aperta il 14 settembre e con sottoscrizioni fino al 13 ottobre, un evento economico di primaria importanza non solo per la Nigeria, ma anche per l’intera Africa.
Il dottor Abdulrazak Ibrahim Fagge, esperto di economia e affari, ha definito l’evento come storico. Il miliardario nigeriano ha fatto eco a questo sentimento: «Oggi è un giorno storico», ha dichiarato Aliko Dangote il 14 mattina suonando la campanella di apertura della Borsa di Lagos. Questa operazione rende la sua raffineria la prima società del Paese ad essere quotata in borsa dalla creazione della Borsa nigeriana nel 1961, come riporta il quotidiano nigeriano Vanguard.
«Condivideremo pienamente, senza riserve, tutta la nostra prosperità con il popolo», ha esclamato con entusiasmo il miliardario nigeriano rivolgendosi a una sala gremita di banchieri, investitori e broker. «Questo è un momento storico per la Nigeria e un enorme passo avanti per l’Africa», ha aggiunto Tony Elumelu, fondatore della United Bank for Africa (Uba).
Secondo diversi osservatori, si tratta della più grande Ipo mai realizzata nel continente: 4,1 miliardi di azioni offerte sul mercato, per un’operazione che potrebbe raccogliere 1,4 miliardi di euro. Un esperto del settore petrolifero ha commentato: «Questa è una quotazione in borsa per il popolo, per l’Africa, con un biglietto d’ingresso di circa 4 dollari». Gli investitori potranno acquistare un minimo di dieci azioni al prezzo di 525 naira nigeriane ciascuna, ovvero circa 40 centesimi di dollaro. Aliko Dangote vuole permettere ai nigeriani e agli altri africani di possedere una quota di un importante progetto industriale africano. Secondo lui, questo è un modo per trasformare le grandi aziende africane in imprese che beneficiano anche la propria popolazione.
Il prezzo di ingresso è stato volutamente fissato basso e l’obiettivo dichiarato di Dangote è ambizioso: attrarre fino a dieci milioni di azionisti. Questa offerta pubblica iniziale (Ipo) rappresenta circa il 3% del capitale della raffineria Dangote; il miliardario ha affermato di voler offrire ai nigeriani comuni l’opportunità di partecipare al successo dell’impianto.
L’Africa produce carburanti, ma attualmente importa oltre il 70% dei suoi carburanti raffinati.
La Nigeria è il principale produttore di petrolio del continente e il Paese più popoloso dell’Africa, con oltre 240 milioni di abitanti. Tuttavia, per molto tempo ha esportato il suo petrolio greggio per poi importare gran parte dei prodotti raffinati di cui aveva bisogno.
Inaugurata nel 2023 a Lekki, alla periferia di Lagos, la raffineria ha iniziato la sua produzione nel 2024. Sono stati necessari quasi dieci anni per la costruzione e circa 20 miliardi di dollari di investimenti per realizzare quello che è diventato il più grande complesso industriale della Nigeria.
Attualmente, la raffineria soddisfa oltre il 70% del fabbisogno di carburanti della Nigeria, e molti nigeriani hanno espresso entusiasmo all’idea di possederne una quota. Al momento, ha una capacità di lavorazione di circa 700 mila barili di petrolio al giorno, il che la rende già la più grande raffineria dell’Africa.
Il gruppo prevede di raddoppiare la capacità produttiva dell’impianto, portandola a circa 1,4 milioni di barili al giorno entro il 2028. A quel livello, la raffineria potrebbe superare quella di Jamnagar, in India, e diventare il più grande impianto di raffinazione petrolifera al mondo. Nel primo trimestre 2026, dei quasi 140 milioni di barili prodotti, circa 111 milioni sono stati esportati, secondo i dati della Nigerian Petroleum Authority.
Dangote prevede inoltre di costruire un’altra raffineria a Lamu, sulla costa del Kenia, anch’essa con una capacità di 700 mila barili al giorno. Intende anche espandere le sue attività energetiche in Etiopia, Tanzania e Namibia, con l’ambizione di costruire una piattaforma energetica panafricana.
La guerra in Ucraina e le tensioni in Medio Oriente hanno interrotto le forniture globali di prodotti raffinati, incrementando le esportazioni nigeriane. La raffineria nigeriana è diventata un attore di primo piano nel mercato dei carburanti in Europa e Africa, in particolare per il cherosene e il carburante per aerei. Secondo S&P Global Energy, ad aprile e maggio 2026 è stata addirittura il principale esportatore mondiale di carburante per aerei.
Tuttavia, questi risultati vanno interpretati con cautela. «I margini di raffinazione sono attualmente elevati in un contesto internazionale particolarmente favorevole alle raffinerie», sottolinea uno specialista del settore con sede in Medio Oriente. Potrebbero però ridursi rapidamente se le tensioni geopolitiche si attenuassero, se i flussi globali di petrolio e prodotti raffinati si normalizzassero o se sul mercato entrasse nuova capacità produttiva. L’attuale redditività della raffineria non è quindi garanzia di redditività negli anni a venire.
L’altra sfida è rappresentata dall’accesso al mercato. Con una capacità di 700 mila barili al giorno, la raffineria ha già una capacità considerevole. Quando la capacità produttiva sarà di 1,4 milioni di barili al giorno, si dovranno trovare mercati commisurati a tale produzione.
Anche i nuovi azionisti dovranno fare i conti con questa realtà: essere azionisti della raffineria, di per sè non garantisce alcun ritorno sull’investimento. Il valore delle azioni dipenderà dalla capacità dell’impianto di operare a pieno regime, dalla disponibilità di greggio, dai costi di produzione e dall’evoluzione dei margini di raffinazione.
