N/a’ankusê santuario degli animali

Cronaca di un viaggio nella riserva africana che protegge gli animali, ma sostiene anche l’antico popolo dei Boscimani, oggi in condizioni di marginalità

Sulla carta, l’aeroporto di Windhoek dista solo quarantadue chilometri, equivalenti ad una ventina di minuti d’auto, secondo la nostra guida. Quello che però quest’ultima manca di precisare è che una buona metà di quei chilometri sono su strada sterrata e che, quando cominci a percorrerli, il tempo ufficiale si dilata, costretto a seguire il ritmo delle buche ma anche le pause da stupore europeo per gli incontri casuali con la fauna selvatica africana: famiglie di babbuini che incuranti del nostro passaggio abitano la banchine laterali della strada, una mamma facocero seguita dai suoi facocerini che attraversano la carreggiata, branchi di antilopi al pascolo e, sopra le nostre teste, il volo minaccioso di un avvoltoio.

Namibia - N/a’an ku sê

Secondo quanto ci è stato raccontato, la nostra mèta, il “N/a’an ku sê Lodge and Wildlife Sanctuary” è una riserva privata di circa 3.200 ettari dove vivono in regime di semi-libertà mandrie di zebre, giraffe e antilopi, nonché i grandi carnivori africani come leoni, ghepardi, leopardi e caracal. Il N/a’an ku sê è anche una specie di rifugio per quegli animali gravemente feriti, ammalati o troppo abituati alla presenza umana che, per la loro incolumità, non possono essere reinseriti nella natura. Qui, i cuccioli rimasti orfani sono cresciuti cercando di allontanare la sensazione di “cattività” e creando un ambiente in cui i loro comportamenti istintivi vengono nutriti e incoraggiati.

Una riserva, ma anche un ente benefico che si occupa di sostenere il popolo San, meglio noto come popolo boscimane, che per decine di migliaia di anni ha vissuto e cacciato in queste terre e che ancora oggi le abita, ma in condizioni di estrema marginalità.

“N/a’an ku sê” che, nella loro lingua, significa “Dio ci proteggerà”, si pronuncia con uno schiocco al posto del carattere grafico della barra obliqua che lascia stupefatto l’ascoltatore, catturandone l’attenzione, e preparandolo all’ascolto della storia della nascita di questo luogo originale.

Namibia - N/a’an ku sê

 

Tutto ebbe inizio nel 2003, quando i coniugi namibiani Marlice e Rudie van Vuuren, vedendo le condizioni di vita del popolo San, decisero di aprire una clinica per l’impoverita comunità di San della cittadina di Epukiro, nella Namibia orientale. Grazie al sostegno di vari finanziatori riuscirono nel progetto, e non solo, nel 2005 venne affidata loro la gestione di un altro progetto, ancor più ambizioso, il “N/a’an ku sê” appunto, che consisteva nel trasformare una tipica azienda agricola namibiana in un santuario per la fauna selvatica locale. Al centro della riserva, un lodge ecologico si sarebbe occupato di accoglienza turistica e avrebbe creato posti di lavoro per quelle persone che la loro clinica aveva cominciato a curare.

Namibia - N/a’an ku sê

Per nulla spaventati dall’impresa, Marlice e Rudie, solo l’anno successivo, riuscirono ad inaugurare sia la riserva che il lodge. E ora eccoci qui. Dall’esterno, il “N/a’an ku sê” sembra un grande capannone con il tetto a cono, fatto di paglia. Intorno a noi, una pianura infinita ricoperta di arbusti e boscaglia, il cosiddetto bush, che cresce in una terra sabbiosa color cammello. Man mano che ci avviciniamo il capannone si definisce: pietra, paglia, legno, vetro, abilmente combinati per creare una struttura accogliente e confortevole, ma integrata con il paesaggio.

Namibia - N/a’an ku sê

«N / a’an ku sê – si legge su un depliant esplicativo alla reception –, è innanzitutto un’organizzazione per la conservazione della natura, che sostiene i propri progetti attraverso finanziamenti non governativi e la promozione di un turismo responsabile. Realizziamo numerosi progetti per migliorare la salute e il benessere degli antichi boscimani della Namibia, un popolo oggi relegato ai margini della società. Offriamo una seconda opportunità a un gran numero di animali orfani o feriti, lavoriamo per prevenire il degrado della terra e promuoviamo progetti di conservazione e ricerca, per garantire un futuro prospero per la fauna selvatica della Namibia. La nostra visione è un’Africa dove gli esseri umani e la fauna selvatica possono vivere e prosperare insieme».

La signora che ci accoglie all’entrata ci propone di visitare subito la riserva, accompagnando un guardia parco durante la distribuzione del cibo ai carnivori che abitano questa terra. Terra che Dio, grazie all’aiuto di questi uomini, certamente, proteggerà.

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