Nei pronto soccorso degli ospedali della Toscana sono state realizzate le “stanze Rosa” per ospitare le vittime di violenza e di abusi. Questi spazi riservati fanno parte del progetto Codice Rosa, che prevede l’accoglienza in maniera prioritaria e riservata di donne, minori e soggetti vulnerabili (anziani, disabili…), vittime di violenza, abusi, incuria o crimini d’odio, anche legati all’orientamento sessuale.
La stanza Rosa del pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto è stata visitata oggi dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha sottolineato l’urgenza – per le istituzioni – di contrastare la violenza e in particolare quella nei confronti delle donne.
Due le ragioni che lo hanno spinto a visitare quello spazio dell’ospedale di Grosseto. La prima è «sottolineare, testimoniare l’allarme» per le violenze nei confronti delle donne. I numeri, ha detto Mattarella, sono negativamente significativi.
Nell’anno passato 97 femminicidi. In quest’anno, nel primo semestre, già 34. «È un impegno pubblico della Repubblica, di tutta la comunità. Quello non soltanto di impedire, di reprimere, ma quello di prevenire, cancellando e rimuovendo questa sorta di ritardo, di deficit, di carenza culturale e di assenza di umanità, che è alla base del fenomeno della violenza nei confronti delle donne, nei confronti di chiunque. Ma il fenomeno nei confronti delle donne, che prima non veniva neppure considerato con attenzione adeguata, è un’emergenza di primaria importanza nella vita del nostro Paese, come ovunque».
Questa situazione porta ad una esigenza «della prevenzione, dell’individuazione delle condizioni di violenza, della formazione. E quella dell’educazione, sì, nelle scuole. Nelle Università come tema di lavoro professionale, ma nelle scuole per trasmettere un senso dei rapporti umani, che è quello che ha sempre caratterizzato, tra l’altro, il modo di crescere della civiltà e che viene contrastato da questi fenomeni».
Il secondo motivo della visita di Mattarella all’ospedale è stata la riconoscenza. Il presidente della Repubblica ha infatti voluto ringraziare i primi «protagonisti, donne e uomini, che hanno avviato nel 2009 l’esperimento. Siamo nel decennio della Rete regionale del Codice Rosa, in cui è confluita quell’esperienza. Immagino cosa deve essere stato all’inizio l’impegno, la fatica, la dedizione, i sacrifici che sono stati trasferiti – mi sembra – a circa 800 operatori che adesso si impegnano nel Codice Rosa».
Il ringraziamento non è solo per l’azione generosa che viene compiuta, per la passione, per la dedizione, per i sacrifici, per le energie profuse, ma anche per l’intuizione della coralità dell’impegno contro la violenza sulle donne.
Questo perché il contrasto a questo terribile fenomeno «richiede un sostegno integrato, non soltanto dai vari punti di azione che hanno una qualche influenza, competenza e responsabilità. Integrato da ogni punto di vista, da ogni punto di osservazione e di intervento. Ma integrato anche rispetto alla personalità complessiva della donna investita dalla violenza, non soltanto quello sanitario ma quello psicologico, quello familiare, quello umano in generale. E quindi questa tappa, qui, è anche per ringraziare tutti coloro che in Italia avvertono, nelle loro strutture, la medesima esigenza e spiegano un impegno analogo a quello qui viene spiegato. Per far capire loro che il loro lavoro è di primaria importanza nella vita del nostro Paese e che viene apprezzato, riconosciuto. E che richiede e ottiene la riconoscenza dei nostri concittadini».
