Il responsabile stavolta è il virus Bundibugyo, una variante rara e letale dell’Ebola, che ha un tasso di mortalità altissimo: tra il 30 e il 50% e purtroppo, al momento, non ci sono nessun vaccino e nessuna cura. Il focolaio è nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda e sta provocando un’impennata di contagi, a causa del ritardo con cui si è intervenuti.
Come ha spiegato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, questa variante del virus era, infatti, sconosciuta e i test non la rilevavano.
L’Oms ha dunque proclamato lo stato di emergenza nazionale, per gli Stati interessati, e regionale, per l’area africana. Tanta l’attenzione anche all’estero. Alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, hanno chiuso l’accesso per 30 giorni a chi proviene dall’area colpita. Al momento, secondo l’Oms, i casi confermati sono una trentina, 500 i sospetti, più di 130 le morti sospetti. L’incubazione dura da 2 a 21 giorni. I primi sintomi sono febbre, tosse, dolori muscolari mal di gola e di testa. Nei casi peggiori ci si aggrava e si può arrivare ad emorragie e al decesso. Tra le vittime, ci sono anche molti operatori sanitari.
Non è la prima volta che RDC e Uganda vengono colpiti dall’ebola. Altre epidemie si sono infatti avute anche nel 2007 e nel 2012. Al momento, le previsioni parlano di un aumento dei contagi.
Il virus ha colpito le popolazioni di RDC e Uganda in un periodo particolarmente delicato, visto il conflitto interno in corso, per il controllo dei preziosi minerali di cui è ricco il territorio.
