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Muguerza, dal consenso alla dissidenza

Muore uno dei filosofi più creativi e profondi del pensiero iberico. Non ha voluto rinchiudersi nella torre d’avorio degli iniziati, ma si è aperto alle sfide dell’attualità per provocarla

Definito come una delle figure che più svettano nella filosofia spagnola degli ultimi decenni, e dell’intero XX secolo, Javier Muguerza, nato a Coín (Málaga) nel 1936, è morto mercoledì 10 aprile a Madrid, dove aveva la sua residenza da lungo tempo, all’età di 82 anni. Una decina di titoli pubblicati e un’abbondante produzione di articoli, oltre che la sua professione come docente e anche come traduttore in spagnolo di alcune opere universali di filosofia, è l’eredità lasciata da questo filosofo che ora bisognerebbe studiare per poterlo capire in profondità.

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Di Muguerza si è detto che passerà alla storia del pensiero per aver introdotto in Spagna la corrente del pensiero analitico, con opere dai titoli interessanti, come La razón sin esperanza (La ragione senza speranza) o Desde la perplejidad (Dalla perplessità). Ma, da professore universitario qual era, ha avuto a che fare anche col pensiero marxista ereditato dalla Scuola di Francoforte, e col pensiero kantiano, assieme ad altri colleghi coi quali ha condiviso la certezza che la filosofia non si può racchiudere in una torre d’avorio, ma deve scendere nel quotidiano e contribuire a organizzare la convivenza sociale.

Con questa visione del pensiero filosofico, Muguerza ha fatto un percorso che qualcuno ha definito «dal consenso alla dissidenza». E cioè, dal cercare le fondamenta teoriche di una morale universale, rifiutando così il relativismo etico, a sostenere la «alternativa del dissenso», che introduce «un sano principio di asimmetria per difendere la possibilità e l’obbligo di dire di no davanti a situazioni d’ingiustizia o di mancanza di libertà», come spiega il suo collega Roberto Rodríguez Aramayo. In altre parole, gli anticonformisti sono chiamati a dissentire dal consenso stabilito per proporre nuovi valori o per aggiungere altri gruppi sociali che dovrebbero beneficare dei principi già accettati. Viene da ricordare una delle ultime visite di Muguerza all’università de La Laguna, nelle Canarie, una delle varie dove è stato professore. Parlando del movimento di protesta 15-M del 2011, conosciuto come quello degli Indignados, si diceva a favore del dialogo che suscitava questo movimento perché risultato di un «diritto alla dissidenza», e stimolava i giovani a «rompere col pensiero egemonico», sempre che non volessero imporne un altro. E li metteva in guardia contro lo slogan «non ci rappresentano», diretto contro i politici, perché «secondo certe regole, sì ci rappresentano».

Non era ingenuo Javier Muguerza. Cosciente che l’utopia è irraggiungibile, nutriva la speranza in un futuro migliore, dove la linea dell’essere e quella del dover essere, se pure non s’incontreranno mai, almeno tenderanno verso un sentiero convergente. La realtà, per quanto buona possa essere, lascerà sempre qualcosa a desiderare.

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