Ma chi sono i farisei?

Un convegno presso l’Università Gregoriana, con contributi di accademici e studiosi ebrei e cristiani, cerca di rettificare la percezione, che nei secoli è diventata negativa, dei farisei, un questo gruppo religioso molto importante invece per il giudaismo rabbinico. L’incontro con il papa.

Fariseo, nella cultura cattolica, non è una bella parola. Viene usata per indicare un ipocrita, uno che dice belle cose che poi non fa. Ma in realtà dei farisei si conosce poco, se non alcune frasi dei vangeli. Che dovrebbero però essere contestualizzate correttamente. Nelle omelie e nella tradizione cattolica popolare questo avviene raramente, e i farisei sono spesso presentati come esempi negativi.

Dimenticando che erano il gruppo religioso più significativo e più stimato dal popolo fino alla distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme avvenuta nel 70 d.C.. E dimenticando che l’ebraismo rabbinico, come si è evoluto nei secoli fino ad oggi, discende proprio da loro. I vangeli presentano rapporti vivaci di Gesù con i farisei, a volte conflittuali. Ma poco si conosce dei tratti in comune tra Gesù e i farisei, che si possono invece apprezzare approfondendo la situazione religiosa, politica e culturale dell’epoca.

Per fare questo, per superare secoli di incomprensioni e pregiudizi, è stato organizzato il convegno “Gesù e i farisei, un riesame interdisciplinare” presso l’Università Gregoriana a Roma, dal 7 al 9 maggio. Un modo per rettificare la percezione popolare che ha danneggiato l’immagine di questo gruppo religioso e che ha compromesso nei secoli la convivenza tra la comunità cristiana e quella ebraica. «Il convegno ha affrontato prima di tutto le possibili origini e significati del nome fariseo in diverse lingue», spiega Joseph Sievers del Pontificio istituto biblico. «Dopo una tavola rotonda sui risultati in merito ai farisei storici, la seconda parte del convegno è stata dedicata alla storia dell’interpretazione dei farisei e i suoi effetti a partire dalla letteratura patristica fino alle rappresentazioni teatrali della Passione ai film, ai libri di testo religiosi, e alla omiletica. Si potranno così cercare nuovi modi di rappresentare, in futuro, i farisei in maniera meno inadeguata».

Si comprenderà quanto la rottura fra l’ebraismo e la nascente Chiesa, avvenuta durante la Prima guerra giudaica del 66-70 d.C. – a cavallo del periodo in cui furono scritti i vangeli – abbia influito in modo determinante sulla rappresentazione della figura del fariseo da parte cristiana. Affrontare questo tema diventa così un’occasione per gli ebrei di riappropriarsi di parte della loro storia, e per i cristiani di comprendere alcune pagine del Nuovo Testamento in modo più vicino alla realtà, e quindi di apprezzarle maggiormente. Le tre giornate di convegno hanno portato assieme studiosi ebrei e cristiani, protestanti e cattolici, proventi da varie parti del mondo. Poi, la mattina del 9 maggio i partecipanti sono stati ricevuti da Francesco e gli hanno presentato gli esiti di questo importante evento.

Il papa, tra l’altro, ha detto: «Recenti studi riconoscono che oggi sappiamo meno dei farisei di quanto pensassero le generazioni precedenti. Siamo meno certi delle loro origini e di molti dei loro insegnamenti e delle loro pratiche. Pertanto, la ricerca interdisciplinare su questioni letterarie e storiche riguardanti i farisei affrontate da questo convegno aiuterà ad acquisire una visione più veritiera di questo gruppo religioso, contribuendo anche a combattere l’antisemitismo. […] Sono sicuro che tali studi, e le nuove vie che apriranno, contribuiranno positivamente alle relazioni tra ebrei e cristiani, in vista di un dialogo sempre più profondo e fraterno».

 

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