ll direttore della Caritas: Umbria in crisi

La crisi economica sta stringendo la morsa sul tessuto sociale dell’Umbria e la Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia cerca di far fronte alle numerose situazioni problematiche. Ne parliamo con il direttore Ideale Piantoni

Direttor Piantoni, quali tipi di problematiche ha chi si rivolge a voi? Incontriamo varie criticità, da nuclei familiari in condizioni di indigenza a persone con problemi di alcolismo; in tanti hanno perso il lavoro negli ultimi anni ma spesso non è facile aiutarli perché alcuni hanno perso fiducia in ogni tipo di contatto umano e non vogliono stare a contatto con altre persone, quindi rifiutano il trasferimento in strutture protette.

 

Vi sono anche tossicodipendenti? Ci sono ma non abbiamo personale formato specificatamente per questa problematica, quindi cerchiamo di accoglierli per poi indirizzarli a centri specializzati.

 

Vuole parlarci della struttura della Caritas? La Caritas diocesana di Terni è un organismo pastorale il cui presidente è il vescovo che nomina un direttore. Lavoriamo su diverse sedi e a stretto contatto con l’associazione di volontariato San Martino, che si occupa di una mensa di 80 posti a sedere aperta tutte le sere a cena per chi ha bisogno. In questo periodo la mensa è aperta anche di giorno ai senzatetto per via delle temperature molto rigide.

 

Quali sono le principali funzioni della Caritas? Lavoriamo su tre aspetti principali: la formazione del personale, l’osservatorio sociale e la promozione della carità, un valore fondante. Riteniamo che la carità sia un mezzo cruciale per contrastare le emergenze dovute alla crisi.

 

Qual è l’iter adoperato per venire incontro alle drammatiche esigenze dei bisognosi? Innanzitutto, va detto che spesso sono le parrocchie stesse a segnalarci i casi di persone e famiglie bisognose per i motivi più svariati. A questo punto le persone vengono indirizzate alla sede di San Martino e, successivamente, al centro di via Vollusiano dove sono ubicate le opere-segno: l’emporio della solidarietà e il centro di ascolto. Abbiamo anche una casa di prima accoglienza per gli uomini singoli e una per l’accoglienza di donne singole e con minori, Casa per la Speranza Santa Maria della Pace.

 

Quali sono i rapporti con le altre associazioni? Sono ottimi ed è nostra intenzione mantenerli; per noi non debbono esistere barriere nel mondo, è doveroso dialogare con tutti i soggetti.

 

Vuole raccontarci la sua esperienza personale? Ho percepito la vocazione 18 anni fa e ho iniziato subito a collaborare con la mia parrocchia e la Caritas diocesana. Successivamente sono divenuto anche diacono riuscendo a coniugare l’esperienza cristiana con quella familiare, che mi è stata molto utile per comprendere alcune situazioni in cui mi sono imbattuto. Pochi mesi fa stato nominato direttore della Caritas diocesana dal vescovo, che ne è presidente.

 

Se le chiedessi il ricordo più bello della sua esperienza nell’associazionismo? Ce ne sono tanti che sarebbe impossibile elencarli tutti, ma ricordo con particolare commozione la storia di una persona con gravi problemi di alcolismo cronico che cercammo di aiutare in molti modi senza successo; alla fine, quando il destino dell’uomo pareva segnato, decise di ravvedersi e di tornare nella sua città di origine nel Sud Italia riallacciando i rapporti con la famiglia. Oggi sta bene e vive con la sorella e i nipotini. Questo per dire che non bisogna mai perdere la fede, è questo il senso della nostra missione. Il ravvedimento di quella persona è stata una grande gioia, davvero indimenticabile.

 

E quello più brutto? Quello più brutto è recente, ovvero l’emergenza del terremoto che è sopraggiunta poco tempo dopo la mia nomina a direttore e che ha sottoposto a ulteriore stress la nostra attività. Sebbene nella zona del ternano i danni siano stati pressoché inesistenti, siamo stati costretti a fare i conti con molteplici controlli alla solidità della struttura dove operiamo che ha oltre un secolo, oltre che con la paura che ha attanagliato alcuni nostri collaboratori. Le tre scosse di ieri (il terremoto del 18 gennaio NdR) hanno fatto svuotare la nostra struttura perché si sono sentite in modo particolarmente violento. Nonostante ciò, certamente continueremo la nostra attività nella missione pastorale con l’entusiasmo e la professionalità di sempre.

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