L’Italia che non ti aspetti

Nell'ambito  di #PortidiTerra (18-20 maggio 2018), seconda edizione del #Festival del #WelcomeandWelfare, organizzato da Caritas Benevento e dal Consorzio “Sale della Terra” ONLUS, la presentazione del libro L'Italia che non ti aspetti. Manifesto per una Retedei Piccoli Comuni del Welcome di Nicola De Blasio, Gabriella Debora Giorgione e Angelo Moretti. Edito da Città Nuova, in libreria dal 24 maggio. Ma che cos'è il Welcome? Anticipiamo qui un breve estratto dal libro. per info sulla presentazione clicca qui    

«In Italia, i piccoli comuni – sotto i 5 mila abitanti – sono il 73% del totale, e insistono sul 54% del territorio, con una popolazione che si attesta al 26% su media nazionale; il rapporto tra mortalità e natalità è quasi raddoppiato in negativo, dal 2012 al 2016, passando dal 2,4 al 3,9%»7, indici di spopolamento che significano l’abbandono dei presidi minimi e indispensabili per la cura e la gestione del territorio.
L’Italia dei “piccoli” rappresenta, fisicamente, più di mezza Italia e un quarto della sua popolazione globale. Ma quanti media parlano di questa terra che si spopola? […]

Nemmeno il partito degli aperti e degli accoglienti sembra volersi battere per questo: l’Italia che invecchia vive solo in poche grandi città, e lascia immense distese appenniniche e collinari in preda all’abbandono e alla desolazione: zone industriali dismesse, piani di insediamento produttivo mai partiti davvero.L’Italia è costellata di tentativi sparsi di convertire la ruralità in periferia urbana con le tecniche di sviluppo da “capannone” e le promesse di “grandi infrastrutture viarie”, ma questa conversione non si è mai compiuta del tutto.

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Ora l’Italia si trova, senza averlo programmato, di fronte alla possibilità di invertire il trend demografico negativo, grazie all’arrivo di centinaia di migliaia di migranti extra-comunitari in condizioni di povertà e di disagio esistenziale. Certamente dovrà rivedere il suo welfare protettivo, basato sull’assistenza ai bisognosi, con un welfare emancipativo, basato sulla liberazione assistita dal bisogno.

Un welfare emancipativo, che in molti definiscono “generativo” per la sua capacità di generare capitale sociale, a partire dalla risposta a un bisogno. È un welfare che genera sviluppo a partire dalla coesione sociale che si produce, un welfare che genera nuove chance di occupazione sui territori grazie al suo continuo tessere infrastrutture per il bene comune.

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L’Europa, e l’Europa rurale in particolare, non potrà evitare di ripensare il suo welfare, che a lungo sarà insostenibile per le ragioni demografiche di cui si è detto, e dovrà considerare il sistema di welcome, un sistema di reciprocità e di accoglienza non solo dei migranti, di ogni condizione di vulnerabilità, a partire dalla rinascita di territori in stato di progressivo abbandono, per tentare di innescare un’inversione di tendenza e scongiurare l’ingrossamento dei sistemi invivibili delle periferie urbane.

[…]

Abbiamo solo una possibilità: puntare su un’Italia nuova, che faccia leva sulla migliore legislazione esistente, sulle migliori prassi della società civile, sull’amore che gli italiani riscoprono per la loro terra, la loro agricoltura, il loro artigianato. Un’Italia che non ti aspetti, perché non solo bella, ma anche efficiente.

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