L’importanza di un’ecologia integrale per l’Europa

I membri della Commissione delle conferenze episcopali dell’Ue (Comece) chiedono che ci sia coerenza tra le politiche europee commerciali, quelle di sviluppo, quelle sul clima e quelle relative ai diritti umani. I cambiamenti climatici, ha detto il presidente Jean-Claude Hollerich, rappresenta una grande sfida che sta ricadendo soprattutto sulle spalle dei più poveri.

I delegati delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (UE) si sono riuniti a Bruxelles per l’Assemblea dell’autunno della Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea (Comece). L’incontro è stato dedicato alle sfide che l’UE ha di fronte, dopo le recenti elezioni e, in particolare, alle politiche ecologiche incentrate sulle persone, sulle famiglie e sulla comunità.

Nel contesto delle rinnovate istituzioni europee, i vescovi hanno discusso delle priorità della nuova Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, espresse in occasione della presentazione del collegio dei commissari. A tale proposito, essi hanno dedicato particolare attenzione alla proposta di “Green Deal europeo” al fine di incoraggiare le politiche ecologiche che promuovono lo sviluppo umano integrale.

Sull’impulso della lettera enciclica di Papa Francesco Laudato Si’, i vescovi europei si sono concentrati sulle sfide più cruciali riguardanti l’ambiente, le persone più vulnerabili, la demografia e lo sviluppo, con quattro attori cattolici: il Movimento Cattolico Globale per il Clima, la Caritas Europa, la Federazione delle famiglie cattoliche e la Cooperazione internazionale per lo sviluppo e la solidarietà.

La posizione dei vescovi europei è in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con quanto è emerso nel corso del Sinodo sull’Amazzonia; essi hanno invitato l’UE ad adottare misure ambiziose per garantire la coerenza politica tra le sue politiche commerciali, quelle di sviluppo, quelle sul clima e quelle relative ai diritti umani. In particolare, hanno sottolineato l’importanza di adottare una legislazione vincolante ed efficace in materia di diritti umani per le società transnazionali con sede nell’UE, per garantire la conformità delle loro azioni lungo l’intera catena di approvvigionamento alle norme giuridiche, sociali e ambientali. I vescovi europei hanno ribadito la necessità di attuare una transizione sistemica equa e inclusiva verso un’ecologia integrale, tenendo conto delle risorse limitate del nostro pianeta e della necessità di un uso circolare dei materiali.

Durante la messa per l’Europa, celebrata nella chiesa di Notre-Dame du Sablon di Bruxelles mercoledì 23 ottobre, in occasione della presidenza finlandese del Consiglio dell’UE, il vescovo Czesław Kozon, delegato presso la Comece della Conferenza episcopale scandinava, ha sottolineato l’importanza della «riconciliazione come processo permanente che non dovrebbe mai essere messo fuori portata», specialmente nell’attuale contesto globale caratterizzato dalla mancanza di fiducia nella cooperazione multilaterale e dall’erosione del quadro giuridico internazionale.

Intervistato da Sir, il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece, ha auspicato che questa nuova Europa che nasce si occupi veramente dei «problemi che i cittadini europei incontrano nella loro vita quotidiana», facendo appello alle istituzioni europee affinché si realizzi «una politica per la vita della gente, dei più deboli, dei più poveri». In riferimento al “Green Deal europeo”, Hollerich ne parla come di «un progetto molto ambizioso, ma necessario per mantenere la vita sul nostro pianeta. E quando parlo di vita, parlo dei giovani che hanno il diritto di vivere felici, di avere un futuro come noi lo abbiamo avuto. Il cambiamento del clima rappresenta una grande sfida che sta ricadendo soprattutto sulle spalle dei più poveri, dei più deboli».

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