Libra, la criptomoneta di Facebook

La multinazionale statunitense guidata da Mark Zuckerberg ha presentato la sua nuova criptovaluta Libra e portafoglio digitale Calibra che, dal 2020, ci permetteranno di conservare denaro digitale e spenderlo in tutto il mondo attraverso le sue app. Di cosa si tratta e le prime reazioni politiche
The Yomiuri Shimbun via AP Images

Facebook ha ufficialmente presentato Libra, la sua criptovaluta digitale con cui punta a trasformare una semplice moneta digitale in una piattaforma finanziaria per lo scambio di denaro tra pari che permetta a miliardi di persone di accedere ai servizi bancari.

Per differenziarsi dalle altre criptovalute, Facebook punta a rendere Libra una valuta molto stabile e non essere così soggetta a forti fluttuazioni e speculazioni. Questo sarà garantito attraverso l’ancoraggio del suo valore a quello delle valute tradizionali (yen, dollari, euro). La struttura finanziaria sarà sostenuta economicamente da grandi società come Uber, PayPal, Visa, Mastercard, Vodafone, Iliad, Spotify, Booking, Ebay e fondi di investimento.

Libra «non è una carta di credito ma neanche una criptovaluta strutturata come il bitcoin. È un mix dei due, e prenderà il meglio di entrambi con l’autorevolezza dei sistemi tradizionali e la velocità e semplicità», dice Carlo Alberto Carnevale Maffè, studioso di monetica all’Università Bocconi commentando la notizia.

Libra non sarà controllata direttamente da Facebook, anche per evitare problemi legati alla privacy e eludere possibili accuse di posizione dominante sul mercato, ma da un’organizzazione indipendente e no profit, Libra Association, che include Facebook e le altre aziende “sostenitrici”.

Il loro compito sarà anche quello di rendere Libra stabile, per far sì che chiunque possa decidere in qualsiasi momento di cambiare le sue libre in euro o dollari senza rischiare di perdere cifre considerevoli. L’associazione sarà l’unica entità con potere di creare e distruggere moneta, così come l’unica a poter gestire le riserve, senza però poter stabilire una politica monetaria.

Così, a partire dal 2020, anche chi è sprovvisto di un conto in banca potrà pagare prodotti e servizi su Internet e nei negozi fisici utilizzando Libra, inviando denaro, oltre che con Messenger e WhatsApp, anche attraverso Calibra, il portafoglio digitale progettato da Facebook, che sarà disponibile nelle due applicazioni e attraverso una app dedicata. Per l’utente finale, a parte la comodità d’uso, la vera appetibilità è soprattutto economica, visto che le commissioni per le transazioni saranno prossime allo zero.

Le motivazioni

«Al momento c’è circa un miliardo di persone che non hanno un conto in banca ma possiedono un telefono cellulare. Vogliamo rendere l’invio di denaro facile come l’utilizzo delle nostre applicazioni e la condivisione di messaggi e fotografie». A questo va sicuramente aggiunto che Facebook, con i suoi 2,5 miliardi di utenti attivi (ad aprire 2019 la popolazione mondiale era di 7,7 miliardi di persone) rappresenta il più grande “continente” del nostro pianeta, e che, come WeChat in Cina, voglia appropriarsi pezzo per pezzo di qualsiasi operazione verso persone e aziende.

Il progetto di Facebook è stato accolto con scetticismo un po’ ovunque: Maxine Water, che presiede il Comitato per i Servizi Finanziari della Camera degli Stati Uniti, ha chiesto di bloccare lo sviluppo della criptomoneta Libra fino a quando il Congresso e le autorità di regolamentazione non avranno riesaminato il problema. Il ministro francese delle finanze, Bruno Le Maire, ha invece chiesto una maggiore regolamentazione delle società tecnologiche poiché “questo strumento per le transazioni consentirà a Facebook di raccogliere milioni e milioni di dati”.

Facebook, dal canto suo, fa sapere che i dati finanziari saranno tenuti distinti dai dati social e non potranno essere utilizzati se non dietro esplicita autorizzazione dell’utente, e che i dati non verranno utilizzati per annunci mirati. Ma è evidente che convogliare le transazioni all’interno della piattaforma, rendendole semplici ed economiche, vuol dire mettere le mani sui dati agganciati a quelle stesse operazioni, attingendo ad una miniera d’oro. Come chiede il parlamentare tedesco Markus Ferber alla Commissione Europea, l’arrivo delle valute virtuali dovrà prevedere nuove regolamentazioni.

Le preoccupazioni sono legittime, anche se potrebbero essere un tentativo di difesa del sistema bancario tradizionale. Viene da chiedersi, infatti, se questo incominciare a batter moneta non serva a Facebook per progettare l’istituzione di una propria banca.

Sarà interessante in questo senso vedere la reazione degli istituti di credito tradizionali a questa invasione di campo da parte di Facebook, che probabilmente è il vero motivo che ha spinto Unicredit, a partire dal 1 giugno, a chiudere le proprie presenze social su Facebook ed Instagram, per non regalare ad un “concorrente” le informazioni dei suoi clienti.

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