Le due Coree giocheranno insieme?

Buone notizie da Panmunjeom. L’atmosfera bellicosa dei mesi scorsi pare svanita e si ritorna a parlare di unificazione delle due nazioni sorelle. C’è da crederci?
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Era dal Febbraio 2016 che le due Coree non si parlavano, o meglio, che avevano mutato il loro dialogo in linguaggio da guerra. Così sembra. Ma gli analisti politici più acuti della regione commentano in modo diverso quanto sta accadendo. Dobbiamo fare qualche passo indietro, e precisamente al 1953: quello che venne firmato nella piccola cittadina di confine di Panmunjeom era soltanto un armistizio e non un trattato di pace stabile tra le parti in conflitto.

Le ostilità, in effetti, sono continuate dal 1953 fino a poche settimane fa. La Corea del Nord accusa la Corea del Sud non tanto di attentare alla sua sovranità, ma soprattutto il Giappone e gli Stati Uniti di prepararsi a un’invasione del Paese, se non addirittura, come ha promesso il presidente Usa pochi mesi fa, di «radere al suolo Pyongyang».

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Va ricordato ancora una volta che gli Stati Uniti mantengono un alto numero di personale militare a spese (al 70%) della Corea del Sud: le cifre ufficiali parlano di circa 28 mila soldati, senza contare l’apparato bellico. Sul suolo della Corea del Nord, invece, non esiste un solo soldato cinese o russo a difesa piccolo e povero Paese che confina sia con la Cina che con la Russia. Le esercitazioni militari che, dal 1953, di anno in anno si susseguono e si svolgono a ridosso del confine della Corea del Nord hanno vari scopi: tenere le truppe preparate in caso di un’offensiva, giustificare le enormi spesi militari sui bilanci degli alleati e purtroppo innervosire Kim Jong-un, il quale si vede caccia bombardieri nucleari costeggiare il suo spazio aereo.

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Altra questione non risolta tra la Corea del Nord ed il Giappone: quest’ultimo in modo ufficiale, dalla fine della Seconda guerra mondiale, non ha mai fatto dichiarazioni chiare ed univoche riconoscendo i crimini di guerra (basti pensare alle “donne di servizio”, schiavizzate per fornire sesso ai soldati giapponesi) che ha compiuto nei confronti delle Coree, delle Filippine, della Thailandia, del Vietnam e soprattutto della Cina. Anche di questa questione  ne abbiamo già parlato su cittanuova.it.

Sarebbe stato facile, se lo avesse voluto, per la Corea del Nord lanciare un missile verso Seul, che dista poche decine di chilometri dal confine. Ma ciò non è accaduto e, come dicono gli analisti politici, è molto improbabile che accada. Il nemico numero uno di Pyongyang non è Seul ma Washington, e anche Tokyo, non i fratelli coreani. «Tutte le nostre armi, comprese le bombe atomiche e i missili balistici, sono puntati sugli Stati Uniti e non verso la Cina, la Russia e verso i nostri fratelli», ha dichiarato il capo del Comitato per la pacifica riunificazione della Madre Patria, Ri Son Gwon, durante l’incontro di ieri con la controparte della Corea del Sud.

Quando sta accadendo in questi giorni tra le due Coree, ben 11 ore di dialogo tra le delegazioni – ad altissimo livello, cioè a livello di ministri – delle due Coree nella zona demilitarizzata, il “disgelo” della partecipazione ai giochi invernali, non è altro che il frutto di un attento, preciso e instancabile lavoro di mediazione diplomatica a cui stanno partecipando anche Cina e Russia, che per nessun motivo permetteranno che si scateni un conflitto nucleare ai loro confini.

Bisogna saper riconoscere il lavoro sotterraneo delle diplomazie che ancora lavorano, magari fuori dai riflettori mediatici usuali e troppo noti, per la pace e la convivenza civile tra i popoli.

 

 

 

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