Laudato sii fratel Mekong

Giorni fa, percorrendo le strade del sul del Vietnam, pensavo che se San Francesco fosse stato presente, avrebbe pregato in questo modo, vedendo questo imponente fiume che in alcuni punti fa quasi paura, per quanto è largo, sempre percorso da barche che vanno e vengono, come se non volessero lasciare mai ‘fratel Mekong’ da solo!  Ho avuto la possibilità di un viaggio al sud del Vietnam, verso la fertile pianura che porta al delta del più importante fiume della regione, il Mekong; qui scorre pacificamente il suo ultimo tragitto di un percorso nato 4,350 km prima, nel cuore della Cina, nella provincia dello Yunnan. Dall’altopiano del Tibet è un lungo viaggio, che porta il fiume a solcare le terre di Cina, Myanmar, Laos, Thailandia, Cambogia e per ultimo il Vietnam. Sei nazioni, per un numero altissimo di persone che vivono e godono di questo grande fiume e della sua strategica importanza. Ho visto il Mekong per la prima volta al nord est della Thailandia dove rappresenta la linea di confine con il Laos; poi al ‘triangolo d’oro’, quel lembo di terra che comprende tre nazioni,  Myanmar, Laos e Thailandia.

Il mio viaggio, invece, è stato solo di 500 km circa: si scende da Saigon, verso Can Tho, sul delta del fiume e risale verso la città di Long Xuyen. Fa impressione vedere la quantità di fiumi e fiumiciattoli, rigagnoli, grandi e piccoli bracci del grande ‘dragone’, che porta vita alla regione. Trasporti, coltivazioni, piantagioni, riso, frutta: il Mekong è la vita di milioni di persone, probabilmente circa 60, in diverse nazioni. L’annosa questione è presto detta ed oggi salta ancora più alla ribalta dopo l’ultima  Enciclica di Papa Francesco: il Mekong rappresenta una fonte di cibo e di energia per sei nazioni che stentano a trovare un accordo comune, vero e praticabile: come utilizzare questo ‘dragone dalle 9 teste’, senza ucciderlo, avvelenarlo o imbrigliarlo in modo irreparabile, come purtroppo  già avviene?  Il Vietnam, naturalmente, si trova nella situazione peggiore tra le sei nazioni, essendo l’ultima nazione ad essere beneficata delle acque del Mekong. Dagli anni ’90 si è cominciato capire l’urgenza di costruire un ‘tavolo di discussione’ che comprendesse tutte le nazioni interessate. Già Nel ‘96 è stata costruita la prima diga nello Yunnan, in Cina, che aveva bisogno di regolare le acque del fiume per evitare inondazioni.

Dopo milioni di anni di vita libera, il Mekong ha iniziato ad essere ‘imbrigliato’, raccolto, contenuto e direi, con gli ultimi progetti,  ‘soffocato’; il processo sta continuando purtroppo e decine di dighe sono ancora in costruzione. Già in Myanmar, Thailandia, Laos e naturalmente in Vietnam si inizia a sentirne l’effetto: la quantità e varietà di pesci del Mekong è declinata come anche la quantità d’acqua, soprattutto in estate, costringendo molte imbarcazioni a fermare il proprio servizio; questo soprattutto al Triangolo d’oro, ma anche più a sud, verso il Laos, dove nei mesi secchi, in alcuni punti è possibile attraversare,  il fiume abbastanza facilmente, quasi a piedi, rappresentando un grosso pericolo per il controllo doganale e di polizia di frontiera. Attualmente sei grandi dighe sono in costruzione nella parte ‘alta’ del Mekong, lasciando le nazioni del ‘basso’ Mekong, Cambogia e Vietnam, in serie difficoltà. E siamo solo all’inizio, come dicono alcuni esperti! Gli anni che verranno saranno molto più difficili per queste due nazioni.  La minaccia seria e sostanziale arriva dal Laos, dove le  dighe di Xayaburi e e di Dong Sahong, (e quan’altro si sta costruendo per  totale di 19 mega progetti), una volta che entreranno in funzione nel 2019, rappresenteranno una seria minaccia per i 60 milioni di persone circa che abitano nella parte bassa del fiume Mekong. Perché tutto questo?  La sete di energia elettrica dalla Thailandia: 7400 Gigawatts (quanto questi progetti riusciranno a produrre e che per il 95 per cento sara’ venduto all’azienda nazionale di energia elettrica Thai, EGAT) rappresentano una torta appetitosa per una città come Bangkok, per esempio, o per i poli numerosi industriali,  ‘affamati’ di energia elettrica; i grandi investimenti richiesti, svariati miliardi di dollari, hanno fatto affrettare l’approvazione da parte del governo laotiano di questi progetti, senza tener conto del parere sfavorevole di esperti da tutto il mondo e soprattutto dalla ‘Commissione del Fiume Mekong’, lasciata inascoltata.

 

Un triste esempio di come la politica regionale sia guidata non dall’interesse comune dei sei paesi interessati, ma dalle banche, dalle cospicue commissioni sui megaprogetti, da una miope politica industriale rivolta al guadagno ‘ad ogni costo’;  soprattutto un’esempio di come la politica degli stati abdichi al suo ruolo di proteggere i popoli e garantire i diritti essenziali,  per essere comandata dalla finanza selvaggia e senza scrupoli. I due paesi ad essere più colpiti saranno la Cambogia ed il Vietnam, con conseguenze dannose sulla pesca e sull’agricoltura;  decine di milioni di persone dipendono dal consumo del pesce proveniente dal fiume Mekong per il proprio fabbisogno proteico, per non parlare poi dell’agricultura, dei trasporti, della vita quotidiana che sara’ stravolta in pochi anni avvenire. L’enciclica del Santo Padre s’inserisce in questo fragile, doloroso e complicato contesto regionale, dove l’avidità dell’uomo, la corruzione, il considerare il guadagno dei propri investitori l’idolo principale a scapito del bene comune di interi popoli,  stanno preparando il terreno, anzi, l’acqua, per uno dei disastri ambientali tra i più grandi del pianeta. Qualche soluzione all’orizzonte? Fermare immediatamente i lavori di costruzione delle dighe, sedersi ad un tavolo di discussione per capire, insieme, cosa fare e se farlo: ‘zittire’ gli investirori e le banche! Lasciatemi dire che e’ necessario un vero miracolo affinche’ cio’ accada: il miracolo di capire che siamo tutti una famiglia, che la mia felicita’ dipende dalla tua;  che il bene della mia nazione dipende da quello degli altri e nessuno puo dire suo il bene essenziale e che di diritto appartiene a tutta l’umanita’ : l’acqua.

Capire che tutti noi, verso la natura, dobbiamo avere quest’atteggiamento di rispetto, direi d’amore, perche’ e’ un dono gratuito per l’intera famiglia umana: anche il Mekong…e’ nostro fratello, non nostra proprieta’: un fratello che da milioni di anni serve i popoli della regione.

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