Laudato Sì, fuori dai recinti

Intervista a Mario Agostinelli, vicepresidente di un percorso associativo che raduna persone di diversa estrazione e cultura nel confronto con l’enciclica di papa Francesco sulla cura della casa comune
AP Photo/Aaron Favila

Il messaggio della Laudato Sì è destinato ad uscire fuori da ogni confine prestabilito. Non può essere intrappolata in qualche convegno. Ed era inevitabile quando papa Francesco l’ha emessa per pubblicarla il 24 maggio del 2015 precisando che se  Giovanni XXIII, davanti al pericolo atomico, lanciò la Pacem in Terris  rivolgendosi non solo tutto il “mondo cattolico”, ma “ a tutti gli uomini di buona volontà”. «Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta» con l’intenzione esplicita di «entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune».

Sono sorte così, ad esempio, le “comunità Laudato Sì” promosse dal vescovo di Rieti Domenico Pompili assieme al fondatore di Slow Food Carlin Petrini, con il sostegno dell’economista Luigino Bruni, che hanno eletto la loro base ad Amatrice. Un prossimo incontro lo hanno indetto nello splendido scenario del paese martoriato da un recente terremoto, dove dovrebbero sorgere un centro dedicato alla enciclica.

Ma, con baricentro a Milano, è nato, a partire da una prima assemblea nel giugno 2018, anche un’associazione che raduna percorsi e sensibilità diverse accomunati nel prendere sul serio l’impegno richiesto dalla enciclica papale. L’associazione si chiama “Laudato Sì, Un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale” e ha come presidente la scrittrice Daniela Padoan e vice presidente l’ambientalista Mario Agostinelli. Due esponenti del cosiddetto ambiente laico, per dire cioè che non sono espressione dell’associazionismo cattolico. È vero che si incontrano regolarmente presso la fondazione della Casa della carità “Angelo Abriani”, ma tutti sanno in città che si tratta di una delle realtà più aperte e di frontiera, presieduta da don Virgilio Colmegna in continuità con il cardinal Martini che l’ha fondata.

Mario Agostinelli ha una lunga storia nella sinistra lombarda associata ad una competenza scientifica che lo ha portato nel 2002 a guidare, presso l’Enea, un gruppo di 36 ricercatori impegnati a introdurre sul territorio le energie rinnovabili creando occupazione nell’area dismessa dell’Alfa Romeo di Arese. Un caso concreto di riconversione economica che, nel momento decisivo, è stato interrotto per il prevale di altri interessi. Proprio per questo percorso reale di impegno è interessante poterlo ascoltare in collegamento per capire il collegamento con la prospettiva proposta da papa Francesco.

Come è nato il vostro percorso associativo ?
Il 19 gennaio 2019, con la convocazione di un Forum cui hanno preso parte attivisti, studiosi e realtà dei movimenti e dell’associazionismo italiano, abbiamo aperto un tavolo di lavoro sui cardini dell’enciclica Laudato Si’, vista come un testo pienamente politico, capace di comprendere nel medesimo orizzonte la dimensione della giustizia sociale, del rispetto dei diritti, della cura della casa comune e del vivente – nella consapevolezza dell’urgenza di una pratica di resistenza culturale, educativa e comunicativa.

L’enciclica è del 2015,  che metodo avete seguito per arrivare al gennaio del 2019
I partecipanti al Forum di avvio ( la dichiarazione comune è del 4 novembre 2015, ndr ) dell’associazione  hanno interpretato le tematiche dell’ecologia integrale contenute nell’enciclica come un manifesto da assumere, fuori da appartenenze e schieramenti, per colmare un vuoto di rappresentanza e di elaborazione teorica e politica, impegnandosi a redigere un documento da mettere a disposizione inizialmente dei cittadini e poi – concretamente nella prossimità della scadenza elettorale del 26 maggio 2019 – dei candidati e candidate che si sarebbero presentati alle elezioni europee.

Una cosa molto politica …
L’intento prescindeva ovviamente dai partiti in gioco ed esprimeva nel modo più immediato l’attenzione ad una risorsa imprevedibile come quella offerta dalla svolta di Bergoglio e, nel contempo, l’angoscia di constatare quanto le implicazioni catastrofiche dell’attuale sistema economico-finanziario, antropocentrico e predatorio, fondato sulla cultura dello scarto e sulla diseguaglianza, non trovavano adeguato contrasto nell’agenda dei governi mondiali.

Ma non esistevano già altre reltà attive contro questa deriva?
Certo, ma con il declino delle speranze alimentate ad inizio millennio, fra le pieghe dei sempre meno rappresentativi Forum Sociali Mondiali, abbiamo assistito alla trasformazione delle lotte più emblematiche, anche a livello locale, in testimonianze resistenziali, spesso rese irrilevanti e perdenti per la loro stessa frammentazione ed un mancato inserimento in una visione organica del cambiamento sempre più urgente e meno dilazionabile nel tempo.

Come avete lavorato in questo confronto con l’enciclica?
Lo scambio comune di elaborazioni, interpretazioni e letture con riferimento alla Laudato, frutto di  incontri molto frequenti  e di volta in    volta accuratamente verbalizzati, ha rivelato la necessità di rendere organico un approccio alle emergenze, che nell’esperienza pratica ciascuno di noi affrontava separatamente, sintetizzando il progetto politico incardinato sull’enciclica nella giustizia sociale, ambientale e climatica, nella cura del vivente, nel diritto alla bellezza, nella mitezza dei linguaggi, con una concreta traduzione in obiettivi circoscritti, iniziative e campagne locali, nazionali e internazionali da stimolare e intraprendere. Quasi oltrepassando i confini del documento di Francesco si è molto insistito sull’esigenza di un’ampia risposta democratica all’attacco al lavoro, all’ambiente, alla legalità, all’accoglienza, alla diversità, alla libertà di movimento entro cui si consuma, come una svolta imprevista, la crisi del nostro Paese, dell’Unione europea, del mondo intero.

Che rapporti avete avuto con il cosiddetto “mondo cattolico”?
Il rapporto con il mondo cattolico non sta ripercorrendo le stesse incomprensioni e divisioni del passato, penso ad esempio a come l’Enciclica di Leone XIII fungesse da rottura nel mondo operaio, per distoglierlo dalla fascinazione marxista. Di fatto si sta ragionando su un futuro in cui tutta la specie umana potrebbe non più riprodursi e addirittura scomparire e ciò dipende da un comportamento universale dove la stessa concezione della salvezza dal punto di vista religioso, a mio parere, non ha più i connotati individuali del passato.

 

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