Il lato oscuro della povertà e i premi Nobel

La globalizzazione inventa sempre nuove forme di povertà e di fragilità. Un fenomeno che mina la dignità umana e sollecita un lavoro di ricerca e impegno comune  
ANSA/UFFICIO STAMPA OXFAM ITALIA

L’assegnazione del Nobel a tre economisti – Ester Duflo, seconda donna a riceverlo dopo Elinor Ostrom nel 2009, Micheal Cremer, docente a Cambridge, e suo marito Abhijit Banerijee – riconosce e premia la lotta alla povertà globale.

Solo 53 donne hanno vinto il Nobel dal 1901. Duflo, 46 anni, è la più giovane in assoluto, campionessa delle ricerche sulla povertà nel mondo: «La povertà è l’ultima sfida per la società nel suo insieme, intellettualmente e moralmente, va oltre l’economia. Penso – ha dichiarato Ester Duflo – che potremo ridurla non sradicarla. Quando avevo 8 o 9 anni ho letto che Marie Curie aveva speso il suo primo premio Nobel in attrezzature per ricerche sulle radiazioni. Io spero di fare lo stesso per la ricerca sulla lotta contro la povertà».

Quali sono gli insegnamenti dei tre premi Nobel sulla povertà tramite un approccio sperimentale? Su questo tremendo tema era stato dato un riconoscimento ad Amartya Sen già nel 1998, per aver affiancato l’etica all’economia. Questi studiosi pongono l’attenzione sull’economia dello sviluppo ed in particolare su come migliorare il benessere delle persone, prima di tutto eliminandone la povertà.

L’analisi svolta con rigore scientifico comprende l’osservazione dei dati e l’indipendenza dei fattori di scelta economica da ideologie o credenze a priori. Il tema della povertà viene affrontato senza inquadrarlo in una particolare dottrina politica, e viene pure smontata la teoria dell’”uomo forte” che s’illude di risolvere i problemi di tutta la nazione. Non basta considerare la redistribuzione del reddito di un determinato Paese.

Occorre valutare gli aspetti specifici per trovare una giusta misura. In primo luogo bisogna rafforzare le istituzioni locali dei Paesi in via di sviluppo, in modo da sostenere il tessuto comunitario che crea le precondizioni per uscire dalla trappola della povertà.

È necessario seguire nuovi approcci e puntare sull’innovazione culturale prima che tecnologica. I tre economisti sottolineano proprio la rilevanza del livello culturale e di alfabetizzazione, come pure l’importanza del considerare le radici profonde e le cause della povertà.

Serve un approccio preciso: scomporre il problema globale della povertà in tanti piccoli sotto-problemi, più semplici da gestire. Si pensi, per esempio, al ruolo decisivo di una Tv nazionale per l’innovazione culturale. Ed inoltre, per ottenere i migliori risultati, è necessario promuovere un’efficace cooperazione.

Kremer, nel 1993, propose la teoria dell’O-ring, il cui modello studia i livelli di produzione ed il mix utilizzato dai Paesi sviluppati rispetto a quelli in via di sviluppo. La creazione di valore è tanto maggiore quanto più grande è la capacità di assortire opportunamente diverse competenze.

Perciò, si coopera e si collabora consentendo di arrivare al completamento di differenti singole task di produzione, realizzando alla fine maggiore ricchezza. Vale al riguardo il proverbio cinese: «Dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita». Per esempio, più di 5 milioni di ragazzi indiani hanno beneficiato di programmi scolastici di tutoraggio correttivo.

Tra le grandi personalità del Novecento, che hanno sentito l’urgenza della soluzione del grave problema della povertà, non possiamo non ricordare  Chiara Lubich, ideatrice nel 1991 del progetto Economia di Comunione, che prevede, tra l’altro, la partecipazione attiva dei poveri nelle imprese e la ripartizione dell’utile in tre parti, una delle quali utilizzata non tanto per assisterli o per ritenerli beneficiari dell’impresa, quanto invece membri essenziali del progetto con la possibilità di riscattarsi dalla situazione d’indigenza, in quanto inseriti nel ciclo produttivo e resi, dignitosamente, autosufficienti.

Proprio riguardo all’inquietante problema della povertà globale, è importante rammentare quanto affermato dalla stessa Chiara Lubich nel 2007, in occasione del Convegno di Castel Gandolfo sul tema: Dialogo su coscienza e povertà.

Ella così affermava in un passaggio del suo discorso che resta attuale: «Nessuna persona responsabile può sottrarsi all’affascinante imperativo di togliere la povertà sulla terra e di alleviare i dolori e le sofferenze che ne conseguono. Il fatto che finora non si sia riusciti a risolvere questo grosso problema rappresenta un lato oscuro, una tenebra, che paralizza il progresso umano e ci induce a porvi rimedio con vigore. Questo tanto più nel momento presente, che pare intorpidire le coscienze, oscurare i grandi valori a noi comuni, usare la ragione umana solo come strumento di arricchimento egoistico e di produzione tecnologica. Noi però da tempo viviamo insieme quelle che chiamiamo l’arte di amare e la cultura del dare, ispirate ambedue al messaggio portatoci dalla vita e dalle parole di Gesù di Nazareth». Il lavoro scientifico dei tre Premi Nobel va nella direzione di un uso intelligente della ragione umana, auspicato da Chiara Lubich.

Papa Bergoglio invita a definire il perimetro delle povertà da sradicare nel maniera espressa dal documento finale della quinta Conferenza  generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi, svoltoso ad Apericida ( San Paolo del Brasile)  nel maggio 2007: «La globalizzazione economica e finanziaria troppo spesso non garantisce una simile attenzione ai poveri, ma al contrario li esclude di fatto dalla vita civile. Anzi, è la globalizzazione stessa che ha inventato e inventa sempre nuove forme di povertà e di fragilità: o senzatetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni sterminati, chi viene escluso per l’età dalla vita attiva, i migranti annegati, i bambini utilizzati per l’accattonaggio, le vittime dei crimini delle mafie, le donne che soffrono esclusione, maltrattamento e violenza e che spesso hanno minori possibilità di difendere i loro diritti, le vittime del bullismo da social network…, gli anziani abbandonati, spesso inviati a togliere il disturbo perché di peso alla società».

L’inventario è senza fine.  Povertà assoluta, relativa e nuove povertà. Molto lavoro attende i prossimi Nobel per l’Economia.

 

 

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