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Lasciate stare i santi

Un commento dopo la manifestazione svoltasi sabato scorso a Milano

La politica, povera di contenuti e avida di emozioni popolari, è tornata ad invocare i santi. Si affida ai patroni, ai santi e alle vergini, chiama in causa la devozione e i miracoli, sgrana rosari e accende ceri. È in cerca di nuove liturgie e di antichi rituali ma, se prima ne inventava di pagani, mistificando il Po e i suoi affluenti, oggi non ha pudore nel mutuare dalla tradizione cattolica tutto il proprio irrispettoso armamentario religioso.

«Com’è possibile che un politico oggi, in un comizio elettorale, baci il rosario, invochi i santi patroni d’Europa e affidi l’Italia al cuore Immacolato di Maria, per la vittoria del suo partito? Cattolici, se amate il cristianesimo, non tacete», scrive il priore di Bose Enzo Bianchi. Una certa politica invoca i santi e lo fa in buona compagnia. Le mafie condiscono di rituali religiosi le loro violenze organizzate, ornano di vacuo misticismo il loro messaggio di asservimento e potere dell’uomo sull’uomo. La moda da anni mescola ad arte sacro e profano, madonne e modelle, altari e passerelle, miracoli e profitto, sacro e scandalo. Oggi si dissacra il sacro con la retorica di un ateismo bigotto. Si ha sete del proibito, del limite mai sorpassato. Sul sagrato del Duomo di Milano, durante un comizio politico si è alzata la voce contro il più indifeso, mentre ci si appellava ai santi. Un sovvertimento di valori che il gesuita Antonio Spadaro commenta così: «Se prima si dava a Dio quello che sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio».

E tra tutto questo incenso profuso ed in tutto questo mescolare narrazione religiosa e ambizione politica, il vero nemico è uno e uno solo: la radicalità del messaggio evangelico e la sua profonda e sovversiva umanità. Non esiste amore rivolto a Gesù – astrazione assurda – che non si esprima nell’amore concreto e mite ai fratelli. Prendersi cura degli altri, accudirli, proteggerli è l’unico modo che abbiamo per dimostrare a Gesù il nostro amore.

E più l’amore è grande, più il sentimento è sincero, più si traduce in fatti, opere, sguardi, carezze, bicchieri di acqua, coperte. In opere di carità e di giustizia, in soccorso all’orfano e alla vedova, in cura del viandante depredato implorante la nostra compassione.

Dobbiamo disarmare le religioni, disarmare Dio, comprendere che ogni più leggero sentimento di antagonismo verso un altro essere umano, ogni pensiero di superiorità, ogni pretesa di avere la giusta religione, è quanto di più lontano dal messaggio evangelico. Gesù è il perseguitato, l’offeso, il senza terra, l’umiliato, l’odiato, il disprezzato, il naufrago, l’escluso che non solleva le mani, neppure per difendersi. Lasciate stare i santi, non in nome dei cristiani.

 

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