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Italia > Società

L’App per i rifugiati in cerca di centri di accoglienza

di Giulia Martinelli

- Fonte: Città Nuova


Si chiama RefAid, la nuova App scaricabile su Android e iPhone, che permette ai rifugiati di localizzare in tempo reale i centri di accoglienza più vicini e alle ong di ottimizzare gli aiuti

Migranti nel porto di Augusta

Arriva da Londra e si tratta di una App che potrebbe realmente salvare la vita di tanti rifugiati appena arrivati in Europa, spaesati e spaventati, alla ricerca disperata di aiuto. L’idea nasce da Shelly Taylor che lavora per la società britannica Trellyz, convinta che «le dimensioni di questa crisi migratoria stanno mettendo alla prova i metodi di aiuto tradizionali e la tecnologia può davvero offrirci un supporto prezioso».

 

L’obiettivo è infatti quello di mappare tutti i centri di accoglienza europei ed essere una bussola per coloro che ne hanno bisogno. Sui loro telefonini, gli immigrati potranno scoprire quali sono i centri di accoglienza più vicini e i servizi offerti, dall’assistenza medica ai dormitori alle mense e decidere dove recarsi in base ai propri bisogni. Anche le organizzazioni ne avranno un gran vantaggio.

 

Sarà così più facile coordinare gli aiuti, prendere consapevolezza di quali sono i maggiori bisogni degli immigrati e dove c’è bisogno di maggiori interventi. Inoltre, grazie a una specifica funzione, i rifugiati potranno segnalare la propria posizione e le ong inviare delle notifiche per le informazioni più urgenti, come segnalare l’arrivo del brutto tempo, tempeste o temporali che oltre a ritardare gli aiuti possono rendere ancora più pericoloso il viaggio. In questo modo si vuole cercare di aiutare i migranti ad essere più prudenti e di supportarli, anche se da lontano.

 

L’App è stata lanciata nel Regno Unito e in Italia, ma presto verrà utilizzata anche in altri paesi dell’Ue dove la crisi dei migranti è più forte. Per ora, hanno deciso di collaborare con l’iniziativa la Croce rossa britannica e quella italiana, Save the children, l’Arci, il Centro Astalli, il Consiglio italiano per i rifugiati e alcune Caritas locali.

Riproduzione riservata ©

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