L’angelo continua a sorridere

Ha voluto raccontare la storia di Angelina ai giornalisti solo quando era davvero sicuro che le cose stavano andando per il verso giusto. E per un solo motivo: Perché può aiutare chi sta come stavo io: stordito, senza forze. A parlare è Nicolas Andres Burdisso, 24 anni, argentino, due Coppe Intercontinentali, un Mondiale junior ed un’Olimpiade nel curriculum, alla sua seconda stagione all’Inter. La prima la ricorderà a lungo, ma non per motivi calcistici: un anno fa, dopo pochi mesi dal suo arrivo in nerazzurro, carico di speranze, un evento inatteso stravolse la vita sua e della sua famiglia. Angelina, la sua bimba, era caduta qualche tempo prima sbattendo la testa. Non sembrava nulla di grave, ma passavano le settimane e quel bernoccolo non se ne voleva andare. Visite ripetute, in Italia ed Argentina, avevano escluso problemi di sorta. Eppure alla madre, Maria Belem, l’istinto materno diceva che qualcosa non andava, che non bastava che Angelina fosse pur sempre così vivace. Una Tac di approfondimento fece decidere i medici che era meglio intervenire: il 3 marzo Angelina viene operata a Buenos Aires ed il padre riparte per l’Italia rassicurato. L’esito della biopsia è invece un colpo al cuore: leucemia linfoblastica acuta. Nicolas è a Milano solo col padre: scende una rampa di scale e si confida con Sebastian Veron, il connazionale suo compagno di squadra. Decide di chiamare il procuratore pregandolo di avvisare Mancini e la squadra. Il suo unico pensiero è trovare un posto su un volo per l’Argentina. Il suo racconto è drammatico, ma non senza speranza: C’era solo un posto libero, in fondo all’aereo: ho viaggiato da solo, senza neanche mio padre vicino: io e la mia angoscia, i miei pensieri. Non finiva più quel volo. Avevo 23 anni e non mi era mai successo di pensare: Quando arriverà il male?, ma semmai a cosa fare di buono per aiutare gli altri. Io sono cattolico, da sempre, credo fortemente in Dio. Quel giorno ho messo tutto in mano a lui e alla Vergine. Che sia fatta la tua volontà, come dice il Padre Nostro. Ma speravo anche che facesse di tutto perché Angelina guarisse. Quello che poteva fare Nicolas era una cosa soltanto: stare vicino a sua figlia che avrebbe dovuto sottoporsi ad una terapia dolorosa, a mesi di chemioterapia. Il 24 marzo la prima seduta: il 20 Burdisso è nella sede dell’Inter a Milano, disposto a lasciare tutto, Inter, Mondiale, soldi, invitando i nerazzurri a cercarsi un altro giocatore per il ruolo di difensore. Non c’erano vie di mezzo: o stavo con Angelina, oppure giocavo a calcio. Tutte e due le cose insieme non avevano senso. Moratti gli ha risposto senza parole: si è commosso. In quel momento ho capito che avevo di fronte l’uomo con il cuore più grande che ho trovato in Italia. Nicolas, fai quello che vuoi: l’Inter è a tua disposizione mi ha detto qualche minuto dopo. Dico la verità: non speravo tanto, pensavo che l’Inter mi avrebbe proposto di giocare per un anno in Argentina, e magari sarebbe stato più facile anche per me. Ho avuto solo la forza di rispondergli: Mi dia sei mesi di tempo e tornerò. Con la promessa di Moratti, Nicolas è ripartito per l’Argentina con il cuore più leggero. In fondo il pensiero di tornare lo ha aiutato a lottare per tutti quei mesi così carichi di sospensione. Il medico ha concesso loro solo pochi giorni per assorbire il colpo per poi invitarli a concentrarsi su tutto ciò di cui la loro figlia avrebbe avuto bisogno da loro. Per quasi tre mesi Nicolas e Maria Belem hanno vissuto in clinica, con una mascherina sul volto, imparando termini medici, scoprendo dolori ed angosce più grandi della loro, vedendo speranze distrutte in un attimo. Angelina dal canto suo reagiva bene, giocava con le bambole (tre come i membri della sua famiglia), disegnava, trepidava in attesa del fratellino nella pancia della mamma, nato lo scorso 5 settembre. Nicolas da parte sua si è sorpreso di avere così tanti amici pronti a stargli vicino. Lo ha chiamato persino Maradona, uno che avrà mille difetti, ma che corre quando qualcuno ha bisogno di aiuto. Adesso Angelina sta bene: è una bambina celestiale… proprio come un angelo. Più passa il tempo e più è difficile che abbia una ricaduta: Noi possiamo fare solo una cosa: pregare. Burdisso sa di aver scelto per il meglio, ma sa anche che proprio la sua famiglia ha voluto che lui tornasse a giocare. Non ha avuto fretta: Cosa volete che conti una settimana in più o in meno per me, adesso?. Da poco è cominciata la sua stagione all’Inter: non la seconda, la prima, dopo la tempesta. Compagni e tifosi lo hanno salutato al suo ritorno in campo come se Nicolas fosse un eroe: Se c’è un eroe in questa storia, è Angelina, non io. Non le è successa una cosa normale, ma lei ha reso tutto normale, tutto più facile. Con il suo sorriso, sempre, anche quando la sua casa, la nostra casa, era in realtà una clinica. Ed è stato così per mesi.

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