La scena di Betlemme, realtà e non reality

Anche quest’anno aspettiamo Natale per tirare un sospiro di sollievo, per rialzare lo sguardo appena un po’, per mettere tra parentesi il malessere di vivere nelle nostre metropoli inquinate.
neonato
Anche quest’anno aspettiamo Natale per tirare un sospiro di sollievo, per rialzare lo sguardo appena un po’, per mettere tra parentesi il malessere di vivere nelle nostre metropoli inquinate. Per non dimenticare che a Betlemme s’è svolto un evento che non era un reality ante litteram, ma pura realtà. Al punto da ripetersi ogni anno. Sulla scena della Natività non c’erano né ricchi né potenti – giunsero più tardi, come sempre – ma solo un pugno di pastori, forse di qualche bracciante, i piccoli della storia, i dimenticati della cronaca: puzzavano di letame e non sapevano né scrivere né leggere. Anche oggi, dinanzi al miracolo dell’Incarnazione, accorrono per primi, gioiosi e speranzosi, i piccoli di questo mondo.

 

Ci sono i più piccoli dei piccoli, coloro che non hanno nemmeno ottenuto il lasciapassare per vedere la luce, speranze di umanità condannate a squagliarsi come embrioni dimenticati in una pattumiera. Ci sono i bambini che sono nati senza maternità e paternità responsabili, che ora mendicano nei sottosuoli delle metropoli o si ritrovano tra le mani un kalashnikov. Ci sono pure le Sarah e le Yara del mondo intero, vittime adolescenti d’un mondo che non vuole saperne di diventare adulto.

 

Riconosco dinanzi alla mangiatoia le vittime delle tante fratture della società: dei divorzi come delle guerre, del razzismo come delle economie post-coloniali, del consumismo come del digital divide. Sono in compagnia dei pastori sardi, dei disoccupati cinquantenni, delle impiegate dei call-center, dei cassaintegrati, delle vittime dei racket… La folla aumenta. Si scorgono le teste incanutite di uomini e donne che vivono sempre più a lungo, ma senza un’umanità familiare che li accompagni. E ci sono mani rattrappite, cervelli prosciugati e membra sfibrate di chi s’aggrappa alla vita con un filo sottile d’amore che altri può recidere come e quando vuole.

 

Ci sono coloro che patiscono del dolore innocente, ma anche coloro che perdono il loro tempo nell’aiuto del prossimo, guardati con disprezzo da tanti per questo loro inutile impegno. Ci sono le madri e i padri che con pochi spiccioli riescono a far sorridere i loro bimbi. Vedo anche quegli uomini e quelle donne che non vogliono un “pensiero unico”, ma un pensiero dialogico. E poi chi lavora per la salvaguardia della natura, magari facendo la differenziata in modo corretto. Non mancano coloro che, in nome dell’uomo se non di Dio, perseguono il bene comune, nel silenzio e nel nascondimento.

 

E i ricchi? E i potenti? E coloro che disprezzano il “re nella mangiatoia”? Ci sono, almeno, nello sguardo del Bambinello, sceso in Terra anche per loro. Quest’anno pastori e braccianti di Betlemme continuano a tenere acceso il fuoco della speranza anche per loro. E allora, Buon Natale ai piccoli di questo mondo (che son già grandi). E Buon Natale anche ai grandi di questo mondo (ai quali auguriamo di diventare piccoli). Buon Natale a tutti noi, perché ci impegniamo per emanare leggi umane, per produrre ricchezze lecite e utili, per educare al rispetto e alla fraternità, per lavorare al bene.

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