La Romania presiede il Consiglio Ue

Nei prossimi sei mesi i lavori si concentreranno su quattro settori: convergenza economica e sociale, sicurezza, ruolo dell’Europa nel mondo e valori condivisi. Sullo sfondo c’è il dibattito sul futuro dell'Unione e il bilancio pluriennale.

Per la prima volta nella storia, il 1° gennaio 2019, la Romania assume la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea (UE). Intende sviluppare quattro priorità nel corso dei prossimi sei mesi, all’insegna del motto “Coesione, un valore europeo comune”. Coesione intesa come unità, parità di trattamento e convergenza, all’interno di una UE che non lasci indietro nessuno dei propri cittadini e dei propri Stati membri.

Innanzitutto l’Europa della convergenza, con un’attenzione alla competitività, ai differenti livelli di sviluppo tra gli Stati membri, all’occupazione, ai diritti sociali, all’innovazione, alla digitalizzazione, alla connettività, al clima e alla sostenibilità. La seconda priorità riguarda un’Europa più sicura, con riferimento particolare alla sicurezza interna e al contrasto di crimine e terrorismo, alla gestione efficace delle frontiere esterne, al buon funzionamento dell’area Schengen ed alla sicurezza cibernetica.

Ancora, la priorità di un’Europa come attore globale più forte, guardando all’allargamento dell’UE ai Balcani occidentali, all’Europa della difesa, all’azione con i Paesi vicini a oriente e allo sviluppo del multilateralismo nella comunità internazionale. Infine, l’ultima priorità riguarda un’Europa dei valori condivisi, in riferimento soprattutto a democrazia, libertà, diritti umani, rispetto della dignità delle persone, ma anche a solidarietà, pari opportunità, uguaglianza di genere e giustizia sociale, combattendo razzismo, xenofobia, antisemitismo, intolleranza e populismo.

L’UE ha un sistema di Presidenza del Consiglio che ruota ogni sei mesi tra i vari Paesi che ne fanno parte. Lo Stato membro che assume l’incarico, presiede le riunioni del Consiglio e dei gruppi che preparano i suoi lavori. Secondo il sistema introdotto dal trattato di Lisbona nel 2009, lavora strettamente con gli Stati membri che formano un trio, fissa gli obiettivi a lungo termine della Presidenza e prepara un programma comune che stabilisce i temi e le questioni principali che saranno trattati dal Consiglio in un periodo di 18 mesi. Alla Romania seguiranno la Finlandia e la Croazia. Sulla base di tale programma, ciascuno dei tre paesi prepara un proprio programma semestrale più dettagliato. Inoltre, la Presidenza rappresenta il Consiglio nelle relazioni con le altre istituzioni dell’UE, in particolare con la Commissione e il Parlamento europeo, ruolo particolarmente importante nei cosiddetti “triloghi”, le riunioni informali tra i rappresentanti delle tre istituzioni nelle quali si discutono le leggi europee.

Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha manifestato al quotidiano tedesco Welt am Sonntag le sue perplessità circa la capacità della Romania di rivestire questo ruolo. Riconoscendo che la Romania è «tecnicamente ben preparata», in parte grazie all’aiuto della Commissione europea, egli ritiene che «il governo di Bucarest non abbia ancora compreso appieno cosa significhi reggere la presidenza dei paesi dell’Unione europea».

Infatti, vi sono dissapori tra il presidente della repubblica, Klaus Werner Iohannis, proveniente dalle file del centrodestra, e la premier, Viorica V. Dăncilă, con frizioni all’interno dello stesso Partito socialdemocratico al governo, dimostrate dalle recenti dimissioni del ministro per gli affari europei, mentre si teme un arretramento nella lotta alla corruzione all’interno del paese. Secondo Juncker è necessario che vi sia «un fronte unito in casa propria per promuovere l’unità anche in Europa durante la presidenza», poiché governare i rapporti tra gli Stati membri dell’UE significa innanzitutto condurre «negoziazioni giudiziose», che presuppongono di «essere pronti ad ascoltare gli altri e avere la ferma volontà di mettere da parte i propri desideri», cosa della quale egli dubita la Romania sia capace.

Alcuni osservatori hanno evidenziato che la scelta del logo della presidenza rumena – un lupo stilizzato con i colori della bandiera rumena e di quella europea che richiama un vecchio simbolo nazionalista rumeno –, rappresenterebbe un segnale di attenzione all’Europa dei popoli più che allo spirito di unità che dovrebbe muovere chi guida l’UE in questa fase storica tanto delicata.

Eppure, Donald Tusk, Presidente del Consiglio europeo, ha espresso la sua fiducia nella Romania e nella capacità di portare avanti la Presidenza di turno dell’UE, auspicando di «lavorare presto con essa».

Infatti Klaus Werner Iohannis ha rassicurato sul desiderio della Romania di contribuire, attraverso gli sforzi congiunti, a far progredire l’agenda europea in modo costruttivo e consensuale: «Dovremmo usare il periodo rimanente, che porta al vertice di Sibiu e alle elezioni europee, al fine di attuare decisioni e misure che dimostrino la capacità dell’Unione di mantenere le promesse fatte ai suoi cittadini, nonché di offrire una prospettiva chiara per l’Unione».

Infine, Viorica Dăncilă, nel passaggio di consegne con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz che ha retto la presidenza di turno dell’UE nel secondo semestre del 2018, ha espresso il proprio convincimento circa il fatto che, «dato il livello di formazione del governo rumeno e il modo in cui abbiamo trattato il passaggio di consegne della presidenza, farà della Romania una presidenza di successo». D’altronde, la premier rumena aveva già dichiarato che «la democrazia, la crescita economica e la sicurezza di cui gode oggi la Romania rappresentano il risultato incontestabile del nostro cammino europeo, una scelta nella quale siamo impegnati e che non può essere invertita. Noi siamo l’Europa. Il futuro dell’Europa significa il nostro futuro e il nostro contributo a un mondo migliore e più sicuro».

Indubbiamente, oltre i bei discorsi e le dichiarazioni d’intenti, la Romania si troverà a gestire una fase politica caratterizzata da una serie di questioni importantissime. Innanzitutto le elezioni del Parlamento europeo nel prossimo mese di maggio, che rappresentano uno dei passaggi più importanti nella storia recente del processo di integrazione europea. Poi, il 29 marzo 2019, la Brexit dovrebbe giungere a compimento e la Gran Bretagna dovrebbe abbandonare l’UE; dovrebbe, perché, al momento, non è certo che il parlamento britannico approvi l’accordo concluso con l’UE. Inoltre, le istituzioni europee e gli Stati membri stanno discutendo del bilancio a lungo termine dell’UE, cioè il quadro finanziario pluriennale per il 2021-2027. Infine, la presidenza rumena concluderà il dibattito sul futuro dell’Europa con il vertice di Sibiu, il 9 maggio 2019, durante il quale i capi di Stato e di governo dell’UE rinnoveranno l’impegno per un’UE che realizza quanto sta davvero a cuore ai cittadini.

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