La rigenerazione del Sulcis Iglesiente

Due giorni di iniziative pubbliche in Sardegna, il 10 e 11 gennaio 2020, promosse dai soci di Banca Etica per rimettere al centro la riconversione economica del territorio. A partire dalle alternative alla produzione bellica. Intervista a Roberto Sedda, coordinatore del “Gruppo di impegno territoriale” di Banca popolare etica

Tra le realtà più decisamente impegnate non solo a contestare il ricatto occupazione della fabbrica di bombe situata in Sardegna, ma a promuovere percorsi reali di riconversione economica si colloca il gruppo dei soci di Banca popolare Etica presenti sull’Isola.

Pan di zucchero Iglesias
Pan di zucchero Iglesias

La proposta di compiere due ore e mezzo di percorso a piedi sul sentiero minerario di Santa Barbara, un giacimento inesauribile di ricchezza paesaggistica, si accompagna, sabato 11 gennaio, alla proposta di un dibattito pubblico ad Iglesias dal titolo significativo “Economia che crea, economia che distrugge” con la partecipazione della presidente nazionale di Banca Etica, Anna Fasano. Venerdì 10 gennaio è previsto, inoltre, a Cagliari un momento conviviale dal tiolo “Finanza, un sostantivo femminile”.

Per seguire il senso e l’impegno collegato a tale momento abbiamo rivolto alcune domande a Roberto Sedda, che è il coordinatore del “Gruppo di impegno territoriale” di Banca Etica in Sardegna e lo rappresenta in tutte le sedi della Banca e all’esterno. Proviene dall’impegno nell’Azione Cattolica, segue le Scuole Popolari di Economia, la formazione alla finanza etica e fa parte del Tavolo tecnico riconversione Rwm.

Da cosa nasce la proposta dell’incontro ad Iglesias?
Tutti gli anni Banca Etica pubblica uno studio sull’esclusione finanziaria in Italia. Regolarmente il Sulcis-Iglesiente si piazza al primo posto di questa triste classifica; per una banca come la nostra, che mette il diritto al credito in posizione centrale nel suo statuto, si tratta evidentemente di un territorio meritevole di estrema attenzione. È inoltre il territorio nel quale si trova l’impianto della Rwm Italia di Domusnovas che produce le bombe fino a poco tempo fa esportate in Arabia Saudita per bombardare lo Yemen, e il nostro gruppo dei soci locali collabora da anni con il Comitato per la riconversione della Rwm. È sulla base di queste motivazioni che i soci del Centro Italia di Banca Etica ci hanno chiesto di organizzare a Iglesias un evento che mostrasse la nostra solidarietà col territorio e che fosse di portata per noi nazionale. Parteciperanno, infatti, la presidente della banca, Anna Fasano, oltre a numerosi dirigenti e funzionari e i rappresentanti di gruppi di soci di varie Regioni del Centro Italia.

Avete partecipato attivamente alla marcia della pace del 31 dicembre che a fine 2019 la pastorale sociale della Cei, Pax Christi e Azione Cattolica hanno promossa a Cagliari.  Cosa è emerso di concreto?
La marcia ha mostrato quanto gli occhi di tutta Italia siano puntati sulla Sardegna e sui nostri territori e quanto la nostra regione possa essere, nelle prospettive di riconversione come in quelle dell’asservimento alle dinamiche belliche, un laboratorio capace di prefigurare cosa ci possiamo aspettare per il futuro a livello nazionale. In questo senso ogni segno, ogni azione spesa qui ha ripercussioni molto più ampie: siamo un caso esemplare, e per certi aspetti lo siamo sempre stati. Devo dire che la Marcia ha anche mostrato, in certe difficoltà organizzative e in qualche ingranaggio non ben oliato nella capacità di tessere relazioni sul territorio, quanto la comunità ecclesiale locale possa crescere nel dialogo con tutti i costruttori di pace, sia coi fratelli separati che con coloro che non partono da posizioni di fede.

Quali segnali di speranza si possono cogliere in Sardegna e come vi collegate con l’evento programmato per fine marzo ad Assisi: Economy of Francesco?
Al momento il mio orizzonte si ferma a questo fine settimana… (ride). A parte le battute credo che il lungo e faticoso cammino di preparazione di questa iniziativa ci abbia insegnato da una parte quanto la fragilità economica si riverberi sul tessuto sociale, generando chiusure, frammentazione, spesso paralizzando il dibattito, ma ci ha portato a scoprire anche infinite realtà locali che lavorano seriamente, diligentemente, incessantemente per un’economia giusta, di pace, sostenibile: non sono “best practice“, sono “semplicemente” buone. Il tema per il futuro mi pare non tanto quello di creare rete fra queste realtà, quanto di avere chi sia capace di mantenere queste reti, ricucendo continuamente il tessuto. Questa mi pare la prospettiva strategica. Intanto in questi due giorni partiamo semplicemente dal fare l’inventario di alcuni nodi della rete: sarà un cammino lungo, ma vogliamo farlo.

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