La politica non è teatro

Andare oltre disaffezione e disorientamento, per cogliere i segni, dal basso, di rinascita di una reale partecipazione. Verso Loppianolab 2019
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Mio cugino è uno stimato acconciatore: tutto il giorno incontra decine di persone e sa conversare amabilmente di molti argomenti. Ma di politica… ammette di capirci poco! Dice di aver provato a seguire i tg nazionali e qualche talk show di prima serata, ma alla fine ha gettato la spugna.

Come lui, tanti si stanno allontanando da questo tema che impatta, volenti o nolenti, la nostra vita quotidiana. Il costante aumento dell’astensione – alle elezioni europee gli elettori si sono ridotti del 30% dal 1979 al 2019 – è un indicatore di questa disaffezione.

E non è una questione legata semplicemente a quello che Bertolt Brecht definiva analfabetismo politico –  il fenomeno per cui i cittadini si interessano solo dei propri affari. La stessa modalità di porre il dibattito pubblico genera un forte senso di disorientamento anche in chi (è il caso di mio cugino) sarebbe sinceramente interessato.

La recente crisi di governo per l’ennesima volta ha riproposto un teatro dove si parla molto dei comportamenti dei singoli politici e di formule di accordo o ricatto fra forze politiche, ma raramente di politica, cioè dei problemi prioritari del Paese e di come si intenda affrontarli.

Nella comunicazione politica i dati sono sostanzialmente banditi a favore della retorica, che assume varie forme letterarie a seconda degli orientamenti politici e del posizionamento nella maggioranza o nell’opposizione. E quando alcuni dati sono presentati attraverso i media, essi sono di difficile interpretazione.

La macchina elettorale dei sondaggi conosce in tempo reale le nostre intenzioni di voto, mentre a noi cittadini non è dato facile accesso ad informazioni fondamentali in modo utile e fruibile. Al termine di ogni governo ci sono dichiarazioni positive o negative a secondo delle forze politiche, ma non senza alcun riferimento all’efficacia dei principali provvedimenti, neppure di quelli “bandiera”.

C’è da chiedersi se si possa ri-definire il dibattito pubblico in modo che incontri i veri bisogni dei cittadini, creando un canale di dialogo sui temi più che sulle appartenenze, se si possa tornare o imparare a discutere insieme che è l’essenza della democrazia (non semplicemente postare la propria opinione sui social), come ci ricorda l’economista Amartya Sen.

In questo senso le città sembrano essere i laboratori privilegiati di questo esercizio: in vari comuni italiani, lungo tutto lo stivale, assistiamo ad esercizi sia di partecipazione (bilanci partecipati) che di ri-generazione urbana, che vedono i cittadini protagonisti della politica dal basso.

Si fanno aiutare da esperti per valutare l’efficacia delle politiche pubbliche, con analisi approfondite e possibili scenari di sviluppo; e una volta costruito un quadro di sapere condiviso, si attivano direttamente per la propria parte arricchendo l’agenda politica per tutte le forze presenti nel territorio.

Queste “minoranze profetiche” mostrano che si può uscire dal gioco stucchevole e manipolativo di tanta comunicazione politica per parlare davvero di politica. Ma è un esercizio che tutti possiamo fare: parlare di temi e non di persone, ricercare le informazioni per capire davvero cosa ha funzionato e cosa meno delle diverse scelte politiche, indagare sulle conseguenze di decreti e norme.

Scendendo nella concretezza, ognuno può sentirsi partecipe e non solo spettatore di uno spettacolo dominato da altri, parafrasando il cantautore “la politica siamo noi, nessuno si senta escluso”.

E, con una domanda di nuova cittadinanza, di certo media e classe politica saranno indotti a partecipare alla costruzione di un serio dibattito pubblico. Le scelte coraggiose di alcuni quotidiani (Avvenire e alcune inchieste de Il Sole 24 ore, ad esempio) e i palinsesti di qualche tv ( programmi come Presa diretta e Dieci comandamenti sulla Rai, Guerra e pace su Tv2000) mostrano che il percorso è possibile.

Le  questioni esaminate in questo articolo verranno approfondite durante la manifestazione di Loppianolab in un incontro pubblico ( “Democrazia in città, democrazie delle città”) promosso dal Movimento politico per l’unità il 5 ottobre 2019 dalle ore 15.30.

qui il programma completo di Loppianolab 2019

 

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