La genetica smentisce la storia

Recenti ricerche sul genoma umano degli spagnoli danno poche certezze: una di queste è che ci sono tante similitudini con gli europei . Il ceppo arabo è presente ma non dominante

«Le Asturie sono Spagna e il resto è terra conquistata». Questo detto, con un certo contenuto politico – il successore alla corona spagnola porta il titolo di Principe delle Asturie – fa riferimento ai tempi in cui la penisola, nell’VIII secolo, era sotto il dominio musulmano e i cristiani si rifugiarono nelle montagne del Nord, nelle attuali regioni di Asturie e Cantabria. Poi la “Riconquista” si prolungò per otto secoli. Preconcetti di questo tipo hanno fatto cultura e talvolta originato ideologie con una certa incidenza politica.

Per confermare o smentire queste “credenze”, intervengono gli storici, i sociologi… e anche gli scienziati, più precisamente i genetisti. Da quando è accessibile lo studio del genoma umano, tanti interrogativi vogliono essere chiariti con questo tipo di indagine. Così, sulla genetica asturiana hanno lavorato insieme ricercatori dell’Università di Oxford e lo spagnolo “Gruppo di medicina genomica del Centro nazionale di genotipo”. I risultati, raccolti nella pubblicazione Modelli di differenziazione genetica e tracce di migrazioni storiche nella penisola iberica, in parte confermano l’antico detto, ma rivelano anche alcune sorprese.

Spain

La mappa che mostra le prossimità genetiche nella popolazione spagnola non disegna tanto una stratificazione che va da Nord a Sud come ci si aspetterebbe dai fatti storici, ma da Ovest a Est, quasi in parallelo con le diverse aree linguistiche della penisola. Cioè, c’è più affinità genetica tra un asturiano, sulla costa Nord, e un andaluso di Cadice, sulla costa Sud, che non con un gallego o con un basco, molto più vicini alle Asturie. D’altra parte, sempre tenendo conto della storia, si poteva presumere che i genotipi di origine nordafricani sarebbero stati presenti al Sud più che al Nord. Invece no: in alcune aree della Galizia, nell’estremo Nord Ovest, si posso trovare maggiori tracce genetiche dell’invasione musulmana.

A simili conclusioni, pubblicate di recente in Scientific Reports, sono arrivati pure ricercatori dell’Universitá di Granada. Questi si sono concentrati sulla popolazione delle province di Almería, Granada e Málaga, l’ultima “isola” musulmana riconquistata da Isabel e Fernando, i “re cattolici”. In questo territorio i musulmani sono rimasti otto secoli. La ricerca ha originato nella stampa titoli un tantino patriottici: «al-Andalus non ha lasciato tracce nella genetica del sud della Spagna», ad esempio. Oltre ad affermare che non ci sono maggiori tracce genetiche nordafricane in questa zona rispetto al resto della penisola, come diceva anche la ricerca precedente, quest’indagine sostiene poi che «nemmeno ci sono differenze genetiche significative con altri popoli europei». L’affermazione si fonda sull’analisi dell’aplogruppo, cioè sulle variazioni genetiche che indicano la possibile origine genetica, la quale sembra uguale a quella del 70% degli europei.

Chi sa a quante altre domande risponderà in futuro la ricerca genetica. Vale la pena, però, di far attenzione a quel che dice Carlos López-Otín, un reputato genetista spagnolo, in un suo recente libro (La vida en cuatro letras): «Ho sempre creduto che la ricerca della conoscenza fosse la chiave che ci avrebbe portato a capire i segreti della vita. Dopo tanti anni di studio appassionato arrivo alla semplice conclusione che la scienza ci avvicina alla verità, ma non ai segreti dell’arte della felicità».

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