Italia e Trattato di bando alle armi nucleari, segnali da Brescia

Il 22 gennaio 2021 entra in vigore il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari. L’Italia non ha aderito ma da Brescia, dove la base di Ghedi ospita gli ordigni B61, parte una forte istanza di cambiamento. Con il mondo cattolico in prima fila
Armi nucleari e F35 commos from US Air Force / Ministerie van Defensie

Il 22 gennaio 2021 entra in vigore il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari. Trattato che l’Italia non ha firmato e nemmeno posto all’ordine del giorno di un confronto parlamentare.

Ma un segnale importante arriva dai territori come quello di Brescia dove suoneranno le campane a festa e molte amministrazioni comunali si sono espresse a favore del bando alle armi nucleari che, tra l’altro, sono presenti anche in Italia. In particolare decine di ordigni nucleari (B61) si trovano nelle basi militari di Aviano (Pordenone) e di Ghedi (Brescia).

A Ghedi si stanno ampliando le strutture per poter ospitare i nuovi cacciabombardieri F35, ognuno dal costo di almeno 155 milioni di euro, in grado di trasportare nuovi ordigni atomici ancora più potenti (B61-12). Come è noto il nostro Paese si è impegnato ad acquistare 90 aerei da combattimento  F35 per una spesa complessiva di oltre 14 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i costi di manutenzione e quelli relativi alla loro operatività.

Assume perciò un segnale da cogliere la presa di coscienza della società civile e del mondo ecclesiale con l’adesione dello stesso vescovo di Brescia, PierantonioTremolada, all’appello rivolto allo Stato italiano «perché aderisca a questo Trattato ratificato tra i primi dalla Santa Sede». Il vescovo invita apertamente «i cristiani impegnati nelle istituzioni, nelle amministrazioni, nelle associazioni, nei gruppi del nostro territorio a farsi promotori di questa cultura di pace promuovendo azioni coerenti e coraggiose».

L’incoraggiamento della diocesi Brescia è un importante sostegno all’iniziativa nata dal basso ad opera di un gruppo di persone, espressione di varie sensibilità presenti nella realtà ecclesiale locale. Questo gruppo variegato ha predisposto un articolato documento che si conclude con una triplice richiesta: che il nostro Paese ratifichi il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari; che dal territorio del nostro Paese siano tolte tutte le armi nucleari; che nella base militare di Ghedi siano sospesi i lavori di ampliamento e non vi siano ospitati gli F35 con le nuove bombe atomiche.

Il documento è stato poi inviato a tutte le realtà del mondo cattolico bresciano: parrocchie, movimenti, associazioni, congregazioni religiose, singoli sacerdoti, gruppi missionari e della Caritas. L’obiettivo è stato quello di coinvolgere il più possibile. Solo in questo modo infatti si può essere incisivi.

Finora hanno aderito le Acli provinciali e una quarantina di circoli locali, l’Azione Cattolica diocesana e diversi gruppi parrocchiali di AC, il Movimento dei Focolari, Pax Christi, le Comunità missionarie dei saveriani e dei comboniani, gli Scout, diversi gruppi della Caritas, le suore Mariste, diverse parrocchie o Unità Pastorali, una ventina di sacerdoti, esponenti del mondo universitario, realtà culturali e del volontariato oltre a centinaia di adesioni singole. Altre sono in arrivo.

È importante tener presente, proprio nel giorno di entrata in vigore del Trattato, l’importanza della questione delle armi atomiche.  Oggi nel mondo vi sono circa 14mila testate nucleari e nuove armi ancora più devastanti sono in fase di sviluppo. Gli Stati dotati di ordigni atomici stanno anche realizzando nuovi vettori e altri strumenti che rendano più facile il loro utilizzo. Si è così creato un equilibrio del terrore, sottile però come un filo che rischia di spezzarsi ogni giorno.

Permane inoltre il problema delle conseguenze sull’ambiente dei test di questi micidiali strumenti di distruzione e di morte, mentre crescono pure i rischi legati a un errore o a un incidente di ogni tipo, anche di natura terroristica.

A tali programmi militari sono destinate enormi risorse finanziarie che in questo modo vengono sottratte al loro uso per l’istruzione, per la sanità, per l’ambiente, per lo sviluppo dei popoli più poveri.

Tutti gli ultimi pontefici hanno condannato in modo fermo la corsa agli armamenti, rifacendosi a quanto scritto nel documento conciliare Gaudium et spes: «Si convincano gli uomini che la corsa agli armamenti, alla quale ricorrono molte nazioni, non è la via sicura per conservare saldamente la pace, né il cosiddetto equilibrio che ne risulta può essere considerato pace vera e stabile. Le cause di guerra, anziché venire eliminate da tale corsa, minacciano piuttosto di aggravarsi gradatamente. E mentre si spendono enormi ricchezze per procurarsi sempre nuove armi, diventa poi impossibile arrecare sufficiente rimedio alle miserie così grandi del mondo presente» (81).

 Lo spreco di denaro negli armamenti risulta oggi ancora più scandaloso alla luce della pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo. Molti Paesi, infatti, si ritrovano con strutture sanitarie e assistenziali inadeguate ad affrontare questa pandemia. Dirottare le spese militari verso la lotta contro il Covid 19 sarebbe quanto mai urgente e auspicabile.

È quanto ha chiesto papa Francesco nel mese di aprile 2020, in piena emergenza per il coronavirus, in una preghiera composta in vista del mese mariano di maggio: «Maria Santissima, tocca le coscienze perché le ingenti somme usate per accrescere e perfezionare gli armamenti siano invece destinate a promuovere adeguati studi per prevenire simili catastrofi in futuro».

Nel suo viaggio in Giappone del novembre 2019, papa Francesco non solo ha condannato l’uso o la semplice minaccia dell’uso di armi nucleari, ma anche il mero possesso di tali ordigni: «Con convinzione desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune. L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già detto due anni fa. Saremo giudicati per questo. Le nuove generazioni si alzeranno come giudici della nostra disfatta se abbiamo parlato di pace ma non l’abbiamo realizzata con le nostre azioni tra i popoli della terra».

Le parole del Papa sono così chiare da rimuovere ogni alibi e incertezza.  Il “mondo cattolico” italiano può compiere la scelta di porsi in prima fila in questo impegno per la pace e contro le armi nucleari.

Se una esperienza come quella di Brescia si diffondesse in altre diocesi e poi a livello nazionale, certamente le istanze di adesione al Trattato non potrebbero essere sottaciute dalla politica. È il momento di unire le forze.

 

 

 

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