Partecipare alle due Summer School in Val di Sole è stata per me un’esperienza importante, un modo per vedere da vicino cosa significhi oggi, nella pratica, “fare rete“. Si è trattato di due percorsi separati — uno dedicato agli educatori e ai docenti e uno rivolto ai ragazzi in formazione —, ma che facevano parte dello stesso evento complessivo. Muovermi in questo contesto mi ha permesso di vivere l’energia di chi sta studiando e, allo stesso tempo, l’esperienza di chi lavora già sul campo.
Ciò che mi ha subito colpito è stata la grande varietà di persone che hanno scelto di essere presenti a Pellizzano dal 20 al 24 luglio 2025. In quei giorni, il mio impegno è stato dedicato interamente alla macchina organizzativa. Ho fatto parte di un gruppo di supporto logistico e tecnico, e la cosa più bella è stata proprio vivere questo lavoro non da solo, ma all’interno di un team che rispecchiava perfettamente lo spirito dell’evento. Abbiamo curato insieme i dettagli necessari affinché tutto funzionasse bene nei particolari, permettendo lo svolgimento delle attività in un clima di collaborazione autentica. Tant’è che, pur non avendo partecipato direttamente ai contenuti formativi, il fatto di far parte di un gruppo di lavoro così affiatato mi ha permesso di respirare appieno il valore dell’esperienza.
Parallelamente, portavo con me il mio percorso professionale e accademico: lavoro da oltre dieci anni nella scuola dell’infanzia e nella primaria come psicomotricista, dove mi occupo di orientamento relazionale in ambito preventivo ed educativo. Inoltre, attualmente sono iscritto al terzo anno del corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione.
L’elemento che più di ogni altro mi ha arricchito è stata la modalità di relazione che si è creata tra tutti i partecipanti. Ho frequentato molti corsi di formazione, spesso interessanti, ma raramente ho trovato un clima così aperto e basato sul rapporto umano. Rispetto alla struttura di tanti corsi standard, ho vissuto questo approccio come qualcosa di innovativo e pionieristico. Non si è trattato solo di assistere a delle lezioni, ma di abitare uno spazio di scambio in cui il rapporto tra le persone è diventato il vero punto di forza. Questa qualità del legame ha reso ogni momento, dai gruppi di lavoro ai momenti di pausa, un’occasione di crescita che ha superato le distinzioni tra i ruoli, permettendo un dialogo semplice e sincero tra tutti.
Accanto a questa dimensione relazionale, la Summer School “EduCare: oggi per essere futuro” ha offerto contributi formativi di altissimo livello. Gli interventi e i contenuti proposti sono stati di grande spessore, fornendo stimoli intellettuali e professionali davvero preziosi. Il valore dell’esperienza è nato proprio dall’unione tra questa eccellenza nei contenuti e la qualità umana degli incontri.
Il cuore di questa esperienza è stata anche la presenza di ragazzi che arrivavano da percorsi di studio molto diversi tra loro. C’erano giovani che non studiavano solo pedagogia; erano studenti delle scuole superiori e universitari che frequentano facoltà diverse e che hanno scelto di dedicare questo tempo alla formazione per l’orientamento personale. Al di là della materia specifica, questi giovani hanno cercato un modo per ragionare sul proprio futuro e sulla scuola, portando sguardi nuovi e originali. Vedere ragazzi e ragazze che si preparano a strade così varie confrontarsi con i temi dell’educazione per orientare la propria crescita è stato un segnale forte: la scuola è un argomento che riguarda tutti noi come cittadini.
Quello che si è cercato di fare a Pellizzano è stato un aggiornamento personale e profondo. È stato un momento per cercare risposte, ma soprattutto per farsi domande, confrontandosi con i propri limiti e con le proprie speranze in un clima di umiltà e voglia di mettersi in gioco. Come psicomotricista abituato a dare importanza alla presenza e alla relazione, ho sentito quanto fosse fondamentale questo lavoro su di sé per migliorare la propria capacità di stare nella relazione e nell’ascolto.
Questo parallelismo tra le due Summer School ha creato un incontro molto positivo. Il dialogo tra il mondo della docenza e lo studente che cerca la propria strada ha fatto nascere riflessioni che hanno superato le differenze di età o di ruolo. Non c’era chi insegnava e chi imparava, ma una comunità che cercava insieme una strada comune attraverso un modo di stare insieme che ha fatto la differenza. Torno nel mio lavoro quotidiano con i bambini della primaria e dell’infanzia con una sicurezza in più: la forza di una rete sta nell’autenticità delle persone e nella loro capacità di restare sempre in cammino.
Michele Fignelli
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Michele Fignelli è iscritto al terzo anno del corso di laurea in Scienze dell’educazione e della formazione presso l’Università cattolica del sacro Cuore di Milano. Psicomotricista ad orientamento relazionale in ambito preventivo ed educativo, lavora da oltre dieci anni come esperto nelle scuole primarie e dell’infanzia sia pubbliche che private. Attualmente collabora col Comitato regionale della Lombardia delle polisportive giovanili salesiane (PGS) per l’organizzazione e la realizzazione del corso di formazione “animatore sportivo” con la finalità di erogare la formazione a ragazzi e ragazze dai 16 ai 18 anni
