Dove stanno andando i nostri ragazzi? È la domanda da cui prende le mosse l’inchiesta del numero di maggio 2026 della rivista Città Nuova, firmata da Patrizia Bertoncello. Il titolo — Soli nella bolla digitale? No, grazie — è già una presa di posizione. Il problema, si analizza in queste pagine, è prima di tutto educativo: gli adulti non sanno stare al passo con i figli nel mondo virtuale, e i ragazzi si trovano soli, esposti a rischi che il mondo adulto stenta persino a vedere. Dietro le piattaforme ci sono logiche di profitto che sfruttano i bisogni di crescita. La risposta che si intravede è quella di un’alleanza tra generazioni: umanità fragile, ma tenace.
L’editoriale del direttore Giulio Meazzini, Voci e volti umani, parte da un paradosso: l’umanità inventa tecnologie straordinarie, ma la prima applicazione è spesso quella del controllo e della distruzione. Sorveglianza di massa, droni guidati da IA, dipendenze emotive alimentate dagli algoritmi. La domanda che attraversa le prime pagine è una sola: riusciremo a restare umani, nella relazione tra di noi?
Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, autore di Esci da quella stanza (Mondadori 2025), individua nell’intervista la fragilità giovanile nella combinazione di due fattori: l’immersione nel virtuale e l’arretramento del mondo adulto. Nelle Storie, Dominique Djiré racconta il Centro Medico dei Focolari a Man, in Costa d’Avorio: nato durante la guerra civile del 2002, oggi è un presidio aperto a tutti, con telemedicina e fraternità interreligiosa.
Sara Fornaro racconta le 31 persone insignite da Mattarella dell’Ordine al Merito della Repubblica: vite in cui il dolore è diventato dono. Letizia Palmisano svela invece un paradosso cognitivo sul clima: quasi il 90% dei cittadini vuole che i governi agiscano, ma ognuno pensa che agli altri non importi. Una maggioranza che si crede minoranza.
Chiara Andreola aggiorna la battaglia delle Mamme NoPfas, da Bruxelles alle comunità indiane toccate dagli impianti un tempo attivi alla Miteni di Trissino. Roberto Catalano mette a fuoco lo scontro antropologico del nostro tempo: chi sacralizza la violenza come costitutiva dell’essere umano contro il pensiero di Edgar Morin sulla fraternità come quasi-software originario insito in ogni persona.
Nella sezione Radar di Città Nuova n. 5, Giulio Meazzini intervista Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, sul suo libro La città è di tutti (Einaudi 2026): come la logica del possesso abbia sostituito quella della condivisione degli spazi pubblici, rendendo le città più sole e le persone più fragili.
In questo numero è presente anche il Dossier “Giovani: il futuro è oggi”, a cura di Candela Copparoni, con voci di educatori e giovani che si interrogano su vocazione, discernimento e dialogo intergenerazionale.
Buona lettura!