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Italia > Attualità

Il rispetto per i “no”

di Mariagrazia Baroni

Commozione e partecipazione a Squinzano al funerale di Lorena Isceri, uccisa dall’ex fidanzato il 3 settembre su un viadotto dell’A1. Il richiamo alle coscienze del parroco Bisconti.

Il feretro di Lorena Isceri, la 45enne uccisa a Firenze dall’ex compagno, dopo i funerali nella chiesa Maria Regina di Squinzano (Lecce), 9 settembre 2026. ANSA

Nel tardo pomeriggio del 9 settembre, nella sua Squinzano (provincia di Lecce) che l’ha vista crescere, l’ultimo, straziante, saluto a Lorena Isceri, 45 anni, uccisa il 3 settembre dall’ex compagno Federico Vella di 36 anni, fiorentino. L’uomo l’ha lanciata da un viadotto dell’autostrada A1 tra Corci di Calenzano e Barberino di Mugello, all’altezza della Direttissima. Centinaia di persone, accorse anche dai paesi limitrofi, insieme ad una quarantina tra le autorità, si sono strette attorno alla famiglia – papà Franco, mamma Antonia e il fratello Danilo – nella chiesa di santa Maria Regina, dove Lorena era stata battezzata. Durante la funzione, iniziata alle ore 17, un maxischermo nella piazza antistante la chiesa ha permesso la partecipazione oltre il sagrato. Il sindaco, Mario Pede, ha proclamato il lutto cittadino e di rosso saranno illuminati alcuni edifici pubblici di Squinzano per tutto il mese di settembre. «Oggi siamo qui davanti a una realtà che fatichiamo persino a pronunciare», ha detto il parroco don Vanni Bisconti, davanti alla bara bianca di Lorena, addobbata con fiori rossi, simbolo della violenza sulle donne di cui la giovane leccese è l’ennesima vittima.

Nel corso dell’omelia, le parole di don Vanni hanno gridato ad un risveglio di coscienza. Ricordando anzitutto il valore della comunità: «Perché vorremmo, se fosse possibile, prenderci un pezzo del dolore di questa famiglia» ha detto. «Questo dolore non dovete portarlo tutto da soli – ha proseguito -. Possiamo piangere insieme. Possiamo pregare insieme e facciamo almeno nostra un poco questa vostra immensa straziante sofferenza». Un dolore senza risposte, a cui ha fatto eco in concomitanza con le esequie, a Firenze, luogo in cui Lorena viveva, un minuto di raccoglimento, ha detto la sindaca Sara Funaro. Ma non solo: anche altri sono stati i segni, le fiaccolate organizzate. Come quella a Casalbate, dove la famiglia aveva una casa, e dove Lorena aveva trascorso le ultime vacanze prima di ripartire ed andare incontro agli ultimi giorni della sua vita.

Poi il parroco ha ricordato l’importanza del rispetto della libertà personale, chiamando per nome tutto ciò che ‘amore’ non è, quasi un’antitesi dell’Inno alla carità di san Paolo: «C’è una differenza abissale tra l’amore e il possesso, tra l’amore e il controllo, tra l’amore e la gelosia, tra l’amore e la pretesa, tra l’amore e il diritto di decidere della vita di un altro. E dobbiamo dirlo con chiarezza, soprattutto ai giovani: se una persona ti dice ‘no’, quel no va rispettato».

Ed ha poi continuato, scardinando quel sentimento camuffato da ‘amore’: «Se una persona decide di non continuare una relazione, non ti sta togliendo qualcosa che ti appartiene, perché l’altro non ci appartiene. La persona che amiamo non è proprietà nostra, non è un oggetto che possiamo possedere. Non è qualcuno che deve rimanere con noi semplicemente perché noi lo vogliamo».

Il parroco ha poi rivolto un interrogativo alla nostra società: «Finora ciascuno di noi che cosa ha chiamato amore? Siamo obbligati a chiedercelo. Che idea ci siamo fatti dell’amore?» richiamando, in tal senso, al proprio ruolo società, famiglie, scuole, mondo della comunicazione e Chiesa.

Lorena, ricordiamo, secondo quanto sta emergendo nelle indagini coordinate dal pm Antonio Di Natale, aveva subìto i primi episodi di violenza ad aprile di quest’anno, dopo due anni di relazione. Non aveva denunciato. «A te che sei la donna che ho amato con tutto me stesso e ho perso per la mia stupidità. Sarò tuo anche se non posso più esserlo…» aveva scritto Vella nell’ultimo post su Instagram datato 12 agosto. Si erano conosciuti frequentando una palestra nel quartiere Nivoli. Lui, 36 anni, dipendente di una società di noleggio auto, lei manager nel settore del marketing farmaceutico veterinario. Il giorno 3 settembre, secondo quanto ricostruito, Vella, dopo averla sottratta con la forza dalla sua abitazione nel rione Rifredi, l’ha rapita, legata mani e piedi e chiusa nel bagagliaio dell’auto. Poi l’ha spinta nel vuoto del viadotto. La donna, era comunque riuscita ad allertare il 112; ma all’arrivo della polizia era già morta. La pattuglia intervenuta sul posto ha iniziato una trattativa con Vella che, dopo 40 minuti, si è suicidato.

Lorena era una donna indipendente, che aveva lasciato la Puglia prima per studiare, poi per lavorare e costruirsi il proprio futuro. E anche così l’hanno voluta ricordare in tanti, durante le esequie. «Lorena sei cresciuta con noi, ora cammini nella luce, ma resterai per sempre qui, dove sei amata. La tua via De Pietro» racconta uno striscione degli amici su un muro di fronte alla chiesa. Lorena, una di quelle donne che papa Leone XIV l’8 marzo scorso, in risposta alla lettera di Giovanna nella rivista Piazza San Pietro, ha ricordato. Donne che forse anche per questo oggi sono «colpite e uccise» perché, «sono un segno di contraddizione in questa società confusa, incerta e violenta, perché ci indicano valori di fede, libertà, eguaglianza, generatività, speranza, solidarietà, giustizia». Valori importanti che, invece, «sono combattuti da una pericolosa mentalità che infesta le relazioni producendo solo egoismo, pregiudizi, discriminazioni e volontà di dominio».

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