Il prete “prezzemolo” è stato premiato

Don Virgilio Colmegna: la pedagogia dei fatti, il sistema Caritas, l’Osservatorio diocesano sulle povertà, il premio “Cittadino europeo” per la difesa degli ultimi. Nell'ambito della settimana Good News

Don Virginio Colmegna è un prete di strada, a modo suo. Nel senso che accoglie, cura, cerca le persone con i problemi più vari. E le offre una casa, fa di tutto per reinserirle nel tessuto lavorativo, per recuperarle fisicamente e psichicamente.

Ma è anche “come il prezzemolo”. Tutt’altro che schivo e riservato, è sempre “sul pezzo”. Dove c’è da lavorare sodo con gli ospiti del suo centro, lo trovi sempre, come sempre lo incontri negli uffici che contano. Sa farsi rispettare. Sa, con la gentilezza cristiana, domandare e ottenere, per i suoi ospiti.

Viene da anni di direzione della Caritas Ambrosiana, che sotto la sua guida ha radicato ulteriormente le linee tracciate dai predecessori, soprattutto nell’ambito della “pedagogia dei fatti”; anno dopo anno si è venuto costituendo un vero e proprio “sistema Caritas”, ovvero una galassia di cooperative, comunità, associazioni di volontari e fondazioni ecclesiali, capace di dare risposte concrete in quasi tutte le aree del disagio sociale. Oltre a ciò sono continuate e si sono intensificate le attività formative rivolte agli operatori, sia quelli legati al mondo Caritas sia quelli provenienti da altri contesti, e si è incrementata la presenza dei centri di ascolto.

E’ sorto pure l’Osservatorio diocesano sulle povertà, strumento nato dall’esigenza di rielaborare i dati e le informazioni raccolte dai centri di ascolto, per poter strutturare interventi sempre più capaci di rispondere alle esigenze del territorio. Sul fronte internazionale, si è inoltre scelto di puntare sempre più su interventi di cooperazione allo sviluppo, messi a punto in collaborazione con partner locali, espressione delle comunità ecclesiali e della società civile.

Don Virginio nel 2006 è stato nominato dal Sindaco di Milano membro dell’Advisory Board del comitato strategico per affiancare l’amministrazione nell’affrontare i problemi della città. Il 4 dicembre 2014, l’Università degli Studi di Milano, durante la cerimonia d’inaugurazione dell’anno accademico, gli ha conferito una laurea honoris causa in Comunicazione pubblica e d’impresa. Nel 2002, voluta dal cardinal Martini, è sorta la Casa della Carità, una struttura dove hanno sede la maggior parte delle attività ma che è vissuta come una vera e propria casa: le persone che vengono accolte sono ospiti con cui instaurare una relazione.

L’ospitalità alle persone in difficoltà è gratuita e, in gran parte, non convenzionata con gli enti pubblici. L’obiettivo è aiutare gli ospiti a riconquistare l’autonomia. Alla preziosa attività compiuta negli anni da don Virginio è andato il riconoscimento istituito dal Parlamento Europeo di “Cittadino Europeo”, per il suo impegno di anni a Milano in difesa degli ultimi, tenendo alti i valori europei della solidarietà.

«La Fondazione Casa della carità “A. Abriani” – ha spiegato don Virginio –, ci ha insegnato il valore della cittadinanza perché aiutiamo le persone non perché sono dei poveri e dei diseredati, ma perché sono dei cittadini, quella che il Cardinale Martini chiamava l’amicizia civica. Il Premio – ha poi sottolineato – è dato non a me ma a loro, ai nostri ospiti, a 140 persone da 92 paesi diversi, è loro per tutto quello che ci stanno insegnando. Da noi c’è uno striscione che recita ‘Prima le Persone’, una frase significativa nei tempi complessi e rancorosi che stiamo vivendo».

Prima della premiazione, ha dichiarato alla Radio Vaticana: «Devo chiarire subito che questa riconoscenza va ai miei volontari, agli operatori e soprattutto agli esperti che ho incontrato. Quando si dice ‘Chiesa povera dei poveri’, che siamo educati dai poveri, è proprio vero», ha detto don Colmegna, ricordando poi che il cardinal Martini «volle la Casa della Carità per farla diventare un luogo di ospitalità, ma anche di cultura, spiritualità e dialogo tra credenti e non credenti».

E ancora: «C’è una frase che campeggia alla Casa della Carità in questo momento: prima le persone. Credo sia un grande messaggio. La gioia di un linguaggio di pace e riconciliazione è una gioia vera, che arricchisce e ha una ricaduta sociale. Non è un’operazione sociale, perché nasce soprattutto dalla bellezza feconda del Vangelo».

 

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