Cosa succede veramente nella mente di un adolescente quando l’estate finisce e deve rientrare a scuola? Per moltissimi studenti, non si tratta semplicemente della malinconia per la fine delle vacanze: il suono della campanella segna il ritorno su un palcoscenico pieno di aspettative, in cui possono sentirsi costantemente messi alla prova e misurati in base alle loro performance. Il rientro scolastico può riattivare paure profonde di inadeguatezza, ansia da valutazione e quella difficile sensazione di non essere all’altezza.
È possibile trasformare questo carico d’ansia in un’opportunità di crescita? Certamente. Ma per farlo, il mondo degli adulti dovrebbe riuscire a compiere un cambio di paradigma: gli insegnanti potrebbero iniziare a validare e accogliere il complesso bagaglio emotivo di questi ragazzi invece di focalizzarsi esclusivamente sul rendimento e i voti, che purtroppo, a volte, rischiano di determinare il “valore” di uno studente.
A questo punto, vi invito a immergervi in questa riflessione, a osservare con occhi nuovi i vostri figli o studenti, e a farvi queste domande: come affrontate, all’interno della vostra famiglia o nella vostra classe, questa fase delicata del rientro a scuola?
Chiariamo un concetto di base molto importante: quando si parla di ansia da prestazione scolastica, non ci si riferisce alla generica “timidezza”, ma a una vera e propria risposta neurofisiologica da stress che può influire sulle risorse cognitive dell’adolescente. Secondo uno studio condotto da Pascoe, Hetrick e Parker (2020) la paura del fallimento potrebbe innescare nella mente un meccanismo di allarme che potrebbe alterare i processi di apprendimento.
Quando uno studente vive una forte paura del giudizio, come ad esempio prima di un’interrogazione o durante la spiegazione di un nuovo argomento, la sua attenzione potrebbe essere dirottata sulla gestione emotiva della minaccia percepita (come la gestione dell’ansia). Di conseguenza, lo studente potrebbe avere meno risorse mentali a disposizione per elaborare le informazioni, memorizzare i concetti o articolare un discorso complesso. È molto difficile affrontare la paura di fallire, proprio perché potrebbe sottrarre le energie necessarie per affrontare un compito, alimentando la frustrazione e rifiuto per l’ambiente scolastico.
Vi racconto la storia di Oliver, che ha 15 anni e sta per varcare la soglia del secondo anno di liceo. La sera prima del rientro, comincia il mal di stomaco che non gli fa toccare cibo e lo fa isolare nella sua stanza a guardare video sul cellulare. Nella sua mente cominciano a scorrere immagini che si riferiscono ai ricordi dell’anno scolastico precedente, come ad esempio: lo sguardo severo della professoressa, i sussurri dei compagni durante l’interrogazione alla lavagna, la sensazione di non sentirsi mai all’altezza. Allora Oliver decide di farsi aiutare e parlare con i suoi genitori del disagio che sta vivendo e dice con voce tremante: «Mamma, non ce la faccio. Ho troppa paura di tornare lì dentro. E se ricomincia tutto lo stress dell’anno scorso? E se rimango bloccato a fare scena muta davanti a tutti?». Ma la madre, indaffarata a sistemare la cucina e stanca dalla giornata lavorativa, risponde senza nemmeno alzare lo sguardo: «Dai Oliver, sei grande ormai, basta con queste paure senza senso! È solo il primo giorno, ci siamo passati tutti. Devi solo studiare e impegnarti di più dello scorso anno e vedrai che andrà bene. Non fare tragedie inutili». Il giorno successivo, davanti ai cancelli dell’istituto, Oliver prova a confidarsi con un suo compagno di classe, ma neanche in quel caso viene compreso e accolto; e in quel preciso istante comincia a sentirsi “esagerato”, nessuno ha validato la sua emozione e si chiude in un silenzio impenetrabile. Purtroppo la scuola viene in questi casi percepita come un ambiente ostile e pieno di pericoli per la propria autostima, e da cui doversi difendere da solo. Questo profondo senso di isolamento non farà altro che amplificare i sintomi somatici e i possibili tentativi di evitamento scolastico.
Per evitare che l’angoscia prenda il sopravvento e che si strutturi in un ritiro sociale o un rifiuto scolastico, è importante fornire agli adolescenti strumenti concreti e relazionali fin dai primissimi giorni:
- Validazione emotiva: il primo passo non è fornire soluzioni, ma accogliere l’emozione in modo incondizionato.
- Frazionamento degli obiettivi quotidiani: l’ansia potrebbe nutrirsi di pensieri catastrofici orientati al futuro. Potete aiutare lo studente a riportare l’attenzione su piccoli obiettivi giornalieri.
- Alfabetizzazione emotiva: possiamo educare gli adolescenti a riconoscere e dare un nome ai pensieri disfunzionali e alle emozioni che ne conseguono.
- Costruire un’alleanza non giudicante: l’adolescente deve interiorizzare che il suo valore affettivo, in famiglia, non è minacciato dal suo rendimento scolastico.
Il rientro a scuola spesso è molto faticoso, ma non dovrebbe diventare un campo di battaglia in cui si cerca solo di sopravvivere; e ricordiamo che il benessere non coincide con la totale assenza di ansia, di ostacoli o di emozioni difficili. Al contrario, il benessere si può costruire imparando a conoscere e usare i propri punti di forza e la propria resilienza per vivere le difficoltà, dando loro un significato. Agli adolescenti che oggi sentono il peso schiacciante della prima campanella, vorrei dire: voi non siete il vostro voto.