Guerra e mozione Assisi, proposte da Roma

Cresce il numero dei comuni italiani che approvano la “mozione Assisi” per fermare l’invio di bombe destinate ad alimentare la guerra in Yemen. Proposte concrete dai consiglieri capitolini per assumere per un’azione a livello nazionale in Campidoglio
EPA/YAHYA ARHAB

Mentre il primo marzo 2019 l’aula dei gruppi parlamentari ospiterà il confronto tra governo, parlamentari e mondo associativo su “armi e finanza”,  continua a diffondersi nei comuni italiani l’approvazione della “Mozione Assisi” in sede di assemblea consiliare per spingere il governo italiano a fermare l’invio di carichi di bombe destinate alla guerra in Yemen.

L’ultimo consiglio comunale a compiere tale scelta è stato, giovedì 21 febbraio 2019, quello di Porto Mantovano in provincia di Mantova. Considerando la prossima visita di papa Francesco in Campidoglio, annunciata per il prossimo 26 marzo, merita tornare sull’approvazione della mozione avvenuta a Roma con l’unanimità dei presenti nell’Aula Giulio Cesare lo scorso 12 febbraio 2019. Un segnale, al di là della divisione dei partiti, della capacità dei rappresentanti politici di ascoltare le istanze dei territori e guardare alla sostanza dei problemi con una visione alta, ma al tempo stesso realistica.

La mozione, è bene ricordarlo, nasce per iniziativa di una rete di associazioni che, da tempo, cercano di cambiare lo stato delle cose, cercando alleanze e promuovendo il risveglio delle coscienze. Arrivando a chiedere un segnale concreto alle amministrazioni delle città, un impegno che non si fermi alla denuncia di un solo giorno.

Abbiamo perciò interpellato alcuni dei consiglieri comunali capitolini per comprendere le ragioni più profonde, e le prospettive di questa presa di posizione condivisa.  Raggiungere l’unanimità non è mai scontato, nemmeno di fronte a temi di alto respiro. Cosa vi ha convinto e quale è il senso di questa scelta?

Stefano Fassina, deputato di Leu e consigliere comunale della lista Sinitra per Roma , uno dei due firmatari della mozione ci ha risposto così: «È vero, non è facile raggiungere l’unanimità su una mozione in qualunque assemblea elettiva e, in particolare, in Campidoglio, dove la maggioranza tende ad avere atteggiamenti di autosufficienza motivati dalla distanza, addirittura etica, da “quelli che c’erano prima”.

Mi pare che nel voto di ciascuno di noi vi sia stata, in primo luogo, la consapevolezza delle nostre responsabilità di rappresentanti politici rispetto a un problema sempre più grave ma assente dall’agenda politica; abbiamo voluto tutti insieme inviare un messaggio al Parlamento e al Governo, affinché sia adeguatamente considerato il problema e sia coerentemente applicata la legge che, com’è noto, inibisce la vendita di armi agli Stati in guerra. In secondo luogo, vi è anche la consapevolezza di essere amministratori di Roma, Capitale non soltanto della Repubblica Italiana, ma anche del cattolicesimo, quindi più di ogni altra città, Capitale di pace, di fratellanza, di solidarietà».

Secondo Gemma Guerrini, la consigliera del Movimento 5 stelle che ha pronunciato la dichiarazione di voto, «la convinzione profonda che ogni passo verso la realizzazione dei principî costituzionali (in questo caso l’art.11) rappresenta l’attuazione di quel programma, di quel compito che i nostri padri e madri costituenti ci hanno lasciato: non principi astratti da rispettare, ma impegni concreti da assumere.

La mozione presentata dalle opposizioni va in questo senso, per il M5S votarla è stato normale.  Bello e significativo che il voto di tutte le forze politiche sia stato unanime. Abbiamo impegnato la Sindaca e la Giunta, perché le Istituzioni sovraordinate e competenti si attivino nel senso indicato nella mozione. È importante che Roma abbia preso in mano il suo ruolo di Capitale e siamo convinti che la voce di tanti cittadini, espressa nelle aule consiliari come è successo ieri, arriverà al nostro Parlamento forte e chiara».

Anche Giulio Pelonzi, capogruppo del Partito democratico, che pur appartenendo ad un gruppo consiliare diverso, ha promosso con Fassina la “mozione Assisi”, ci tiene a precisare che «la legge 185/90 stabilisce il divieto di vendita di armi nei casi in cui gli acquirenti siano paesi in guerra. Il diritto internazionale stabilisce una moratoria sul coinvolgimento dei bambini vittime nei conflitti.

Roma Capitale, d’Italia e del Mediterraneo, deve far sentire la sua voce nei confronti del governo per arrivare allo stop della vendita delle armi alla coalizione Saudita, impegnata nella guerra dello Yemen, che ha mietuto migliaia di vittime negli ultimi 4 anni. Dopo l’approvazione in Aula Giulio Cesare della Mozione n.26/2019, votata all’unanimità, ci aspettiamo che la Sindaca Raggi scriva al Governo, in particolare al Ministero della Difesa, per portare il grido di dolore e rabbia di tutta l’Assemblea Capitolina al massimo livello decisionale.

La mozione contiene anche la proposta di riconversione della fabbrica, che in Sardegna produce queste bombe, per la produzione di materiali per implementare l’energia pulita e rinnovabile, mostrando cosi attenzione ai lavoratori ed alle loro famiglie che manterrebbero gli attuali livelli occupazionali. Aggiungo che questa proposta è per noi in linea con la concezione etica della “Ecologia Integrale” e che, con un’altra mozione, abbiamo chiesto la modifica dello Statuto di Roma Capitale affinché vi siano inseriti i principi cardine di questa concezione dell’uomo e del mondo, che vorremmo potesse indirizzare le scelte di Roma sul sociale, sull’ambiente e sul lavoro».

Ma se la mozione per la pace ha avuto il plauso di tutti gli schieramenti presenti nell’aula consiliare di Roma, quali azioni concrete  possono essere messe in atto nel nostro territorio?

Ci ha risposto su questo punto Svetlana Celli, della Lista Civica “Roma torna Roma”: «forte di questa mozione, Roma Capitale ha l’occasione per rilanciare la sua vocazione internazionale, rafforzata dalla posizione centrale nell’area del Mediterraneo e, oggi, anche dalla scelta di farne la sede del segretariato permanente dell’Assemblea parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo. Potrebbe farlo per via istituzionale, con summit internazionali, e dal basso con corsi di educazione alla pace e al dialogo nelle scuole e nei territori.

Come opposizione non faremo cadere nel vuoto l’appello contenuto nella mozione, faremo le nostre proposte e incalzeremo il Campidoglio su azioni a lungo raggio. Da Roma parte una battaglia culturale, senza armi, ma forte di contenuti che siano d’esempio per altre città. Roma, città che ripudia la guerra e contro le armi, promotrice di politiche concrete di disarmo e pace».

Su questa linea arriva la proposta di Stefano Fassina: «la prima azione concreta che la sindaca Raggi dovrebbe fare, come ho sottolineato nel mio intervento per illustrare la mozione, è la convocazione in forma ufficiale dei sindaci delle altre città che hanno approvato una mozione analoga, a cominciare dalla sindaca di Assisi, invitare all’incontro i vertici italiani delle religioni presenti nel nostro Paese e i presidenti di Camera e Senato. Da tale incontro, dovrebbe uscire un chiaro messaggio al Parlamento e al Governo per applicare la legge, sospendere la produzione di armi e finanziare la riconversione delle industrie belliche per salvare il lavoro e coniugare pace, ambiente e sviluppo integrale».

 

 

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